Il Delta del Niger ancora in ostaggio delle multinazionali

Venezia - Venerdì 16 marzo 2007

Sono stati liberati la scorsa notte i due tecnici italiani dell’Agip sequetsrati oltre 3 mesi fa dal Mend (movimento per l’emancipazione del Delta del Niger). Si è risolta così la questione del rapimento ma non si risolvono le questioni legate allo sfruttamento del territorio e della popolazione della Nigeria da parte delle multinazionali del petrolio. La Nigeria è il primo paese al mondo per la produzione di co2 per gas-flaring (la pratica illegale di bruiciare la fuoriuscita di gas dalle condotte di petrolio). Pratica invece ampiamente utilizzata in Nigeria con conseguenze gravissime per il territorio e la popolazione a casua della fuoriuscita di Co2.
L’Eni è uno dei maggiori responsabili di questo inquinqmento e del catastrofico impatto ambientale nei territori del Delta del Niger. Su queste reposnabilità resta inalterato il silenzio dell’italia e soprattutto dei emzzi di informazione. Sulle pieghe di questa vicenda: organi di informazioni, sfruttamento economico – disastro ecologio ambientale – il commento di Sandro Metz, consigliere regionale dei Verdi promotore e organizzatore di un viaggio in quei territori per capire e denunciare le responsabilità delle multinazionali e del’Italia nel Delta del Niger. Un viaggio che però sembra essere ostacolato.
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Il Mend minaccia di sequestrare altri tencnici delle multinazioanli del petrolio. La pratica deprecabile del rapimento viene utilizzata come rivendicazione di istanze sociali e politiche e per denunciare situazioni gravi di sfruttamento e di violazione dei deiritti. In situazioni complesse come la Nigeria o l’Afghanistan e estremamente contradditorie in cui si fa i conti ogni giorno con l’assuefazione alla morte, la pratica del rapimento impone visibilità
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