Carovana in Medio Oriente 15 marzo 2004 - Qalqilia: una prigione a cielo aperto

Padova - Lunedì 15 marzo 2004

Gerusalemme, 15 marzo 2004

Qalqilia e’ la nostra destinazione di oggi.
Percorriamo l’autostrada 6 che taglia da nord a sud tutta la Palestina. E’ un privilegio, perche’ la popolazione palestinese non lo puo’ fare e per percorrere distanze anche brevi, e’ cotretta a percorsi molto lunghi. Durante il tragitto incontriamo zone sulle quali si trovavano una cinquantina di villaggi abitati da palestinesi: tra il 1947 e il 1950 ne sono scomparsi 48. In questi anni sono stati espulsi migliaia e migliaia di abitanti che sono stati costretti a riparare in quelli che usualmente noi chiamiamo campi profughi. Oggi son piu di 3 milioni e mezzo i profughi. Di fatto sono diventati città come ad esempio Rafah che e’ il piu grande e si trova nell’estremo sud della striscia di Gaza. Qalqilia si trova nella cosidetta zona del triangolo composto anche da Taybe e Tira, ma il muro che la circonda completamente l’ha di fatto tagliata fuori da qualsiasi collegamento con questi villaggi. Fino dagli anni 70 son state confiscate terre ai palestinesi e veniva loro impedito di aquisirne altre. Qalqilia era una città molto vivace, con una fiorente attività economica. Anche per gli israeliani era vantaggioso venire qui soprattutto per l’acquisto di elettrodomestici e le riparazioni delle auto.

Dopo l’inizio della costruzione del muro, nell’estate 2002, questo centro e’ rimasto tagliato fuori da tutto. Il perimetro della città e’ completamente circondato dal muro e dalle sue torrette dove i soldati israeliani montano una guardia costante. Nel 2002 cominciano le espropriazioni per permetterne la costruzione. Piu’ di 7.000 metri quadrati vengono tolti agli agricoltori. Israele afferma di fare tutto questo per motivi di sicurezza, ma mente. Di fatto cio’ che interessa a Sharon sono le falde acquifere presenti nella zona delle quali si vuole appropriare.

L’espropriazione delle terre e la difficoltà di raggiungere la città ha fatto crollare l’economia locale. Per entrare a Qalqilia c’è un solo ingresso, nella parte est. Il resto del perimetro è circondato dal muro. Tutto!!! Questo passaggio, presidiato fino alla fine dello scorso anno da un check-point con i militari israeliani che controllavano persone e merci, e’ diventato meno retrittivo, pur mantenendo costante la presenza delle guardie, su concessione di Sharon........ Da un’altra piccola breccia nel muro e’ consentito, tre volte al giorno per soli quindici minuti, il passaggio a contadini e studenti. A fianco di Qalqilia si trova Alfemenaghe, la terza piu’ grande colonia della Cisgiordania, che ha annesso con il muro ben quattro villaggi palestinesi, e i cittadini rimasti devono chiedere i permessi per potersi muovere.

Il muro ha inoltre diviso la provincia in cinque cantoni, 5 villaggi sono rimasti al di la’ del muro e controllati dalla autorità palestinese. Per la costruzione del muro sono state demolite 17 case. La rigidità degli orari di apertura e chiusura del check-point, attivo fino al 26 dicembre 2003, ha causato eventi drammatici. 91 malati in attesa di cure hanno perso la vita, 55 madri hanno partorito proprio li’, 22 uccisioni e 425 feriti tra cui medici e staff della sanità. Dal punto di vista sociale l’isolamento dall’inizio dell’Intifada ha costretto 3.000 cittadini a lasciare la città, ha aumentato i casi di divorzio, oltre il sessanta per cento dei componenti della classe media è ridotta in miseria e vive con meno di due dollari al giorno, disperazione e di conseguenza criminalità sono in crescita. 132 famiglie hanno subito la separazione forzata dei coniugi a causa della loro differente cittadinanza. L’obiettivo di Sharon è quello di portare questa città a soli 13.000 abitanti dai 43.000 originari. Qalqilia e’ una prigione a cielo aperto.

Con la Palestina negli occhi

Carovana per i diritti in Medio Oriente

Delegazione Ass.ne Ya Basta! - Global Project