
Dice D’Alema che nemmeno ci sarebbe bisogno di fare cortei per l’arrivo di Bush. Basterebbe lui, sostiene, a rappresentare il «punto di vista autonomo dell’Italia». Sarà, ma mentre le agenzie battevano il take, al ministro Ferrero - dopo aver sentito i toni da «orfano della guerra fredda» dell’inquilino della Casa Bianca - «sembrava più che legittima» la manifestazione di dissenso che veniva presentata alla Stazione Termini di Roma. Qui, i promotori del No Bush day di sabato prossimo, denunciavano la chiusura a riccio di Trenitalia che non tratta e propone ai manifestanti lo sconto di listino per le comitive. Il 20%. Troppo poco per chi non ha alle spalle apparati facoltosi (vedi la macchina da guerra del Family day). Per chi lavora da mesi alla mobilitazione (No Tav, No Dal Molin, Cobas, Action, Sinistra critica, Global meeting network, centri sociali, Network delle comunità in movimento, Rdb-Cub ecc...) contro l"ospite non gradito", è un’ostilità, quella di Trenitalia, che lede la libertà di manifestazione e da Napoli al Nordest si annunciano mobilitazioni nelle stazioni. «Quella libertà comincia dalle città di partenza. Trenitalia è stata consigliata male. Perché prima di questo governo si riusciva a trattare con l’azienda e ora no?», si domanda Nella Ginatempo, docente di sociologia, pacifista storica e portavoce, col vicentino Olol Jackson, del comitato ) giugno, il cartello di sindacati, associazioni, collettivi promotore del corteo "No Bush, No War e contro la politica militarista del governo Prodi". Nell’inconsueto set la conferenza stampa risulterà riuscitissima dal punto di vista delle telecamere e dei microfoni puntati sui portavoce e sui volti più noti del movimento.
Come sarà il corteo? «Senza zone rosse», chiedono i promotori che, altrimenti, proveranno a violarle. E intanto lanciano il suggerimento agli abitanti di Trastevere e Campo de’ fiori di appendere bandiere della pace sul percorso che potrebbe compiere Bush nella sua visita ufficiale. «Ci guiderà lo spirito di Vicenza», assicura Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e leader della Rete 28 aprile, ricordando la più grande manifestazione nella storia della città palladiana: pacifica nelle forme, chiarissima nella piattaforma, radicale nei contenuti. «Contro le guerre, comprese quelle multilaterali, contro chi, nei fatti, con l’aumento delle spese militari e la partecipazione alle missioni, sostiene la guerra globale». Dunque anche il governo Prodi, ripetono uno dopo ’altro i partecipanti alla conferenza stampa spiegando sia lo scetticismo nei confronti dell’"autonomia" proclamata da D’Alema, sia la differenza con l’altra manifestazione, la piazza di Prc, Legambiente, Arci, Fiom, verdi e Pdci. Il deputato Salvatore Cannavò avverte che non saranno pochi i militanti di Rifondazione a disertare piazza del Popolo per andare al corteo «plurale, pacifico e indignato», tra Piazza della Repubblica e piazza Navona. L’area dell’Ernesto ha aderito a entrambe le scadenze dopo aver provato a lanciare un appello unitario. E anche i Giovani comunisti con il Network delle comunità in movimento proveranno « a rompere il meccanismo di contrapposizione strumentale e fittizia - dice il coordinatore nazionale, Federico Tomasello - raggiungendo l’altra piazza dopo aver preso parte al corteo. «Difficile l’unità con chi non riesce a vedere, e dunque a contestare, le politiche di guerra di questo governo», replica Nella Ginatempo che elenca sei punti di piattaforma: il ritiro dall’Afghanistan, la liberazione di Hanefi e il ripristino del ruolo di Emergency in quel paese; la revoca degli accordi sulla nuova base di Vicenza, sull’assemblaggio dei caccia Jsf, sullo scudo missilistico e la riconversione delle spese militari».
Temi che hanno fatto il giro d’Italia dal 19 maggio, al seguito delle carovane partite in contemporanea da Aviano, Cameri (Novara, dove si assembleranno i caccia) e Sigonella per arrivare a Roma in concomitanza con la parata del 2 giugno.
Oltre all’ostracismo dell’azienda ferroviaria, i promotori se la dovranno vedere, come da copione, con una «campagna di stampa forsennata che ha iniziato ad agitare lo spettro di Rostock e della calata dei black bloc», dice il romano Nunzio D’Erme, portavoce di Action. Più concreto, invece, «l’autonomizzazione di settori delle forze dell’ordine e pezzi di apparati», aggiunge Sergio Cararo, della rete dei comunisti, riecheggiando alcune implicazioni emerse dalla vicenda della rimozione del capo della Guardia di finanza.
A proposito dello spirito di Vicenza, evocato da Cremaschi, nella città berica la trasferta trentina dei comitati del presidio permanente ha certamente aumentato la «consapevolezza e la voglia di partecipare», assicura Jackson che a Trento ci ha lasciato la voce nel tentativo di confronto «imbarazzato e imbarazzante» con un premier che «continua a trattare la questione Dal Molin come una semplice questione urbanistica fingendo di ignorare che sarà la più importante base Usa all’estero». Olol rinnova l’invito a Prodi di farsi vedere a Vicenza dove le mobilitazioni si susseguono senza sosta. Proprio oggi, i comitati torneranno a Longare per capire cosa sta accadendo alla base Pluto, una delle dependance Usa dove lo Zio Sam accatasta materiale nucleare. «Bene, da mesi c’è un via-vai di camion civili - dice Olol Jackson - che vengono presi in carico dagli americani all’imbocco dei tunnel e restituiti pieni di detriti ai camionisti italiani». A che servono questi lavori? «E perché, in quello che viene descritto come un ostello della gioventù (la nuova base al Dal Molin) sono previsti depositi anti Nbc (nucleare, batteriologico, chimico)?». Venerdì, a Vicenza, si proverà anche a far luce su quest’aspetto di un progetto su cui cinque parlamentari dell’Unione (Valpiana e Deiana del Prc più Trupia, Zanella, Fincato) sono tornate a chieder a Prodi di ripensarci: «La disaffezione alla politica e al tuo governo si chiama anche Dal Molin».
(Checchino Antonini)