Francia, uno sciopero che si generalizza

Mercoledì 14 novembre 2007

Non solo i trasporti pubblici e ferroviari, anche i servizi (elettricità e gas) le università, studenti, insegnanti e il personale dell’educazione pubblica. Ma anche i lavoratori dello spettacolo e persino dell’Opéra de Paris. In tanti hanno deciso di scioperare in tutto il paese.

Gli scambi di lettere e quelli mediatici non riescono comunque ad offuscare l’evidente regressione delle politiche sociali del governo di Sarkozy. E nelle stazioni deserte con i pannelli azzerati rieccheggia l’eco delle decine e decine di assemblee che stanno orchestrando la paralisi prolungata del paese. Un movimento generalizzato che dalle piazze e nelle università occupate osserva i minuetti tra i dirigenti confederali, il ministro del lavoro Monsieur X. Bertrand e il presidente in persona.

Lo sciopero del 13 è stato ritualmente prolungato per permettere un confronto sul pacchetto di riforme previste per le pensioni: entro il 2008 passaggio a 41 anni di contributi e dal 2013 a 42, per tutti, e riduzione drastica delle indennità. Parallelamente si stanno riducendo i rimborsi sanitari mentre con la LRU, la legge sull’autonomia di gestione dell’università, si articola il finanziamento delle università e dei cursus didattici facendo perno sulla sponsorizzazione delle imprese e di fatto si introduce la concorrenza di mercato nel ciclo della formazione.

L’insieme delle mobilitazioni che sta investendo la Francia denuncia la privatizzazione dei servizi e della scuola e mentre migliaia di persone invadono le strade, centinaia sono le voci e le immagini prodotte in seno alle proteste che parlano di salari non sufficenti ad affrontare i costi dell’alloggio e di redditi precari sempre più diffusi.

Martedì 13, la sera dell’inizio dello sciopero, i sindacati confederali avevano dichiarato l’intenzione di negoziare separatamente ogni categoria del sistema pensionistico evitando una trattativa a livello nazionale con il governo e le imprese. Mercoledì, la proprosta è stata accettata e Sarkozy ha chesto al Ministro del Lavoro di presentare una proposta "di metodo" per trovare una via d’uscita dalla crisi. La sera, lo stesso Sarkozy annuncia che il conflitto deve cessare perché esistono le condizioni per una soluzione ma l’insieme dei sindacati non desiste perché le loro basi esprimono un corale scetticismo di fronte alle sorprendenti capriole dei vari attori per eliminare ogni riferimento al puro e semplice ritiro della riforma.
Aleggia ancora il fantasma dello sciopero ad oltranza del 1995 che, in risposta alle riforma del sistema di protezione sociale e sanitaria annunciata insieme a quella delle pensioni dei funzionari dell’amministazione pubblica, riuscì a coinvolgere l’intera popolazione: per un mese e mezzo scioperi e manifestazioni bloccarono la Francia, i trasporti pubblici rimasero chiusi per 8 settimane ed il primo ministro di allora, Alain Juppé, rimise la riforma nel cassetto.

Videoclip dei telegiornali francesi: http://www.lemonde.fr

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