Missioni all’estero: la maggioranza tiene in Senato

Mercoledì 25 luglio 2007

Ieri la maggioranza ha tenuto sulle missioni all’estero.
Seconda battuta al Senato sulle questioni di politica estera del governo italiano, dopo l’impasse dello scorso febbraio costato una crisi di governo, ieri in tarda serata il sospiro di sollievo della maggioranza di governo. Firmata da tutti i capigruppo dell’Unione con 159 voti a favore 153 contrari e nessun astenuto, ma con qualche assente, è stata approvata la risoluzione sulle missioni militari all’estero. Non sono mancati i trappoloni, le polemiche e la bagarre finale. Tredici risoluzioni. Sei ore di dibattito. Clima tesissimo.
Nonostante i toni pacati dell’agenda estera italiana sviscerata dal Ministro D’Alema: l’Afganistan in primis – e ritorna la conferenza di pace e la necessità di una stabiliazzaione del paese. Ma poi tocca al Medioriente, al Libano, all’espressione di solidarietà per i militari italiani impegnati all’estero. Per concludere sui Balcani e sulla pena di morte. Toni pacati. La maggioranza tiene, ma non mancano le fratture e le contraddizioni.
Tra le risoluzioni votate passa quella che ribadisce i buoni rapporti con gli Stati Uniti presentata dal centro destra e sostenuta dal governo.
Non è ammessa invece la risoluzione che chiede di fermare i lavori della base di Vicenza. Il preidente del Senato la dichiara non pertinente. E allontana così il rischio di una ulteriore rottura all’interno della maggioranza.

"Conferenza di pace", "necessità di stabilizzazione": alle parole di D’Alema fa eco la cronaca da Kabul:
continua la guerra a sud dell’Afganistan: i raid usa fanno altri 80 morti. Emilio Giordana - Lettera 22 - riporta la cronaca di questa ennesima operazione condotta dalla coalzione a guida americana la cui ricostruzione rimane come sempre nebulosa. Operazioni che fanno da sfondo ai discorsi pubblici e alle relazioni al Parlamento. Proprio ieri, come si accennava, il ministro degli esteri D’Alema ha riesumato - come osserva Giordana - "una locuzione che sembrava ormai scomparsa dal vocabolario diplomatico: conferenza di pace che resta l’obbiettivo strategico del governo.. A chiosa delle parole di D’Alema le cifre della guerra.

L’altra questione ieri al centro del discorso: il Medio Oriente. Su questo la corrispondenza di Michele Giorgio, giornalista de Il Manifesto a commentare la notizia del rifiuto da parte di Tony Blair di un dialogo con gli islamisti. Missione Blair destinata al fallimento quindi, che non prende in considerazione le trasformazioni profonde che stanno avvenendo nello scenario politico palestinese.
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