
Una svolta per quanto concerne le indagini sulle violenze perpetuate dalle forze dell’ordine al G8 di Genova del 2001.
Dopo anni passati a ribadire che quello che era accaduto alla scuola Diaz era un vero e proprio massacro organizzato, ora arriva la conferma.
Ed arriva proprio da Michelangelo Fournier che - all’epoca del G8 a Genova - era vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola.
In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto. Riportiamo le sue dichiarazioni, oggi in prima pagina di tutti i quotidiani: «Arrivato al primo piano dell’istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra c’erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all’arrivo dei militi con l’aiuto di un’altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».
In merito alle dichiarazioni di Forrnier si pronuncia con un comunicato stampa anche il “Comitato Verità e Giustizia per Genova”: «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L’attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre all’esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all’italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d’inchiesta?".
Si torna dunque a parlare della necessità di fare chiarezza su tutte le violenze - non solo quelle avvenute all’interno della scuola ”Diaz” - da parte della polizia verso i contestatori del G8. Speriamo che – dopo le dichiarazioni di Fournier – si possa finalmente far luce su tutte quell’inifinità di violenze, di atrocità che la polizia infliggeva per le strade, nelle caserme, nelle scuole dove alloggiavano i manifestanti.
Speriamo che questo serva a far luce su quel G8 che ha fatto per anni ricordare la città di Genova per le violenze, per le cariche e per i lacrimogeni e per l’omicidio di Carlo Giuliani, un ragazzo di vent’anni.
Il servizio di Federica Pennelli.
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