
I comitati: «Il ministro ci ha detto che vuole aspettare il referendum»
di G. M. Mancassola
«Parisi non ha fretta, vuole un segnale dalla città, intende assistere a come finirà la procedura del referendum». Manca una manciata di minuti alle 21 quando l’ingegner Eugenio Vivian esce da palazzo Baracchini, la sede del ministero della Difesa in via XX Settembre a Roma.
L’incontro con i rappresentanti dei comitati e dell’assemblea permanente contro la nuova base americana al Dal Molin era stato fissato appena 24 ore prima dalla segreteria del ministro Arturo Parisi. Un tentativo, riuscito, di barattare la temuta protesta a base di pentole e coperchi sotto le finestre del ministero con il faccia a faccia con una delegazione di cittadini. Fissato l’incontro, è saltato il treno speciale che avrebbe dovuto portare nella capitale oltre un centinaio di rumorosi manifestanti, che inevitabilmente avrebbero attirato l’attenzione di mass media e politici. Così, ieri alle 13 si sono messi in viaggio da Vicenza i sei componenti della delegazione dei comitati: oltre a Vivian, c’erano Olol Jackson, Francesco Pavin, Germano Raniero, Cinzia Bottene e Patrizia Balbo.
L’incontro è durato 1 ora e 55 minuti, molto più dei precedenti faccia a faccia che il ministro aveva avuto con il sindaco di Vicenza Enrico Hüllweck e con il sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro. Durante la riunione sono state sviscerate molte delle problematiche connesse con il progetto degli americani, sia sotto il profilo tecnico che sotto il profilo politico.
«Parisi si è rivelato una persona molto concreta e ha dimostrato di conoscere molto bene la questione - riferisce Vivian -. Devo dire che nessuno a Vicenza ci ha trattato come lui». L’attenzione è stata focalizzata sull’attuale progetto, senza dilungarsi sulle ipotesi alternative: «Il ministro ha ribadito che la partita è totalmente aperta. Il Governo non ha assunto alcuna decisione, non ha firmato alcun accordo. Le azioni degli americani, come la pubblicazione del bando, non interessano al momento il nostro Paese».
Uno dei tasti ripetutamente suonati durante la riunione è stato quello delle decisioni: «Quando si esprimerà, il Governo lo farà collegialmente, con un atto espressione di tutte le forze politiche che lo compongono - racconta ancora Vivian -. Parisi non ha posti limiti temporali, anche se ha fatto capire che prima o poi una risposta la deve dare. Non ha nascosto che un eventuale Sì creerebbe forti problemi nella sua maggioranza, dove sono presenti molte voci contrarie al progetto di ampliamento della Ederle, ma dove c’è anche chi è favorevole all’operazione».
E proprio perché Parisi non sembra avere molta fretta, nel borsino del Dal Molin salgono le quotazioni del referendum popolare: «Si aspetta un segnale dalla città - spiega il consulente del coordinamento dei comitati del No - vorrebbe che venissero sentiti i cittadini e per questa ragione si dice intenzionato ad attendere di vedere come finirà la procedura avviata per indire un referendum consultivo. Il ministro ha osservato come finora la città si sia mostrata agguerrita: quando scendono in piazza le mamme, vuole dire che il problema è davvero sentito».
Sull’incontro, in serata il ministero ha emesso un comunicato sull’incontro: «I membri del comitato - vi si legge - hanno espresso, a nome dei cittadini rappresentati, preoccupazioni circa l’inquinamento acustico ed ambientale, la sicurezza, la mobilità, le infrastrutture e i servizi, e quindi contrarietà alla realizzazione del progetto».
Il ministro Parisi, prosegue il comunicato, «di fronte alle istanze rappresentate, ha ribadito che l’istruttoria non è conclusa, confermando la linea di condotta del Governo». Il ministro ha quindi «ripetuto che, a causa del significativo accrescimento della dimensione del nuovo insediamento militare Usa, ed in considerazione delle possibili conseguenze derivanti dall’impatto sul territorio coinvolto, il Governo assumerà la decisione a partire dagli orientamenti espressi dalla comunità locale nelle sedi e attraverso gli strumenti istituzionali previsti dall’autonomia comunale». A questo proposito, conclude la nota della Difesa, «la delegazione ha illustrato al ministro l’iniziativa proposta a livello locale, diretta a promuovere un referendum consultivo che consenta ai cittadini di Vicenza di esprimere la loro opinione in ordine al progetto di ampliamento della base».