
Scontro durissimo ieri in una camera semideserta sulla relazione sul sequestro Mastrogiacomo.
Toni pacati quelli usati dal Ministro degli Esteri D’Alema per stemperare le polemiche che si sono susseguite in questi ultimi giorni sul caso Mastrogiacomo. Toni pacati su cui piovono le accuse del centrodestra sulle presunte pressioni del governo italiano su quello di Karzai.
L’attenzione della politica istituzionale su quanto sta avvenendo in Afghanistan si misura in questi termini: in una aula semideserta, nelle scaramucce tra centro-destra e centro-sinistra sulle trattative per la liberazione di Mastrogiacomo, sulle presunte pressioni del governo italiano a Karzai in uno scontro verbale tra Fini e d’Alema.
Emanuele Giordana, Lettera 22, da Kabul riporta il bollettino dei morti dall’Afghanistan: una trentina di presunti talebani uccisi nella regione di Zabul dalla coalizione a guida USA. Due soldati Isaf uccisi ieri nella provincia di Kunar: l’offensiva Achille si intensifica nel meridione del paese mentre le notizie faticano ad arrivare.
Unico dato certo: il 90% delle vittime di questa offensiva di primavera sono vittime civili.
La macchina della guerra non si è inceppata nelle regioni meridionali dell’Afghanistan, anzi si registra, e di questo nessuno parla, un sempre maggiore coinvolgimento bellico dei militari italiani presenti nel paese, pienamente coinvolti nei combattimenti - come dimostra l’invio di mezzi militari "aggressivi" come i mezzi cingolati Dardo e gli elicotteri da attacco A-129 Mangusta.
I riflettori restano puntati sull’Afghanistan in questi giorni: sulle scaramucce politiche interne, sulle polemiche sulla vicenda Emergency, sul rimpallo di responsabilità, sul caso Rahmatullah Hanefi sequestrato dai servizi segreti afgani.
Pesanti e irresponsabili le dichiarazioni del governo Karzai su Rahmatullah, accusandolo di essere insieme ad Emergency complice dei terroristi. Un arresto, se così si può definire, quantomeno singolare che getta ombre pesantissime su quella ricostruzione del sistema giuridico afghano promossa e finanziata dal governo italiano.
Il commento di Michele Giorgio, de Il Manifesto.
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La vicenda di Emergency resta in primo piano. Le accuse contro Gino Strada indignano e feriscono fortemente perchè in quelle accuse si legge il tentativo maldestro da parte della politica istituzionale di non affrontare le proprie responsabilità sulla guerra che sta portando avanti in quei territori, sulla gestione politica della vicenda Mastrogiacomo, sugli "effetti collaterali" della sua liberazione, sul non prendere posizione a favore di chi come Emeregency da sempre ha operato in Afghansitan senza alcuna ambiguità.
La scelta difficile da parte degli internazionali di Emergency di lasciare per il momento il paese "perchè non ci sono più le condizioni per restare" indica il senso del precipitare della situazione.
Continuano le iniziative promosse da Emergency per chiedere la liberazione di Hanefi. Sabato 14 aprile in molte città di Italia sono stati organizzati dei presidi: su questo Carlo Campana, Emergency.
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La partenza degli internazionali di Emergency lascia in Afghanistan un vuoto non soltanto da un punto di vista sanitario ma anche dal punto di vista dell’informazione. L’ospedale di Laschkargah in queste ultime settimane infatti ha funzionato non soltanto nel prestare soccorso alle vittime della operazione Achille, ma anche ad ascoltare le drammatiche testimonianze di quanti sono riusciti a sfuggire alla durissima offensiva che USA e Isaf stanno portando avanti nei territori meridionali dell’Afghanistan: forse le accuse contro Emergency devono leggersi anche in questi termini.
Ancora Carlo Campana.
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