Sudan - La diga da incubo

Venerdì 16 marzo 2007

La Cina - e con essa le sue imprese - compie un altro passo in avanti all’interno dello "scacchiere internazionale". Stiamo parlando della costruzione, da parte deil consorzio cinese CCMD, della diga Meroe ad Argu in Sudan. Questa regione del nord Sudan è un pezzo della loro Africa, fatta di buoni affari e infiltrazione politica: armi, petrolio e appalti, così dunque, hanno trasformato il Sudan fondamentalista nel grande alleato.

I cinesi costruiranno Meroe per Al Bashir, l’ex amico di Bin Laden, il macellaio del Darfour. Ma ha il petrolio, come non perdonargli cinicamente tutto? Vivono nel loro campo strettamente sorvegliato come in una fortezza. Non hanno assunto nessun sudanese, non è il loro sistema. Tra gli operai non specializzati ci sono maliani e nigeriani, manodopera a bassissimo costo: finiti i lavori saranno rimandati nei loro paesi. Precauzioni necessarie: perché la diga qui non la amano, dicono che ruba la loro terra e il loro passato, li condanna alla povertà. Tre anni fa ci furono disordini gravi, l’esercito sparò, si contarono morti. Ma il regime di Al Bashir non ama le contestazioni. Ha combattuto per dieci anni contro i ribelli del sud per agguantare il petrolio, i suoi giannizzeri a cavallo stanno ripulendo con metodo a ovest il Darfour. Il Nord almeno deve restare tranquillo. Hanno investito quasi due miliardi di dollari a Meroe, arrivati in buona parte dai ricchi paesi del Golfo che hanno dimenticato in fretta i tempi in cui Karthoum era il burattinaio dei fondamentalismi. Sbarrando il Nilo con l’opera più grande mai concepita sul fiume dai tempi dell’epopea egiziana di Assuan vogliono il doppio dell’energia elettrica di cui dispongono.

Nessuno deve mettere impacci al progetto di plasmare una regione intera, di tagliare trasformare costringere il fiume a seguire docile la volontà umana. Perché l’orografia sarà ridisegnata brutalmente, la quarta cataratta, la più spettacolare delle sei del Nilo, sparirà. I rassicuranti studi sull’impatto ecologico, secondo molti analisti indipendenti non sono attendibili. Soprattutto, la diga costringerà 60 mila persone a lasciare le terre dove hanno sempre vissuto. Avranno nuove case «più belle delle baracche in cui vivevano»; il governo ha promesso loro «una nuova vita». Purtroppo il loro probabile destino sarà quello dei profughi, senza scuole, medici acqua elettricità, senza il limo che permetteva il lavoro di contadini, su una terra sterile.

Alla fine, nascerà un bacino che si estenderà su 175 km per quattro di larghezza che, ovviamente, andrà arimettere in gioco gli equilibri fral’Egitto e il Sudan. È l’Egitto che ha fissato le quote: 55,5 km cubi di acqua per sè e 18,5 km cubi per il Sudan. La diga di Meroe rispetta gli impegni; per di più il limo che sarà drenato non andrà a sovraccaricare il lago Nasser, assicurando vita più lunga alla diga di Assuan.
Ma hanno già calcolato che nel 2050 sulle rive del Nilo vivrà un miliardo di persone, quattro volte oggi.
Allora sarà il tempo delle guerre dell’acqua.
Il servizio di Federica Pennelli.
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