Senza spiegazioni, arrestati 4 turisti spagnoli a Oaxaca

Corrispondenza dal DF

Venerdì 10 agosto 2007

Queste sono le parole che da dentro la Migra (Instituto Nacional de Migracíon) nel DF, lanciano le e i compagne/i che sono stati detenuti (nella cittá di Oaxaca) dal 5 di agosto, giorno delle elezioni a Oaxaca. Adesso sono ancora detenuti in quello che é un processo totalmente illegale da parte delle autoritá messicane.

per favore compartire e diffondere alla massima velocitá, up-loddare in tutti gli spazi possibili, denuciare e distribuire.

bisogna dire che varie persone giá hanno potuto visitarle e che tutti stanno bene e con animo

un abbraccio

p.s. stare continuamente attenti che nelle prossime ore arriverá un altro comunicato di solidarietá aperto ai collettivi di tutto il mondo


Estas son las palabras que desde dentro de la Migra (Instituto Nacional de Migracíon) en DF, lanzan lxs compañerxs que fueron detenidos (en Oaxaca ciudad ) desde el dia 5 de agosto, dia de las elecciones en Oaxaca. Ahora siguen retenidos en lo que esta siendo un proceso totalmente ilegal por parte de las autoridades mexicanas.

Favor de compartir y difundir a la máxima velocidad, cuelguen en todos los espacios posibles , denuncien y distribuyan.

Decir que varias personas ya pudimos visitarles y con todo se encuentran bien y con animos.

un abrazo

p.d. esta alerta que ne las proxima horas llegara un comunicado de solidarieda para todos los colectivo de todo el mundo


Comunicato italiano:

Siamo quattro persone di nazionalitá spagnola che lo scorso 5 di agosto del 2007 stavamo passando per il centro della cittá di Oaxaca, nella strada chiamata calle Independencia, verso le 21:30, quando di sorpresa ci siamo trovati circondati da elementi di "parapolizia" alcuni di loro con armi di grosso calibro con uniformi azzurro scuro e giubbotti antiproiettile, due di loro che davano gli ordini erano vestiti da civili, tutti quanti erano accompagnati da alcuni pick-up bianchi marca Nissan.

In questo momento, ci obbligarono a metterci con la faccia al muro e con le mani sulla testa, a noi quattro e a un ragazzo messicano, senza fare caso alla presenza delle persone che si trovavano nella strada in questo momento. Senza chiederci nessuna identificazioni e darci nessuna spiegazioni ci obbligarono a salire violentemente su uno dei pick-up.

Durante il trasporto gli domandammo il perché di questo fatto, in risposta ci rispondevano con pugni e insulti. Quindi per questo gesto uno di noi gli mostró le sue credenziali da giornalista. Successivamente, ci obbligarono a sdraiarci faccia a terra e ci coprirono con un telone impedendo ogni tipo di contatto visuale tra di noi tra di loro e tra i passanti.

Dopo il tragitto, di circa dieci minuti approssimatamente, arrivammo in un luogo che sembrava essere una caserma dove c’erano persone in uniforme verdi e azzurro. Quando ci fecero scendere dalla camionetta ci incappucciarono e ci portarono trascinandoci contro una parete dove ci obbligarono a metterci in ginocchhio e ci portarono via i nostri zaini, i marsupi, i documenti e i soldi.

Dopo ci portaro uno ad uno in una stanza buia e vuota. Una volta dentro iniziarono a farci fotografie di fronte e di profilo. Alle tre ragazze ci obbligarono a rimanere in piedi con la faccia contro la parete e con le mani sulla testa. Ai ragazzi in ginocchio e anche loro con la faccia contro la parete.

