“Sport e comunicazione: raccontare lo sport nell’era dei social media” a Sherwood 2017

15 / 6 / 2017

Report multimediale del dibattito “Sport e comunicazione: raccontare lo sport nell’era dei social media”, tenutosi martedì 13 giugno all'interno della Free Sport Area a Sherwood ed organizzato dalla Polisportiva San Precario.

Da quando la tecnologia ha modificato l’informazione, lo sport e la sua narrazione sono stati investiti da un cambiamento radicale di approccio e di contenuti. Una rivoluzione che ha agito a tutti i livelli, dal mainstream alla comunicazione indipendente, e che ha interessato qualsiasi ambito e settore sportivo. Gianluca Pizzotti, redattore di Sherwood.it ed attivista della Polisportiva Sanprecario di Padova, ha indirizzato la discussione su “Sport e comunicazione: raccontare lo sport nell’era dei social media” innanzitutto indagando sulle modalità attraverso le quali è possibile ridare dignità culturale e politica alla dimensione sportiva, superando quella tipologia di “discussione da bar” che da sempre si è impossessata dello sport e che si riproduce anche nell’era della piena rivoluzione informatica. Sono stati tanti i temi che hanno caratterizzato il dibattito, dalla creazione di un nuovo lessico legato allo sport indipendente alle problematiche reali che riguardano il modo di fare e percepire lo sport nella società contemporanea.

Daniele, di Calcio Romantico, un blog nato nel 2011 proprio come reazione «alla visione del calcio come sport seguìto da persone traviate dalla superficialità dell’informazione sportiva mainstream e passive fruitrici di un fenomeno enorme ed estremamente complesso»  ha spiegato perché la loro esperienza si è forgiata attorno all’aggettivo “romantico”. «Romantico non è nostalgia acritica, che rimpiange un calcio ed un epoca passata. Per non essere confusi con questo filone di nostalgia a tutti i costi abbiamo aggiunto il termine “poco” nel nostro libro (Urbone, 2016 ndr), per far capire che quel tipo di narrazione nostalgica non è quello che ci appartiene». Daniele fa una citazione di Vittorio Pozzo risalente al 1949: «era tutto bello quello che c’era prima anche se non lo era». Federico, co-autore del blog e del libro, approfondisce la questione: «noi partiamo dal presupposto che il calcio, in quanto fenomeno culturale, sociale e politico, è inserito in una società che lo produce e lo riproduce. Abbiamo sostituito la mitopoiesi con la ricerca, che contestualizzi il fatto sportivo».

Stefano, di Cronache di spogliatoio, un blog che affronta le storie umane ed i momenti di vita vissuta nel mondo del calcio, mette a tema la necessità di cambiare la filosofia che sta dietro alla narrazione sportiva mainstream.  Per questa ragione l’utilizzo dei social da parte di molti blog sportivi indipendenti cerca di andare in questa direzione: «per combattere il nemico lo facciamo utilizzando i suoi strumenti». Cronache di spogliatoio cerca di dare voce al calcio minore, ai problemi delle società sportive, ai grandi e piccoli drammi dei ragazzi che approcciano il mondo del calcio con un carico enorme di sogni e desideri. «Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere e dare voce a quelli che fanno calcio oltre gli interessi economici», dice Stefano, con una particolare attenzione a quel calcio giovanile, soprattutto dilettantistico, che rappresenta sempre più terreno di conquista per gli squali del calcio business. Questo accade anche perché i ragazzi crescono con la smania di “fare carriera”, proprio assumendo in maniera acritica la narrazione dominante che viene fatta del calcio d’èlite.  

In una fase di scarsi contenuti sportivi da raccontare, un tema su cui tutti gli ospiti si sono espressi è quello della costruzione ad hoc di “favole sportive”. La smania dello storytelling, che nello sport è più evidente che in altri ambiti, produce vere e proprie distorsioni della realtà, com’è accaduto con il caso della RasenBallsport Leipzig. La squadra creata dalla multinazionale austriaca Red Bull una decina d’anni fa, è riuscita nella “impresa” di conquistare il secondo posto nel campionato tedesco, ed il conseguente accesso diretto alla fase a gironi di Champion League. Impresa che è stata raccontata come “favola sportiva”, senza tener conto delle grandi operazioni finanziarie che stanno dietro al club sassone. Lo stesso discorso vale per il Leicester di Claudio Ranieri, che ha conquistato la Premier League nel 2015-16, appassionando tutti gli sportivi del mondo; in pochi hanno raccontato che la squadra inglese è al 24° posto al mondo in termini di movimenti economici ed ha un fatturato simile a quello della Juventus.

Alcuni blog indipendenti sono legati ad esperienze di attivismo politico. È il caso di Giuseppe, di Sport Popolare, la cui attività è finalizzata a valorizzare i fenomeni di sport partiti dal basso che agiscono per sconfessare le pratiche legate al mercato. «Anche il calcio sta vivendo una progressiva esclusione di ceti popolari, e le esperienze di sport popolare si affermano come vere e proprie pratiche di resistenza dal basso». Lo spazio virtuale e la comunicazione devono essere usati per costruire network e punti reali di incontro tra tutte le realtà che agiscono in questa dimensione. Il diritto allo sport si lega al diritto all’abitare, alla salute ed in generale alle riappropriazione dei diritti sociali, perché lo sport rappresenta una cartina di tornasole dei rapporti di classe. Per questa ragione una narrazione sportiva differente può realmente unire istanze sportive ed istanze sociali.

Anche Sport alla rovescia nasce per la necessità di dare spazio ad una serie di vertenze politiche legate allo sport, in particolare quello popolare ed antirazzista, e le campagne ad esse legate (l’ultima è quella di We Want to Play, che mira a dare la possibilità ai rifugiati di essere cartellinati in squadre che fanno campionati FIGC). Per Luca esiste l’esigenza, da parte di persone che fanno attivismo in ambito sportivo, di raccontare lo sport e di mettere alla luce gli elementi di contrasto che riguardano questo settore e non solo.  Un’esigenza che è divenuta più pressante dopo Calciopoli, quando esplode il fenomeno del calcio popolare, ed in generale dello sport popolare, come alternativa concreta ad un mondo sempre più marcio. Lo specchio del calcio moderno e della sua insostenibilità è rappresentato dall’ultima  asta per i diritti televisivi , che è andata deserta. «Raccontare lo sport popolare diventa ancora più importante oggi, perché la nostra pratica quotidiana ci dice che ha un’influenza vera sullo sport mainstream, proprio  perché si basa sulla cooperazione, sulla solidarietà e sui valori reali dello sport». Una delle questioni più urgenti da affrontare è, ad esempio, quella del  dilettantismo nello sport femminile, che rappresenta una delle più grandi discriminazioni esistenti, nel mondo sportivo e non solo.

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