Operatori sociali per il reddito, la formazione e la salute.

Sciopero del 9 novembre adesione - la materia non è tutto

Venezia Giulia - Mercoledì 7 novembre 2007

Siamo operatori socio-sanitari, ogni giorno produciamo ricchezza immateriale contribuendo alla riconnessione di legami sociali deboli che troppo spesso favoriscono esclusione e malattia. Il nostro lavoro è importante, faticoso , logorante come molti altri ed ha come obiettivo la promozione del benessere.
Dall’educativa di strada, alla psichiatria, alle tossicodipendenze per arrivare fino alle forme più flessibili di servizio alla persona, ci sono richieste professionalità e assunzioni di responsabilità molto alte a fronte di contratti molto precari, compensi troppo bassi e poca o nessuna tutela per la nostra salute. Spesso per garantire domiciliarità alle persone seguite viene richiesta una flessibilità di movimento anche in zone vaste della regione senza alcuna indennità.

I meccanismi sono simili sia all’interno della grossa cooperativa, sia nell’associazioni medio-piccole. Il mondo dei servizi alla persona è troppo spesso scaricato sul privato sociale delegando totalmente le contraddizioni che la società stessa produce con strumenti molto precari.

L’idea del lavoro sociale è spesso culturalmente legato ad una idea di volontariato.
Negli ultimi dieci anni essendoci una "esternalizzazione" da parte degli enti pubblici, le associazioni sono state costrette ad inserire sempre più figure professionali e formulazione di progetti che non si fermassero all’assistenza pura. Questa esternalizzazione però, guardando i contratti che vengono fatti oppure il livello di offerta formativa e di aggiornamento per gli operatori, nasconde tagli alle spese sociali, perchè a conti fatti i soldi sono sempre meno, e per di più utilizza spesso il privato sociale per una mera funzione di controllo su soggetti svantaggiati o in qualche modo "diversi" ricattando sulla sospensione dell’erogazione dei fondi o della busta paga.
Lavorare nel sociale produce spesso frustrazioni per gli operatori che non solo possono essere controproducenti per l’efficacia degli interventi stessi ma mettono a rischio la tenuta psicologica e fisica di chi appunto sta lavorando. Di fronte a questo sono rari i contesti dove aggiornamento e sostegno psicologico fanno parte dell’equipe di lavoro.

Una busta paga di un operatore sociale raramente raggiunge i 1000 euro al mese su numeri di ore che vanno sempre aldilà di quelle previste poiché lavorare con le persone spesso non può essere ridotto a freddi orari di lavoro.

Rivendichiamo il diritto ad reddito minimo. Vogliamo essere riconosciuti come soggetti che agiscono socialmente nel territorio regionale.

Rivendichiamo i diritto dell’utilizzo gratuito di alcuni servizi comuni come i trasporti pubblici o i rimborsi benzina.

Rivendichiamo il diritto alla formazione ed alla supervisione.

Rete degli Operatori Sociali della Venezia Giulia

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