
Denunciati per manifestazione non autorizzata. È lo strascico dell’ultima seduta di consiglio comunale, caratterizzata da toni accesi dentro, ma soprattutto fuori da Palazzo Garbin, quando il comitato scledense anti-Dal Molin si è presentato senza permesso con cartelli e striscioni.
Davanti al Municipio, venti ragazzi sono stati bloccati e identificati dai carabinieri prima di poter accedere alla sala consiliare. E ora quei nomi sono stati segnalati alla magistratura, come appunto previsto in caso di manifestazione non autorizzata dalla questura.
A scaldare gli animi la proposta di ordine del giorno del consigliere di Forza Italia Marco Tolettini, che invitava a sostenere in maniera decisa la scelta del Governo di ampliare la base militare americana di Vicenza. Una mozione respinta, ma comunque destinata a non passare sotto silenzio, che ha avuto l’effetto di spaccare la maggioranza - Ds e Margherita in silenzio, Verdi al contrattacco - oltre a quello di provocare l’intervento dei comitati contro il Dal Molin, la cui presenza nel corso del dibattito ha pure dato vita ad un piccolo giallo sul fatto che fosse stato effettivamente rispettato il Regolamento del consiglio comunale, lasciandoli in aula nonostante la protesta “silenziosa”.
In concomitanza all’intervento di Tolettini i manifestanti hanno infatti alzato gli striscioni, indirizzati tanto alla maggioranza che all’opposizione, ma subito richiamati dalla presidente del Consiglio Antonietta Martino. Al terzo invito non ascoltato, la presidente stessa ha optato per la prosecuzione dei lavori, non senza qualche perplessità tra i banchi, nell’ipotesi che si dovesse invece sospendere la seduta finché i cartelli non fossero stati abbassati o i manifestanti allontanati dalla Polizia locale.
La decisione spetta invece alla sola presidente, che ha facoltà di chiedere o meno l’intervento delle forze dell’ordine, salvo ovviamente situazione particolarmente gravi o pericolose che vanno oltre le sue competenze. Il gruppo è rimasto invece seduto e in silenzio, affidando la protesta agli slogan riportati per iscritto.
«Ho chiesto ripetutamente di metter via gli striscioni - ribadisce Antonietta Martino - scegliendo infine di ignorarli perché non ritenevo che vi fossero gli estremi per chiedere alla polizia di intervenire in altro modo, facendo allontanare il gruppetto di giovani».
(e. m.)