Rivalta Scrivia - La truffa del bioetanolo

La piccola comunità locale pronta a ribellarsi

Alessandria - Mercoledì 5 settembre 2007

Si è svolta Lunedì sera una partecipatissima assemblea del neonato comitato "Per Rivalta Scrivia Vivibile" a seguito della notizia che, in questa piccola frazione del Comune di Tortona, esista il progetto di costruire il più grande complesso europeo per la produzione di bioetanolo, ovvero l’alcool ottenuto dalla lavorazione del mais o di altre biomasse. Che nel paese serpeggiasse il malumore e la voglia degli abitanti di organizzarsi per tornare a decidere del loro futuro era ormai diverso tempo, visto che non casualmente Rivalta Scrivia si trova da moltissimi anni sulle cronache locali come luogo ideale in cui costruire qualsiasi progetto a forte impatto ambientale. E’ infatti in questo piccolo lembo di terra che si trova il mega interporto del noto imprenditore locale e nazionale Marcellino Gavio e della sua Impregilo, balzata alle cronache per decine di provvedimenti giudiziari. Il Marcellino Gavio del ponte sullo stretto di Messina, il principale sponsor dell’alta velocità Milano-Genova detta Terzo Valico, uno dei più potenti imprenditori nazionali a detta di molti. Quindi nulla da meravigliarsi se Rivalta Scrivia sia una delle località candidate ad ospitare un mega inceneritore, cave per il deposito di smarino nelle intenzioni dei progetti del Terzo Valico ed oggi l’impianto di Bioetanolo. Ciliegina sulla torta il paese è attraversato dalla strada provinciale su cui, fra camion e automobili, transitano almeno 8000 veicoli al giorno con conseguenze sulle polveri sottili PM10, che si possono ben immaginare. Nell’affollata assemblea con circa un centinaio di partecipanti, si è deciso di incominciare dall’affrontare il problema del bioetanolo visto che l’amministrazione comunale ha già deliberato la variante al piano regolatore per permettere l’insediamento industriale, naturalmente senza essersi minimamente confrontata con gli abitanti. Ma che cosa c’è che non va in un progetto come quello del bioetanolo?
Intanto occorre sfatare il mito per cui si tratti di strategie sostenibili, in quanto come dimostrato da parecchi professori universitari americani sostenitori della bassa tecnologia, l’energia da carburante fossile utilizzata per la produzione è di circa il 29% in più rispetto a quella del prodotto finito. Un altro problema centrale riguarda il fatto che ci si dovrebbe domandare se sia etico utilizzare alimenti per la produzione di energia a fronte dei problemi alimentari che attanagliano il pianeta e visto che il bioetanolo tanto negli Stati Uniti, quanto nel Brasile di Lula ha significato l’aumento vertiginoso del prezzo del mais, della canna da zucchero e dei loro derivati. E’ stata anche fortemente espressa la paura che venga utilizzato mais ogm data la vocazione agricola del paese e altri problemi riguardano l’uso massiccio di acqua in una zona dove scarsissime sono le precipitazioni tanto da essere catalogabile come predesertica e le centinaia di camion che giornalmente transiterebbero per il paese. Come sostenuto dai molti partecipanti questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza dei rivaltesi, decisi a tornare a decidere sulle proprie vite e a lottare per un futuro diverso da quello che politici e imprenditori vorrebbero riservargli.
Bioetanolo nè qui, nè altrove!
Si replica martedì prossimo alle ore 21 con una nuova assemblea del comitato presso la SOMS.

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