fonte: Il Giornale di Vicenza 09.03.07

Dal Molin, è caos in Consiglio seduta sospesa tra cori e fischi

Vicenza - Venerdì 9 marzo 2007

Donne anti-base Usa a soffiare nei fischietti e a far girare le “ràcole” rumorose in Piazza, ma la bagarre vera – ieri sera per l’8 Marzo delle anti-Dal Molin con mimosa e della contemporanea riunione in consiglio comunale – è stata di sopra, in sala Bernarda. Una mezz’ora di straordinaria commedia delle parti, stavolta con il copione dettato dal fronte del Sì.
Con il futuro candidato di Forza Italia alle elezioni provinciali, Roberto Cattaneo dipendente della Ederle, è arrivata in Comune una ventina di colleghi: in mano, ben esposti, i cartelli con la figura dello Zio Sam a-stelle-e-strisce che invita Vicenza a considerare le opportunità economiche e sociali del futuro insediamento. Ma soprattutto sono arrivati i giovani iscritti di Forza Italia, condotti dal consigliere provinciale arzignanese Andrea Pellizzari e dalla consigliera circoscrizionale vicentina Marta Pizzolato, armati di striscioni del partito con sopra “Forza sindaco”, “Forza Enrico”, “Forza Hüllweck”. E vestiti tutti con una felpa azzurra marchiata “Italia, forza.”. La stessa indossata anche dalla quindicina di consiglieri e assessori forzisti.
Unico di FI ad astenersi dalla felpa, il sindaco, peraltro rigorosamente con indosso camicia e cravatta in tinta.
È stato un inedito assoluto, questo di un partito in divisa, e ha fatto correre le ironie: altro che i fazzolettini in verde padano dei leghisti, altro che i fazzolettoni rossi di antica memoria comunista, l’ultima “Bernarda” in divisa era… nera, settant’anni fa. Forza Italia si è difesa a colpi di lessico: «Qui sopra c’è scritto: “Italia, forza”. Non è il nome di un partito…». Commento battutistico dai Ds: «Okay, noi metteremo una maglia con stampato “Sinistra, democratici di”…».
Provocazioni a parte, la tensione si è alzata a proposito degli striscioni di Forza Italia - finora non erano mai stati ammessi i simboli di partito - e dell’accesso al Consiglio. Tutto il Sì era su in Comune, mentre dabbasso l’accesso dal Corso era sbarrato per questioni di sicurezza, salvo per i pro-base: «Lei è del Comitato del Sì? Può salire…».
Giancarlo Albera, leader del Comitato-anti, passava da un consigliere all’altro accusando: «Questa è discriminazione, se va avanti così chiederanno la tessera di partito per lasciar entrare in Consiglio». Le donne del No, intanto, facevano “tappo” davanti all’ingresso (bloccato da vigili e poliziotti) dalla Piazza verso la Loggia Bernarda, battagliando con vano piglio da trincea: «Di qui non ci fanno passare!». Un quadretto già visto e che chissà quante altre volte si vedrà, colorato di istituzionali prudenze in nome della sicurezza e di durezze polemiche.
Chi regola l’accesso alla sala consiliare?
Sull’interrogativo si sono scontrati i pareri di destre e sinistre, con il rifondatore Emilio Franzina inviperito a gran voce contro il presidente aennista Sante Sarracco (che ricambiava alla grande le urla del “prof” del Prc in uscita dall’aula per protesta) e con l’ex-leghista Franca Equizi coinvolta in un episodio potenzialmente grave, anche questo inedito in Comune.
La consigliera si è sentita apostrofare come “p……” da un membro del Comitato del Sì che portava la bandiera statunitense con aquiletta sull’asta e ha chiesto al presidente Sarracco l’identificazione dell’ospite malamente loquace. L’uomo è uscito accompagnato dal comandante dei vigili Cristiano Rosini e si è giustificato così: quel “p……” era riferito a tutti quanti, non a un’unica consigliera. Quest’ultima gli ha promesso querela per diffamazione. Il vicesindaco aennista Valerio Sorrentino – ormai storico avversario dell’Equizi - l’ha immediatamente tranquillizzato con la promessa di una difesa legale gratuita in Tribunale.
Quando il caos stava diventando totale – dopo che il presidente consiliare Sarracco aveva inutilmente chiesto al Comitato del No di mandare su dalla Piazza una ventina di persone, per pareggiare la precedente presenza delle “felpe azzurre” del Comitato del Sì – la riunione è stata sospesa per mezz’ora. E poi, per un’altra mezz’ora, lo spazio del pubblico è stato vietato a tutti. L’hanno deciso – con voto a maggioranza e non all’unanimità – i capigruppo dei partiti: un’altra brutta situazione che, alla fine, si è risolta da sola.
Dopo la dimostrazione di presenza e vitalità - e dopo aver ricevuto l’appoggio tramite felpa da Forza Italia – il Comitato del Sì aveva levato tranquillamente le tende. E le Donne del No, dopo aver proseguito sotto le finestre palladiane i coretti anti-sindaco e le bordate di sibili disturbatori, quando si sono aperti i cancelli per salire in Consiglio hanno avviato - ormai su scala ridotta essendo arrivata l’ora di cena - il promesso corteo attraverso il centro storico.
(Antonio Trentin)


