
25\07\2007 conferenza stampa sulle denuncie per il blocco dei treni
Il movimento contro la base Usa annuncia azioni quando cominceranno i lavori
«Bloccheremo Trento e Vicenza»
«Un minuto dopo l’inizio dei lavori della base americana Dal Molin, il centro sociale Bruno diverrà il punto da cui tutti partiranno per bloccare la città di Trento, unendosi così a tutti i movimenti italiani che da quel giorno tenteranno di bloccare realmente e in modo determinato i lavori di costruzione di una base che porterà solo guerra e morte». Così Federico Zappini ha rilanciato ieri, alla conferenza stampa sulla notifica dei decreti penali di condanna a nove attivisti no global, l’azione di protesta contro l’ampliamento della base statunitense di Vicenza. «Dalle condanne e dal processo ci viene nuovo slancio» ha aggiunto e ha ricordato anche la contestazione al presidente del consiglio Prodi il 3 giugno durante il Festival dell’economia e la recente assemblea di Vicenza del 14 luglio. Il portavoce del presidio vicentino No Dal Molin, Olol Jackson, ha annunciato nel suo intervento telefonico un campeggio di protesta a Vicenza tra l’8 e il 15 settembre. Per il sindacalista Cgil Roland Caramelle occorre «aumentare la partecipazione del sindacato» a queste manifestazioni. Omar Serra, «il Gaucho», da tempo impegnato per i diritti degli indigeni in Argentina, ha fatto un appello al coinvolgimento delle associazioni.
Protesta in stazione, no global a processo
di FRANCESCO TERRERI
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento Marco La Ganga ha emesso un decreto penale di condanna per nove attivisti no global che il 24 gennaio scorso parteciparono alla manifestazione alla stazione di Trento contro l’ampliamento della base militare Usa di Vicenza. I disobbedienti Donatello Baldo, Federico Zappini, Renato Barrella, Milo Tamanini, Alan Ravanelli, Shira Cimadom, Stefano Bleggi e Nicola Filippi e l’anarchico roveretano Massimo Passamani sono stati condannati in via breve perché «in concorso tra loro, occupando i binari della stazione di Trento, turbavano la regolarità del servizio pubblico ferroviario». La pena è pecuniaria e pari a 760 euro a testa, anche se viene determinata come conversione della pena base di due mesi di reclusione. Ma i no global, tramite i loro avvocati Nicola Canestrini, Stefano Daldoss, Andreade Bertolini, Paolo Chiariello, Giuliano Valer, Valentina Tomio ed Elena Biaggioni, il 13 luglio hanno fatto opposizione al decreto e quindi si andrà al dibattimento col giudice monocratico. L’udienza dovrebbe essere fissata per l’autunno. Ieri pomeriggio, al centro sociale Bruno in via Lampi, i disobbedienti hanno presentato in una conferenza stampa le loro ragioni e hanno incassato non solo il sostegno ma una vera e propria autodenuncia per solidarietà da parte di esponenti politici, sindacali e dei movimenti pacifisti che hanno voluto riaffermare che anche loro erano presenti a quella manifestazione. «C’ero anch’io» hanno detto i sindacalisti Cgil Ezio Casagranda e Roland Caramelle, il consigliere comunale ex Rifondazione, ora indipendente, Tommaso Iori, gli esponenti pacifisti Lorenza Erlicher, Omar Serra, Antonio Marchi, nonché Giorgio Maestri e Maurizio Barrella, genitori di due manifestanti di cui uno, il ventenne Renato Barrella, è tra gli imputati. I fatti risalgono al 24 gennaio, quando una manifestazione di oltre cento persone occupò per circa un’ora il primo e il secondo binario della stazione di Trento per protestare contro la decisione del governo Prodi di autorizzare la costruzione della nuova base militare statunitense presso l’aeroporto Dal Molin a Vicenza. Secondo il capo d’imputazione, contenuto nella richiesta di emissione del decreto penale di condanna da parte del pubblico ministero Paolo Storari, i disobbedienti e l’anarchico Passamani avrebbero impedito per qualche minuto la partenza del treno regionale 10939 delle 17.30 per Verona e avrebbero ostacolato l’entrata in stazione dell’Eurostar 9313. Nel complesso, secondo l’accusa, i treni ritardati sarebbero stati otto, con un ritardo totale di 3 ore e 52 minuti. Il gip però ha scartato i ritardi di pochi minuti e ha lasciato nell’imputazione cinque treni, un Eurostar, un interregionale, due regionali e un treno merci internazionale, per un totale di oltre 3 ore di ritardi. «C’è un patto di mutuo soccorso tra tutti coloro che si oppongono alla base di Vicenza» ha detto Federico Zappini, introducendo nella conferenza stampa di ieri l’intervento telefonico di Olol Jackson, portavoce del presidio permanente No Dal Molin di Vicenza. «Abbiamo seguito con attenzione la vostra vicenda» ha detto Jackson, annunciando che il processo di Trento assumerà una grande importanza per tutto il movimento che si batte contro la costruzione della base militare. Per un’altra degli imputati, Shira Cimadom, «possiamo immaginare il disagio delle persone che erano sui treni quel giorno. Ma invitiamo a pensare a quale tipo di disagio ci sarà quando sui binari cominceranno a transitare i carichi di armi». I no global, infatti, denunciano la possibilità che sulla tratta del Brennero passino uomini e mezzi destinati alla nuova base vicentina, quando questa sarà realizzata. Secondo Casagranda della Filcams Cgil «anche se i metodi utilizzati non sono stati pienamente istituzionali, la protesta era diretta contro una violazione della Costituzione». E Iori ha aggiunto: «Per questo dovrebbero essere denunciati Prodi e D’Alema». Sarà proprio la legittimità costituzionale degli accordi sulla base Dal Molin una delle carte che la difesa, che ha rinunciato a patteggiamento e rito abbreviato, giocherà al processo.