Venezia - Dal 6 febbraio...Impara l’Arabo con Ahmad!

6 / 2 / 2017

Sono passati quasi tre anni da quando il collettivo universitario Li.S.C ha liberato il giardino di Ca Bembo, fermando di fatto il tentativo di svendita messo in atto da Ca Foscari che aveva scelto di svendere tre delle sue più importanti sedi universitarie. 

Cambiano i magnifici rettori ma la storia è sempre la stessa: l'università continua a comportarsi come un'azienda a discapito dell'offerta formativa.

Per esempio, le cosiddette "esercitazioni di lingua", tenute dai già precari e poco tutelati Collaboratori ed Esperti Linguistici, sono ora limitate a tre ore di lezione di lingua settimanali e il servizio di Tutorato linguistico, per alcuni corsi, è stato tagliato.

Ca' Foscari dovrebbe riuscire a far fronte a queste esigenze e investire maggiormente nella didattica e nei servizi di base rivolti agli studenti, tutelando e riconoscendo a tutti gli effetti il lavoro e l'importanza dei CEL, ovvero di chi ci insegna ad avere padronanza della nostra lingua di studio. Questi vivono invece una situazione di disagio da ormai trent'anni a livello nazionale, non vedendo riconosciuta la loro funzione didattica di insegnanti universitari di lingua straniera.

Dal 1 maggio 2014 a oggi, grazie anche al supporto di chi ha deciso di camminare con noi, il giardino liberato di Ca Bembo è diventato un punto di riferimento cittadino e un luogo ricco di stimoli e creatività.

Non c’è da stupirsi: siamo sempre stati consci delle potenzialità non solo dello spazio esterno, ma anche dell’ex casetta del custode, oggi diventata vera e propria officina di idee. 

Negli ultimi mesi, la nostra attenzione è ricaduta proprio sullo spazio interno, rivalorizzato attraverso i diversi progetti avviati. 

Tra i più recenti menzioniamo lo studio di registrazione Caigo Recordz, portato avanti da artisti e tecnici del suono che mettono a disposizione le loro competenze, e la neo inaugurata aula studio, interamente costruita con materiali recuperati dal padiglione austraico della Biennale grazie alla collaborazione con i professionisti dell’eco edilizia di Rebiennale. 

Ed è proprio nella casetta dell’ex custode, in questo luogo che l’università vorrebbe ancora trasformare in cantiere per eventuali bonifiche, che intendiamo lanciare il nuovo corso di arabo con l’insegnante di lingua Ahmad ElHajj.

Lunedì 6 febbraio, infatti, presenteremo quello che si configura come una vera e propria immersione in una lingua e in un mondo non poi così lontani e lo faremo grazie alle competenze di un insegnante che ha deciso di rimettersi in gioco nonostante il suo difficile trascorso. 

Ahmad ElHajj è arrivato in Italia da Yarmouk, quartiere di Damasco dove confluirono i palestinesi del 48, tristemente noto per le tragiche vicende che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni.

Giornalista freelance e scrittore, negli anni in Siria si è occupato della formazione di studenti e studentesse di diverse università, curando in particolare il loro aspetto linguistico.

Tuttavia, l’inizio della guerra ha coinciso con la fine della sua quotidianità e di quella della sua famiglia. La storia di Ahmad è comune a quella di migliaia e migliaia di rifugiati che scappano da condizioni critiche e da guerre e che hanno diritto a una vita e un futuro dignitosi, anche lontano da quella casa distrutta da continui bombardamenti. Abbiamo visto cosa significa perdere tutto. L’abbiamo toccato con mano quando siamo andati a Idomeni, a Calais o qui, dietro casa, a Cona. Abbiamo incontrato volti di uomini e donne che nascondevano storie di vite spezzate a cui, nel nostro piccolo e nel nostro territorio, abbiamo cercato di dar voce. E in tutto ciò abbiamo visto una Venezia che accoglie, disposta ad ascoltare e aiutare, una città che in poche ore è riuscita a mettere in moto meccanismi di solidarietà che hanno lasciato tutti e tutte senza parole ma con tanta speranza. 

Venezia deve essere altro rispetto alla triste e tragica fotografia delle ultime settimane, quella che la ritrae immobile e apatica di fronte a chi annega in un canale.

E’ il suo stesso passato a parlarci di scambi millenari e incroci di civiltà che hanno fatto della città lagunare un luogo in cui la vera bellezza è rappresentata dalla diversità di chi la vive e dalle sue mille sfaccettature.  Per questo, anche e soprattutto oggi, deve conservare la sua vera essenza e deve resistere alle ondate xenofobe che periodicamente ritornano. Venezia. Al Bunduqiyya. L’unica città europea il cui nome proprio è tradotto in arabo.

Di questa città dobbiamo parlare, di quella libera e solidale, accogliente e meticcia. 

Proprio su queste basi e forti delle esperienze precedenti, intendiamo sviluppare il corso di arabo nella casetta di Ca Bembo Liberata: un corso che in pochissimo tempo ha già raggiunto un elevato numero di iscritti, articolato su due livelli, uno base il lunedì  (19-20.30) e uno intermedio il mercoledì (19-20.30), il quale non mirerà solo a fornire semplici nozioni linguistiche, ma vorrà favorire lo scambio, la condivisione, l’arricchimento reciproco e il confronto. 

Non a caso si svolgerà in uno spazio sottratto all’abbandono e a logiche speculative e trasformato in un luogo di costruzione e condivisione di idee e saperi.  

Non ci resta che aspettarvi da lunedì 6 febbraio nel giardino liberato di Ca Bembo!

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