31 marzo 2007, Global Meeting - C.S.O Rivolta, Marghera

Medio Oriente: quale spazio possibile per i diritti contro l’occupazione e la guerra, l’apartheid e i fondamentalismi

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Sabato 31 marzo 2007

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Di seguito estratti del dibattito, l’audio completo di tutti gli interventi, le fotografie, i video e le presentazioni dei relatori.

Medio Oriente: quale spazio possibile per i diritti contro l’occupazione e la guerra, l’apartheid e i fondamentalismi

Michele Giorgio - 71.9 KbMichele Giorgio - giornalista
"Vorrei cominciare dicendo che l’unilateralismo americano è stato sconfitto e quindi bisogna capire come in Iraq e in Medio Oriente queste politiche siano state sconfitte.
Il dominio americano è sempre molto presente e forte. I regimi arabi contribuiscono a questa politica. Per esempio l’ultimo vertice arabo ha posto le basi per un dialogo tra arabi e Israele ma con “molta attenzione” ai profughi palestinesi che Israele non vuole riconoscere.
Questa non è assolutamente una nuova fase.
Il governo palestinese in carica accetta la linea del compromesso tra Al Fatah e Hamas."
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Yitzhak Laor - 47.4 KbYitzhak Laor – Scrittore e poeta - Israele
" Il problema della distruzione della società palestinese non è quello dell’informazione, perché per quanto difficile è possibile restare informati. Il problema è che negli ultimi anni è prevalso l’odio verso l’Islam, legato alla paura nei confronti dell’immigrazione di massa che si basa su radici profonde. Sta prevalendo il senso di colpa nei confronti di Israele.
Proprio per questo ora è così difficile parlare dei problemi in Medio Oriente, perché ormai la politica di Israele non è solo di conflitto contro la Palestina ma anche con il resto dei paesi dell’area.
Questi sentimenti nascono e si nutrono della vera anima della politica israeliana, cioè il neocolonialismo."
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Alaa Abd El Fattah - 60.3 KbAlaa Abd El Fattah - Attivista curatore del blog www.manalaa.net - Egitto
" Il conflitto arabo non riguarda solamente la palestina ed israele, l’idea del medio oriente non è solo questo ma anche altro, e riguarda non solo i paesi arabi ma anche iraq e turchia. Il movimento a cui appartengo nasce in questo contesto, per e con questo conflitto. Io sono nato dopo la fine del trattato di pace, dopo la fine del conflitto,e questo ha avuto influenze sulla mia vita. Si parla sempre di una guerra che è passata, ma che in realtà non è mai terminata.
In Egitto la situazione è legata alla forte repressione interna e alla difficoltà che i movimenti democratici hanno. Anche nei paesi musulmani, anche in Egitto, le politiche nazionali vengono dettate dagli organismi internazionali come il FMI e le lotte che nascono da queste politiche creano dei fronti di lotta comuni anche con organizzazioni che spesso sono diversi tra loro. Le lotte degli studenti universitari per la democrazia sono state sempre importanti in Egitto e hanno ripreso in questi anni il loro ruolo."
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Uri Gordon - 50.2 KbUri Gordon - Anarchici contro il muro – Israele
" Tutti siamo anarchici contro il muro! La lotta unita per noi significa fare azioni diretta. Dobbiamo capire che la lotta orizzontale tra Israele e Palestina è diventata una lotta verticale tra lo stato israeliano e i palestinesi.
Il nostro movimento si muove di città in città, dove veniamo chiamati e dove siamo radicati, cercando di praticare azioni dirette ma anche mediando tra le “isopportabili differenze” che ci contraddistinguono. Il carattere libertario ed indisciplinato dei movimenti è il motore innovatore delle pratiche, dei comportamenti politici. Nella psicologia di massa degli israeliani c’è un trauma collettivo che col vittimismo cerca di darsi degli alibi. Per aiutare la lotta dei palestinesi bisogna parlare ai movimenti ebraici senza preconcetti."
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Musthapha Barghouti  - 60.5 KbMusthapha Barghouti – Almubadara - Palestina
" La formazione del nuovo governo di unità nazionale in Palestina ha significato la prevenzione della guerra civile e quindi anche la possibilità di una negoziazione di pace, la ripresa di una forte iniziativa araba e comprensione della necessità di una soluzione globale del problema israelo-palestinese. Questo governo non comprende solo i partiti principali ma soprattutto l’ingresso dei partiti minori e dei movimenti, e che quindi ora rappresenta molto l’intero popolo palestinese, comprese le sue differenze. La piattaforma di governo parla di democrazia come principio fondamentale, rispetto dei diritti umanitari, delle donne e alla loro partecipazione politica, la neutralità del sistema formazione, di tutela della liberà di stampa e di informazione.
Noi palestinesi abbiamo il diritto di resistere all’occupazione in ogni forma accettata dal diritto internazionale, per questo chiediamo la cessazione della violenza con un accordo completo e reciproco, quindi se gli israeliani sono disposti a non attaccarci noi siamo disposti a cessare gli attacchi continuando comunque a resistere all’occupazione militare.
Se Israele finisce l’occupazione dei territori ed accetta uno stato indipendente palestinese entro i confini del 1967 con Gerusalemme Est capitale, con una soluzione per i rifugiati secondo la risoluzione 194 delle Nazioni Unite, allora noi riconosceremo Israele, secondo la proposta della Lega Araba. Israele non accetta questi accordi.
Senza una forte pressione internazionale su Israele non ci sarà pace. Israele non vuole negoziare perché non vuole trovare una soluzione, vuole continuare con l’apartheid che si è creata nel corso degli anni. Prima hanno iniziato con aumentare gli insediamenti, i check point costruiti per proteggerli, ora costruiscono un muro che serve solo a dividere i palestinesi, annettere le loro terre e ad impedire la creazione di uno stato palestinese.
Noi siamo determinati ad essere liberi ed indipendenti e questa libertà ed indipendenza siamo pronti a prendercela con le nostre stesse mani!"
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