Durante questo tempo di prigionia alcuni di noi ricevettero pugni, umiliazzioni, insulti e minaccie, una delle ragazze ricevette aggressioni sessuali e il ragazzo messicano fu obbligato a realizzare flessioni mentre un gruppo di agenti lo deridevano e lo minacciavano di accoltellarlo con un pugnale. Per questo il clima di terrore psicologico si accentuó al udire il rumore del caricare e scaricare le armi, tenendoci al buio continuamente, facendoci fotografie aleatoriamente e illuminandoci con una torcia la faccia, dandoci spintoni, etc.

A posteriori (dopo una ora) ci fecero uscire con la testa bassa e separarono i ragazzi dalle ragazze. Ci fecero salire di nuovo sui pick-up obbligandoci ad abbassare la testa.

In nessuno momento ci dissero dove ci trovavamo e dove ci portavano. Da li ci portarono ad un altro posto che sembrava un commissariato, ci misero uno per uno in una stanza dove ci presero i dati personali e ci domandarono in che stato era la nostra salute.

Nello stesso momento due signori vestiti da civili con un quaderno, ci fecero molte domande sul motivo del nostro viaggio nel paese.

Dopo ci portarono in una sala con una giudice qualificatrice, durante questo tempo abbiamo sentito che ci accusavano di scandalo pubblico, ma in nessuno momento ci comunicarono il motivo del nostro arresto, di che cosa ci accusavano e non ci permettevano ne di chiamare ne di comunicare con il consolato spagnolo. La giudice ci disse che eravamo senza documenti e che ci avrebbero traportati a una stazione migratoria, noi rispondemmo che la polizia ci aveva rubato i nostri documenti, i nostri soldi e i nostri averi, prima che si fraintendesse.

Piú tardi, alle 13.30, ci trasportarono dal commissariato alla stazione migratoria del INM (Instituto Nacional de Migración de Oaxaca).

Una volta li, gli abbiamo informati del nostro furto e abbiamo esigido di comunicare con il Consolato Spagnolo. Lunedi 6 di agosto abbiamo lasciato dichiarazioni dei fatti, martedi 7 di agosto ci trasportarono obbligatoriamente con un veicolo custodito dalla PFP (Polizia Federale Preventiva) alla stazione Migratoria del INM di Cittá del Messico, dove ci troviamo attualmente.

Mercoledi 8 di agosto ci siamo diretti custoditi al Consolato Spagnolo dove ci spedirono un nuovo passaporto che non ci é stato consegnato. Cosí che da mercoledi 8 di agosto alle quattro di pomeriggio siamo stranieri con documenti illegali. E cosí rimaniamo privati dalle nostre libertá e al giorno di oggi la autoritá competente non ci ha ancora informato della nostra situazione.

Dal centro di Internamento INM di Cittá del Messico (Iztapalapa). Affermiamo la assoluta illegalitá della nostra privazione di Libertá, denunciando la vulnerabilitá dei nostri diritti fondamentali da parte delle autoritá messicane, esigiamo la nostra immediatá messa in libertá e la devoluzione dei nostri beni, cosí come che si individuino le pertinenti responsabilitá.

Firmano: L. S. (avvocata) Ramón S. (professore) Ariadna N. (giornalista) Nuria M. (antropologa)

Denuncia:

Violenza fisica:

A tutti: spintoni, strattonamenti alle braccia pressionando fortemente le dita, buttati sui pick-up, picchiando con il metallo dello stesso.

Ad alcuni di noi: schiaffoni nella nuca e nella testa, strattoni ai capelli, pressioni per abbassare la testa provocando forti dolori del collo.

Violenza sessuale:

A due delle ragazze gli alzarono la maglietta, una di loro rimase con il seno scoperto, ad un’altra in varie occasioni gli toccarono sopra i vestiti il culo, il pube e il seno destro.

