Fonte: Corriere.it 08.06.07
Bush a Roma, lite a sinistra
Roma - Venerdì 8 giugno 2007
L’argomento di polemica è lo scudo anti-missile Bush a Roma, lite a sinistra D’Alema critica gli Usa: «Trattative irrituali». Ma Mussi e Giordano: è poco, lo scudo non va fatto
ROMA — Alla vigilia dell’arrivo del presidente degli Stati Uniti a Roma, Massimo D’Alema ha messo a punto la sua posizione sulla sicurezza nucleare in una maniera critica verso la linea di George W. Bush che ha scontentato, tuttavia, la Sinistra democratica uscita di recente dai Ds e Rifondazione comunista. Di fatto, il ministro degli Esteri ha addebitato a Washington di aver aggirato la Nato trattando direttamente con Polonia e Repubblica Ceca la futura installazione del sistema antimissilistico americano in Europa. Nel sostenerlo, il titolare della Farnesina non si è pronunciato contro il progetto, e su questo sono scattate le reazioni. «Ma chi lo ha deciso? In quale aula parlamentare si è deciso che l’Italia possa non essere contro lo scudo spaziale? Chiedo alla maggioranza di riunirsi e al governo di discuterne», è stato il commento di Fabio Mussi, capo di Sinistra democratica.
«Non accetteremo mai che il nostro Paese possa aderire all’impianto per lo scudo spaziale», ha avvisato il segretario di Rifondazione Franco Giordano. Dopo la fine del vertice del G8 di Heiligendamm, Bush arriverà a Fiumicino stasera.
Gli impegni pubblici sono previsti per domani: visite al Quirinale, dal Papa, alla basilica di Santa Maria in Trastevere, a Palazzo Chigi per una colazione con Romano Prodi. Salvo sorprese, nei colloqui si parlerà di Afghanistan, Russia, Medio Oriente, piani nucleari iraniani. Con la comunità di Sant’Egidio, mediatrice in vari conflitti e attiva nell’assistenza a poveri e malati di Paesi in via di sviluppo, il repubblicano venuto in Europa dalla Casa Bianca si soffermerà in particolare sull’Africa. Poi Bush tornerà per il resto della giornata a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano, e lì è previsto un «caffé privato», così lo definiscono i diplomatici, con Silvio Berlusconi.
La partenza di George W. per l’Albania è prevista domenica mattina. Il momento sul quale si sono concentrate le preoccupazioni del Secret service americano che protegge il presidente è il passaggio a Trastevere, antico rione di vicoli stretti, riportato per altro negli ultimi giorni dai carabinieri a una condizione di decoro controcorrente rispetto ai risultati del lassismo delle autorità nei due anni appena trascorsi. Secondo gli Usa, sono i piani atomici iraniani una delle cause del progetto di sistemaantimissilistico da installare alle porte della Russia. Vicino al direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’egiziano Mohammed El Baradei, durante un incontro all’«Archivio Disarmo» di Roma ieri D’Alema ne ha parlato così: «Non siamo contrari in linea di principio che ci si possa dotare di sistemi di protezione antimissilistica di fronte al rischio di minacce che possono venire da Paesi che hanno una politica aggressiva », è stata la premessa del titolare della Farnesina sgradita alle forze alla sua sinistra.
«Il problema è che scelte di questo tipo devono maturare nell’ambito delle alleanze e collaborazioni internazionali esistenti», ha continuato D’Alema, implicitamente critico verso la linea seguita prima del G8 da Bush e disponibile a dare ascolto ai timori avanzati da Vladimir Putin. Ancora D’Alema: «Abbiamo chiesto che se ne discutesse nel Consiglio Nato- Russia, e abbiamo trovato irrituale, e fonte di un certo turbamento, il fatto che questi progetti fossero invece maturati nel rapporto bilaterale tra gli Usa e alcuni Paesi europei. Cosa che in una certa fase ha messo in mora anche il ruolo della Nato, creando un clima di preoccupazione, di tensione, di equivoco che ha alimentato nuove spinte di corsa agli armamenti e di accrescimento della capacità offensiva allo scopo di evitare un temuto alterarsi dell’equilibrio strategico globale». Era stato il russo Sergei Lavrov, il 30 maggio a Potsdam, a far presente ai ministri degli Esteri del G8 il pericolo di corsa al riarmo. Secondo D’Alema, il Trattato di non proliferazione nucleare in vigore da oltre 35 anni «è ormai esposto a seri rischi », «o verrà rafforzato o rischia una progressiva erosione ». Tesi corredata fra l’altro da un’osservazione: «India, Pakistan e Israele non sono firmatarie».
Maurizio Caprara
08 giugno 2007