Polemica alla manifestazione dell’8 marzo
Comune chiuso ma i giovani di FI sono già dentro «Noi discriminate, faremo un esposto al prefetto»

Uno schiaffo in faccia, nel “loro” giorno di festa. Così si sono sentite le donne del comitato del no al Dal Molin che ieri si erano date appuntamento alla vigilia del consiglio comunale per protestare contro il raddoppio della base. Avevano scelto una data simbolica, quella dell’8 marzo, per una manifestazione tutta al femminile, fatta di canzoni dai testi ironici, fischietti e “racole”, striscioni con messaggi pacifisti e qualche sfottò canoro.
Doveva esserci anche un corteo con tappe a piazza Garibaldi, Duomo, Castello e Matteotti condite da una serie di animazioni con tematica incentrata sulla corrispondenza donna-madre terra. Il “tour” è iniziato alle 20 e si è concluso molto rapidamente con stralci al programma per il ritardo accumulato durante la manifestazione.
Le donne, più di 500 nel momento di massima affluenza, si sono riunite intorno alle 17 e hanno trovato chiusi i cancelli della Loggia del Capitaniato, che dà accesso alla sala consiliare.
Erano passate da poco le 17,30 quando si è diffusa la notizia che al piano di sopra erano già pronti i giovani di Forza Italia assieme ad alcuni rappresentanti del sì alla base ai quali era stato evidentemente concesso di entrare da un ingresso laterale.
La “soffiata” è arrivata direttamente da Giancarlo Albera, del comitato del no, che, subodorando qualche stranezza, era riuscito ad intrufolarsi con una scusa a palazzo Trissino assieme ad un iscritto di Legambiente, Paolo Cattaneo (da non confondere con Roberto Cattaneo esponente del comitato del sì). «Ho visto che erano già pronti i rappresentanti del sì e i giovani di Forza Italia - racconta Albera - e mi sono stupito, non mi sembrava giusto, dovevano fare la fila anche loro come le donne che erano al piano di sotto».
«Penso che fosse un diritto dei giovani di Forza Italia e del comitato del sì manifestare la propria opinione, così com’è diritto del comitato del no manifestare la sua» ha invece commentato Roberto Cattaneo, portavoce del comitato pro Dal Molin.
In piazza alcune donne avevano preparato costumi marroni e una maschera bianca, il travestimento da “madre terra” che racchiudeva in sè anche il concetto femminile della fertilità. Poco prima delle 18 è sceso il consigliere Emilio Franzina e ha raccontato alla folla la bagarre scoppiata in seguito al “caso” dei giovani forzisti già presenti in aula (che lui ha chiamato “i puffi” per via della felpa azzurra esibita in consiglio). Ha espresso il proprio dissenso per la discriminazione nei confronti dei rappresentanti del comitato del no sostenuti - riferisce - anche da Manuela Dal Lago che nel suo intervento, pur ribadendo il sì alla base, ha contestato però l’irregolarità dell’aver privilegiato una parte rispetto ad un’altra.
Poco dopo le 18 il capo di gabinetto della questura, Davide De Leo, ha parlato con i rappresentanti del corteo per dire loro che potevano scegliere 20 persone da mandare in sala Bernarda. Ma niente da fare, le donne del presidio non ne hanno voluto sapere, sentendosi prese in giro e ingannate. Pochi minuti prima delle 19, dopo altri rifiuti a formare una propria delegazione, Cinzia Bottene, inviperita, minaccia di inviare un esposto a prefetto e magistratura per denunciare la discriminazione subita dalla sua parte, intenzione ribadita in un comunicato ufficiale pubblicato in serata. La folla a questo punto ha cominciato a chierere ai rappresentanti dell’opposizione di scendere in piazza. Alcuni consiglieri rispondono una decina di minuti dopo le 19 tra questi Emilio Franzina, Valentina Dovigo, Giovanni Rolando, Ciro Asproso e Franca Equizzi. Alcuni parlano al microfono ribadendo l’importanza della lotta di piazza ma anche di quella a livello istituzionale che impone loro di partecipare ai lavori del consiglio. Poi la manifestazione si scioglie piano piano senza incidenti o momenti di tensione.
La serata di protesta al femminile si è conclusa poi alla caserma Ederle, dove un gruppo di donne di S. Pio X del comitato del no ha consegnato una lettera indirizzata alle donne americane regalando loro pure una pianta di mimosa alta più di un metro e mezzo.
(Federico Ballardin)