Violenza psicologica:

Alla ragazza che gli toccarono le zone genitali un agente le disse che se avrebbe collaborato tutto sarebbe andato bene. Non ci rispondevano quando gli chiedavamo dove ci portavano con i pick-up. Ci tapparono la bocca e ci misero dei cappucci per non vedere dove eravamo. Erano tutti armati e ci illuminavano la faccia nella stanza buia dove eravamo, cosí da non poter vedere la faccia degli agenti. Facevano rumore come se caricavano armi da sparo. Ci impedivano il contatto visuale tra di noi per spaventarci per fare danno ad altri compagni sopratutto negli spostamenti, ci facevano incessantemente fotografie e flash. Al ragazzo messicano lo obbligavano a fare flessioni e lo minacciavano di ferirlo con un coltello e ci sussuravano insulti e minacce all’orecchio. Constantemente si sentivano urla e risa da parte degli agenti. Rimanemmo molto tempo al buio, i ragazzi erano inginocchiati e le ragazze in piedi e con le mani sulla testa.

Nella stazione di migrazione. Disinformazione assoluta del processo, nessuna copia rilasciata della deposizione, prolungazione innecessaria delle ore di detenzione, insinuazione della nostra illegalitá. Mancanza di assesoramento legale.


Comunicado español:

Somos cuatro personas de nacionalidad española que el pasado 5 de agosto del 2007 nos encontrábamos pasando por el centro de la ciudad de Oaxaca, en la calle Independencia, pasadas las 21:30, de repente nos vimos rodeado por elementos parapoliciales algunos de ellos con armas de largo calibre con uniforme azul oscuro y elementos de protección antibalística, dos de ellos quiénes daban las órdenes iban vestidos de civil, estos iban acompañados de unas pick-up blancas marca Nissan.

En ese instante, nos obligaron a ponernos de cara a la pared y con las manos en la cabeza a nosotros cuatro y a un chico mexicano, a pesar de la presencia de personas que se encontraban en la calle en ese momento. Sin pedirnos identificaciones y explicación alguna nos obligaron a subirnos violentamente a una de las pick-up’s.

Durante el trayecto les pedimos el por qué de este hecho a lo que contestaban con golpes e insultos. Fue entonces cuando uno de nosotros les mostró su credencial de prensa. Seguidamente, nos obligaron a estirarnos y nos taparon con una lona impidiendo todo contacto visual entre nosotros y estos y entre los transeúntes.

Después del trayecto, de unos diez minutos aproximadamente, llegamos a un espacio que parecía ser un cuartel en donde había personas uniformadas de verde y azul. Al bajarnos de las camionetas nos encapucharon y nos llevaron a rastras a una pared en donde nos obligaron a arrodillarnos y nos despojaron de nuestras mochilas, cangureras, documentación y dinero.

Progresivamente se nos llevaron de uno en uno a un cuarto oscuro y vacío. Una vez dentro nos empezaron a tomar fotos de frente y de perfil. A las tres chicas nos obligaron a permanecer de pie de cara a la pared y con las manos en la cabeza. Y a los chicos de rodillas y también de cara a la pared.

Durante este período de encierro algunos de nosotros recibimos golpes, humillaciones, insultos y amenazas, una de las chicas recibió agresiones sexuales y el chico mexicano fue obligado a realizar flexiones mientras un grupo de agentes se reían de él y le amenazaban con "aplicarle el puñal". Así mismo, se acentuó el clímax de terror psicológico al oír la carga y descarga de armas, tenernos a oscuras en todo momento, tomándonos fotografías aleatoriamente enfocándonos con unas linternas a la cara, dándonos empujones, etc.

Posteriormente, (al cabo de una hora aproximadamente) nos hicieron salir con las cabezas agachadas y nos separaron chicos y chicas. Nos subieron de nuevo a las pick-up obligándonos a agachar nuevamente las cabezas.

En ningún momento nos dijeron donde estábamos y a donde nos llevaban. De ahí nos condujeron a otro lugar que parecía una comisaría, nos metieron a uno por uno a una dependencia donde nos tomaron nuestros datos personales y nos preguntaron por nuestro estado de salud.

Paralelamente dos señores de civil con una libreta nos hicieron muchas preguntas sobre nuestra estancia en el país.

