
Ancora una volta oggi, qui come dovunque, la posizione precaria e facilmente manipolabile di un lavoratore dipendente è strumentalizzata al fine di educare spietatamente tutti gli altri ai pericoli nei quali potrebbero rischiare d’incorrere quando, con coraggio e determinazione, non dovessero più accettare di subire passivamente le sempre più numerose umiliazioni che giorno dopo giorno le aziende, in accordo incondizionato con le regole del mercato neoliberista, infliggono ai propri lavoratori.
Umiliazioni che anno dopo anno s’infittiscono e s’intrecciano sempre più l’una con l’altra; umiliazioni che assumono di volta in volta sembianze diverse, da quelle di uno stipendio che non garantisce una vita dignitosa all’individuo, a quelle che non vedono più la persona come viva e pulsante di sogni e desideri, bensì solo come un banale pezzo di ricambio; passando poi per i continui tagli alla previdenza sociale che fanno ipotizzare un futuro da incubo alle nuove generazioni. Chiunque si fermi un attimo a pensare non può trovare avventato chi come noi afferma che le condizioni di lavoro stanno diventando sempre più simili alle forme di schiavitù tipiche dei popoli passati.
L’evidente smantellamento quotidiano delle ultime garanzie sociali, rende urgente un percorso ampio e condiviso di liberazione dalla precarietà, arma principe dell’attuale sistema economico; un sistema che, è utile ribadirlo, si presenta come folle e totalmente irresponsabile nei confronti dei suoi stessi partecipanti, incapace di progettare un futuro non solo sostenibile ma persino possibile; un sistema concentrato unicamente sul profitto cieco e immediato dei pochi privilegiati che l’hanno pensato e voluto. Predatori cinici e senza scrupoli, questi “signori del presente” ci chiedono semplicemente di consumare, produrre e crepare.
La tattica di M.S. Abbigliamento è fastidiosamente sospetta: i rispettabili amministratori delegati infatti non potevano certo permettersi di licenziare in tronco una giovane lavoratrice attenta come Rossella solo per una legittima attività sindacale. E così hanno pensato bene di inviarle cortesemente una innocua lettera di trasferimento verso una città vicina a Pergine, Bergamo, comoda da raggiungere per chi, giovane mamma come lei, ha da poco deciso di piantare solide radici presso il Lago di Caldonazzo, in Trentino, impegnandosi con un mutuo magari trentennale.
Ma più scandaloso e ripugnante è venire inoltre a sapere che la strategia adottata in questa triste vicenda dai responsabili del negozio M.S. Abbigliamento, non solo si presenta come subdola e sfacciatamente vile ma concentra tutta la sua brutale violenza e presunzione su di una giovane donna, fiera di essere madre e moglie a pochissimi giorni dalla festa per antonomasia dell’altra metà del cielo. La festa dell’8 marzo. Una festa enfatizzata dai signori del consumo rapido e della insoddisfazione permanente, una festa che, come ormai purtroppo quasi tutte le attività della specie umana viene anch’essa mistificata a scopi produttivi, venali, mercenari.
Che importa se ogni anno sono milioni le donne che subiscono violenza nel mondo! Che importa se la maggior parte delle morti che hanno come protagonista una donna avvengono in ambito domestico ed hanno come responsabili mariti, fidanzati, ex! Chi se ne frega! L’importante è che anche l’8 marzo serva a "far girare l’economia"!!! Che importa se la disoccupazione colpisce statisticamente in maggioranza il sesso femminile e chi se ne frega se le ricerche più attuali evidenziano le difficoltà che ancora oggi le donne incontrano nel reinserimento in ambito lavorativo in conseguenza di una gravidanza come pure la quasi totale impossibilità di assumere ruoli rilevanti all’interno del mondo del lavoro una volta deciso di farsi una famiglia, di fatto o istituzionale che sia!!
Contributo di Vesna
CSO Bruno
vedi la news: Picchettato il negozio M.S. abbigliamento