Patagonia - La terra di nuovo ai Mapuche
Venerdì 16 febbraio 2007
Ai fratelli e alle sorelle, agli uomini e donne di buona volontà, alle organizzazioni di diritti umani, ai governi nazionali e provinciali, a chi riceverà questa dichiarazione in qualunque parte del mondo:
Le montagne di Leleque, il fiume Chubut, il vento perpetuo di questo angolo di Wallmapu, territorio ancestrale Mapuche, sono testimoni del nostro ritorno a questa piccola porzione di Mapu, terra, alla quale non abbiamo mai rinunciato, e che sempre ricordiamo.
Santa Rosa risveglia in tutti noi, che apparteniamo a diverse comunità mapuche, il desiderio di ricerca della verità storica.
Santa Rosa ha assistito a decenni di spoliazioni, di violenza, di intolleranza, di usurpazioni, di scomparse e di morte.
Gli antichi uomini e donne che hanno camminato liberamente su questa terra oggi giacciono in vetrine di musei, i loro strumenti sacri sono pezzi qualsiasi esposti in mostre, messi a tacere dalla violenza, oggi sono trofei di una cultura che distrugge il diverso: le idee diverse, le filosofie, le spiritualità, le ideologie, i popoli diversi.
Tuttavia, i passi di questi antenati sono orme ispiratrici. Siamo le conseguenze di quelle orme.
Continuiamo a essere mapuche e abbiamo la responsabilità e la necessità di rivelare la verità storica.
Nel 2002 una famiglia mapuche ha cercato di realizzare un suo sogno in queste terre. Ma non è stato possibile. Il mostro della repressione ha immediatamente mostrato le sue fauci. Nonostante tutto hanno continuato a sognare, fino a che quel sogno si è fatto collettivo e oggi ritorniamo in questa terra per darci un’opportunità di vita comunitaria.
A 90 km da Esquel, a 70 Km. da El Bolsón, la route 40 diventa come un confine tra due logiche: la logica comunitaria, dove una comunità mapuche con varie famiglie vive con 534 ettari di terra, e la logica di un impresario solo, Benetton, che neanche vive lì, ma si arroga il diritto di governare su 900000 ettari di terra.
Da quando il nostro popolo è stato usurpato delle sue terre, i proprietari terrieri hanno goduto dell’impunità, della protezione dei loro beni, della loro proprietà privata...la neve può essere proprietà privata??
il vento può essere proprietà privata?
il fiume può essere proprietà privata?
Intanto il nostro popolo veniva perseguitato, sgomberato e assassinato nei quartieri più poveri delle città. Da chi dipende il vivere in pace?
La democrazia esiste per i mapuche?
Verranno aperte inchieste per far emergere la verità storica?
La legislazione dello stato argentino riconoscerà come un crimine imprescrivibile di lesa umanità le sofferenze del nostro popolo?
Ultimamente e spesso si parla di diritti umani: sarà che noi mapuche non siamo considerati umani?e la costituzione, i convegni internazionali, i trattati per la pace, sono solo parole vuote?
Per questo a partire da oggi, 14 febbraio, a Santa Rosa siamo tornati ad essere quello che siamo: Mapuche, gente della terra.
Con questo gesto vogliamo dimostrare che tutti abbiamo il diritto di disegnare il nostro proprio futuro, che la nostra azione può servire come fonte di ispirazione, come apporto, come spazio aperto di partecipazione per chi valorizza la diversità culturale.
Oggi noi, sempre messi a tacere, parliamo ai sordi ipocriti che hanno governato questo paese.
Fratelli, sorelle, compagni, amici: questo è il momento esatto di riscrivere la nostra storia. Convochiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a solidarizzarsi, ad accompagnarci, dipende da tutti che la terra sia un luogo più respirabile.
Per la verità storica.
Per il territorio, la cultura, la giustizia e la libertà!
Marici Weu!
Marici Weu! Marici Weu! Marici Weu!
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