Ungdomshuset e le tre ascisse

di Marcello Tarì, Uninomade

Mercoledì 7 marzo 2007
-  [ eng ] | [ esp ]

Preparate dei piani. Tenetevi pronti.”
(dal comunicato del centro sociale Ungdomshuset del 27 febbraio 2007)

Solo poco tempo fa, osservando dal di dentro i conflitti europei, abbiamo sostenuto su Claims che le nuove lotte globali, i nuovi antagonismi locali, la nuova resistenza metropolitana, avessero conquistato un piano di consistenza che ha delle precise caratteristiche le quali si presentano oramai come costanti, pur nella differenza che ogni evento porta con sé. Il piano di consistenza delle lotte si mostra come un diagramma sovversivo che viene attraversato da tre ascisse che ne determinano la loro forma e il loro senso, l’essere singolari e comuni allo stesso tempo.
La resistenza del centro sociale Ungdomshuset a Copenaghen, nel cuore della vecchia Europa, ci conferma queste caratteristiche e anzi le rilancia costruendo e qualificando un ulteriore piano delle lotte, il quale segna con forza il ragionamento collettivo sui beni comuni e sullo spazio metropolitano, tramite il protagonismo di un giovane proletariato postfordista, intelligente quanto è autonomo, creativo quanto è sovversivo.
Le tre ascisse sono innanzitutto tre linee di soggettivazione e quindi - solo dopo - una indicazione del terreno sul quale oggi si costruiscono le nuove macchine dell’organizzazione del conflitto sociale.
La prima ascissa è quella che segnala le lotte attuali come frutto di movimenti moltitudinari, ovvero lotte espresse da un insieme di differenze irriducibili e irrapresentabili con i vecchi arnesi della politica moderna: quale partito o sindacato potrebbe mai “rappresentare” la rivolta dei fratelli e delle sorelle dell’Ungdomshuset? Ma anche: quale “rappresentanza di movimento” potrebbe mai esprimere la ricchezza delle singolarità che formano quell’eccedenza che ha riempito le strade di Copenaghen, mostrando un’intelligenza e una forza della resistenza che è tale proprio in quanto procede da una moltitudine di corpi singolari e bellissimi?
Siamo finalmente arrivati a quel punto di rottura per cui sia l’una che l’altra devono farsi da parte, perché l’esodo è in corso... e i fuochi di Copenaghen, come già quelli delle banlieues francesi, i rulli di tamburo della Val di Susa e il ruggito di Vicenza sono qui a segnare la strada... Le lotte moltitudinarie sono enigmi irrisolvibili per la rappresentanza ma, allo stesso tempo, disegni semplici da decifrare per tutti coloro che, come scrive oggi Marco Revelli – ed era ora che se ne accorgessero! - , ragionano, vivono e lottano con un altra logica, un altro sistema di riferimenti che serve a decostruire ogni sistema, cioè con una una potenza che è sabotaggio attivo di ogni potere.
La seconda ascissa si disegna nella metropoli europea in quanto cooperazione nelle e tra le lotte, poiché anche nel caso di Copenaghen appare evidente che è un intreccio virtuoso delle differenze, prima cittadino e poi europeo, che anima l’intera lotta e la fa vincere. È infatti altrettanto evidente che se hanno pur potuto abbattere le mura dell’Ungdomshuset, l’Ungdomshuset vince! E vince precisamente esaltando la propria soggettività attraverso le relazioni biopolitiche che ha piantato in Copenaghen e nell’immaginazione vivente dell’Europa intera... Tutti e tutte hanno percepito il centro sociale come bene comune, come affermazione di alterità e di resistenza al vento distruttivo del liberismo. Perciò tutte e tutti sono scesi in strada e hanno costruito barricate. La socialdemocrazia europea è morta, l’autonomia è viva!
La terza ascissa è l’aspetto insorgente con il quale le lotte, una volta raggiunta la potenza massima, si esprimono. Come dicono i compagni danesi “questo è solo l’inizio”, ma ogni inizio in realtà rivela una storia e un’accumulazione di esperienza le quali esplodono quando il biopotere attacca il comune, cioè la vita stessa. È in quel momento che l’insurrezione si legittima. Quando la vita stessa diventa fuoco, pietra e barricata essa rivendica la propria dignità, costruisce altro diritto, altra società. Il comune non è altro che questa intrecciarsi produttivo delle vite nell’affermazione del diritto di tutti alla felicità.
Grazie ai ragazzi e alle ragazze di Ungdomshuset, ancora una volta, sentiamo quel calore che ti affratella, il sapore del comune, la forza dell’autonomia, la dignità della resistenza.
Ungdomshuset è ovunque c’è quel calore, quella forza e quella resistenza.
Quello e solo quello è il cuore dell’Europa.