Después se nos condujo a una sala con la juez calificadora, durante este tiempo oímos que se nos acusaba de escándalo publico, pero en ningún momento se nos comunicó el motivo de nuestra detención, de qué se nos acusaba, y no se nos permitió llamar, ni comunicarnos con el consulado español.

La juez nos dijo que estábamos indocumentadamente y que se nos trasladaría a unas estancias de migración, nosotros replicamos que la policía nos había robado nuestra documentación, dinero y pertenencias, ante lo que se desentendió.

Posteriormente, a la una treinta, nos trasladaron de la comisaría a la estación migratoria del INM (Instituto Nacional de Migración de Oaxaca).

Ahí les informamos de nuestro robo y les exigimos de comunicarnos con el Consulado Español. El lunes 6 de agosto prestamos declaración de los hechos, el martes 7 de agosto se nos trasladó obligatoriamente con un vehículo oficial custodiado por la PFP (Policía Federal Preventiva), a la estación Migratoria del INM de la Ciudad de México, donde nos encontramos actualmente.

El miércoles 8 de agosto nos dirigimos custodiados al Consulado Español donde nos expidieron un nuevo pasaporte que no se nos ha entregado. Así es que desde el miércoles 8 de agosto a las cuatro de la tarde somos extranjeros documentados ilegales. Aún así, permanecemos privados de nuestra libertad y al día de hoy la autoridad competente no nos ha informado de nuestra situación.

Desde el centro de Internamiento INM de Ciudad e México (Iztapalapa) Afirmamos la absoluta ilegalidad de nuestra privacidad de Libertad, denunciamos la vulneración de nuestros derechos fundamentales por parte de las autoridades mexicanas, exigimos nuestra inmediata puesta en libertad y la devolución de nuestras pertenencias, así como que se depuren las pertinentes responsabilidades.

Firman: L. S. (abogada) Ramón S. (profesor) Ariadna N. (periodista) Nuria M. (antropóloga)

Denuncia:

Violencia Física: A todos: empujones, agarrones del brazo clavando los dedos, lanzados a la pick-up impactando con el metal de la misma. A varios de nosotros: golpes en la nuca y en la cabeza, tirones de cabello, presión para agachar la cabeza provocando dolor en el cuello.

Violencia Sexual: A dos de las compañeras les levantaron la camiseta, una de ellas quedando con los senos al aire, a otra misma en varias ocasiones le tocaron por encima de la ropa en el culo, el pubis, y el seno derecho.

Violencia Psíquica: A la chica que le tocaron en las zonas sexuales un agente le dijo que si cooperaba todo iba a ir bien. No respondían cuando les preguntábamos a donde íbamos en la pick-up. Nos taparon la boca y nos pusieron capuchas para no ver donde estábamos. Estaban todos armados, y nos iluminaban el rostro en el cuarto oscuro en donde estábamos para no ver el rostro del agente. Hacían ruido como cortando cartucho de armas. Nos impedían el contacto visual entre nosotros, para tenernos atemorizados con dañar a nuestros compañeros sobre todo en los traslados, nos hacían incesantes fotos y flashes. Al chico mexicano lo obligaron a hacer flexiones con aviso de ser pinchado con una navaja, y nos susurraban insultos y amenazas al oído. Habían risas y burlas constantes por parte de los agentes. Estuvimos largo tiempo a oscuros los chicos estaban arrodillados y las chicas de pie con las manos en la cabeza.

En la estación de Migración. Desinformación absoluta del proceso, no obtención de copia de nada del expediente, prolongación innecesaria de horas de detención, insinuación de nuestra ilegalidad. Falta de asesoramiento legal.


articolo la Jornada: http://www.jornada.unam.mx/2007/08/10/index.php?section=politica&article=010n2pol

Contatti Mao Global
dall’italia 0052 1 5531914522
o 0052 1 9671064986
o 0052 1 9671207239