da Il Corriere Romagna del 27 settembre 2007

Rimini - Volevano incendiare il centro sociale

Rimini - Giovedì 27 settembre 2007
Si erano «armati», ma i carabinieri li hanno fermati prima che potessero «partire» per una spedizione punitiva dalle conseguenze imprevedibili. L’obiettivo dei 13 coinvolti nell’operazione «Red House», 6 militanti di Forza Nuova e 7 simpatizzanti due dei quali minori, era proprio il centro sociale Paz. Senza sapere che i loro discorsi erano intercettati si sono accordati alla meno peggio sul tipo di azione da compiere ai danni della scuola occupata.
«Andiamo là e bruciamo i mobili», diceva qualcuno, mentre un altro sognava di appiccare un «fuoco grosso». Secondo le dichiarazioni rilasciate al momento della cattura alcuni dei più giovani erano stati chiamati a partecipare senza conoscere i dettagli del «raid». «Pensavo di andare a tirare un petardo». E a semplici petardi si sarebbe fatto riferimento anche quando i neofascisti sproloquiavano di «bombe» nei colloqui intercettati.
L’«ora x» è scattata lunedì a mezzanotte, dopo la riunione settimanale a casa di Cesare Bonetti, responsabile provinciale di Forza Nuova. I camerati avevano la certezza che a presidiare la scuola occupata c’era una solo persona. Un tipo tosto, grande e grosso che lì risiede anche per l’anagrafe e fa da «custode». I cuordileone volevano essere evidentemente in parecchi per neutralizzarlo e renderlo inoffensivo: di qui l’accusa di sequestro di persona. Avrebbe dovuto assistere impotente al falò del cosiddetto «laboratorio» e magari farsela sotto per le minacce di uno dei ragazzotti che allo scopo si era portato dietro una pistola a gas da soft-air (il gioco di ruolo che prevede di spararsi addosso a colpi di vernice).