Fonte: Il Manifesto 26.05.07
«No Bush day», Ds contro i pacifisti
Fassino: meglio non manifestare. Accuse di «ambiguità» al Prc, stretto tra le due piazze
Roma - Sabato 26 maggio 2007
La segreteria nazionale dei Ds se la prende con l’atteggiamento di Rifondazione. "Il gioco al rialzo di queste settimane tra le diverse componenti della sinistra radicale può fare danni."
Man mano che si avvicina la visita del presidente Usa George W. Bush a Roma, e il clima a sinistra si surriscalda ben oltre le già torride temperature di questi giorni. Non bastassero le polemiche tra le due piazze pacifiste (il corteo antigovernativo di Cobas e centri sociali e il sit-in di Fiom, Arci e Prc), a dare fuoco alle micce è stato ieri il segretario dei Ds Piero Fassino. «Principi elementari di buon senso e civiltà consiglierebbero di non contestare il presidente degli Stati Uniti nella sua visita a Roma. Mi auguro in ogni caso che eventuali manifestazioni siano pacifiche», ha detto Fassino, per il quale «il dissenso del governo Prodi sulla guerra in Iraq è noto. Così come sono noti i rapporti di alleanza e di amicizia tra Italia e Stati Uniti». A sostenerlo è subito intervenuto Marco Filippeschi, della segreteria nazionale dei Ds, che se la prende con l’atteggiamento di Rifondazione. « «Il gioco al rialzo di queste settimane tra le diverse componenti della sinistra radicale può fare danni. La risposta più chiara ed utile a Bush è la politica estera del governo. Qualcosa è cambiato, no? Servirebbe dirlo con chiarezza invece di rincorrere posizioni estremiste. Questo è il buonsenso che ha chiesto Fassino. Non è ancora svanito il ricordo dei giorni della crisi di governo, dopo il voto sull’Afghanistan, quando Russo Spena e il suo partito usavano toni moderati, fino ad aprire all’alleanza con Casini. I numeri in Parlamento sono gli stessi e il paese vuole ancor più una guida politica coerente ed efficace. C’è sempre meno spazio per ambiguità», dice Filippeschi. «Fassino è più realista del re - risponde il capogruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena - Bush viene contestato a casa sua, dove ha dovuto contrattare con i parlamentari per farsi finanziare le missioni militari, ma non è opportuno contestarlo altrove? E perché mai? La manifestazione del 9 giugno non mette in discussione l’amicizia tra i popoli nordamericano e italiano, nè l’alleanza tra le nazioni, contesta però e con vigore la politica di guerra dell’amministrazione Bush, così come accade in tutti gli altri paesi». Una posizione indubbiamente poco invidiabile, quella del partito di Franco Giordano, stretto tra chi, come i Ds appunto, li accusa di «ambiguità» per via della posizione di lotta e di governo e chi, come gli organizzatori del corteo «no Bush», rivolge altrettanta accusa ma dal versante opposto per la scelta di non sfilare ma di manifestare separati a piazza del Popolo. In realtà non tutta Rifondazione seguirà le direttive del partito e sfilerà invece da piazza della Repubblica a piazza Navona. Tra gli organizzatori del corteo c’è infatti la Sinistra critica, la corrente di minoranza interna guidata da Salvatore Cannavò. Ma non solo. Insieme alle adesioni di numerosi circoli, c’è anche quella del Network delle comunità in rivolta, la rete di centri sociali (dal Leoncavallo di Milano al Depistaggio di Benevento) e associazioni (come Action) che, pur non essendo iscritti al partito, si sono avvicinati alla Sinistra europea.