Fonte: Il Manifesto 23.05.07

9 giugno, la manifestazione del diritto

George Bush arriva in Italia - il 9 giugno - e la sinistra si divide.

Roma - Mercoledì 23 maggio 2007
La divisione - le divisioni - sono sul «tono» che deve assumere una visibile protesta contro tutto ciò che rappresenta il presidente Usa. E in quel «tono» c’è il giudizio sul rapporto che ha il governo Prodi con l’amministrazione americana, quindi un bel pezzo del giudizio sullo stesso centrosinistra.
George Bush arriva in Italia - il 9 giugno - e la sinistra si divide. Non tanto nel giudizio sull’uomo e la sua politica. Tutti preferirebbero che non venisse, tutti pensano che le sue guerre permanenti abbiano portato il mondo a un passo dal burrone (se non ne siamo già dentro). La divisione - le divisioni - sono sul «tono» che deve assumere una visibile protesta contro tutto ciò che rappresenta il presidente Usa. E in quel «tono» c’è il giudizio sul rapporto che ha il governo Prodi con l’amministrazione americana, quindi un bel pezzo del giudizio sullo stesso centrosinistra. Così, a parte quelli che non si pongono proprio il problema e se ne staranno a casa, sono previste due manifestazioni, un corteo e un sit-in. Due «toni» diversi, appunto. Un appello, con autorevoli firme, lodevolmente chiede una scadenza unitaria, ma allo stato è difficile prevedere che esito avrà. Al momento, quindi, ci sono almeno tre punti di vista. Ma c’è perlomeno una cosa su cui tutti dovrebbero convenire: il diritto di manifestare anche se a Roma arriva il capo della superpotenza. Dovrebbe essere cosa ovvia, ma non sembra sia così. Non che ci sia già un divieto formale per chi propone il corteo, ma i scontati «vincoli di sicurezza» stanno creando un clima d’incertezza, se non di paura. E, di solito, questo tipo di preparativi non porta a nulla di buono, esaspera il clima, crea tensioni insopportabili. Per questo sarebbe opportuno un pronunciamento chiaro da parte di tutti, a prescindere dal tono politico di ciascuno: nemmeno la visita di Bush a Roma può comportare la sospensione dello stato di diritto. E’ una cosa che va detta subito, prima del 9 giugno, per evitare che quella sospensione, magari formalmente non dichiarata, venga sostanzialmente praticata. Come avvenne a Napoli per un Global Forum. Era il marzo del 2001 e anche allora c’era un governo di centrosinistra.