Parma - Non vogliamo leghisti nella nostra città

Negata l’agibilità politica alla Lega, bloccate le Ronde Padane.

Parma - Giovedì 22 novembre 2007

Erano un gruppo di leghisti con bandiere del carroccio e accompagnati, sembra, da qualche estremista di Forza Nuova venuto da chissà dove.
Avevano provocato la città, indicendo per mercoledì 21 delle vere e proprie ronde, passeggiate private per garantire la sicurezza dei cittadini. Il ritrovo, alle 21, era fissato in Piazzale Picelli, luogo storico della resistenza cittadina contro l’antifascismo già dal 1922 , e cuore topografico dell’Oltretorrente, quartiere popoloso di migranti che qui hanno aperto anche numerosi esercizi commerciali, kebabari, trade e phone center, macellerie, negozi di artigianato, ristoranti, luoghi di culto e sedi di associazioni.

Fortissima e durissima la risposta della città: da qui non passerete.

All’appello lanciato, insieme al Collettivo Spam, dal Comitato Antirazziata e da altri gruppi dell’ antifascismo cittadino,rispondono numerossissime le associazione e i partiti (PRC, PDCI, Verdi, SD)
No alle ronde padane
No ai sindaci-sceriffo
Contro il razzismo della lega e lo squadrismo neofascista
Solidarietà ai migranti
La vera sicurezza è reddito e casa per tutt@
Per una città libera e solidale

Già da venerdì era partita la mobilitazione, con distribuzione di bandiere No alle ronde padane e l’annuncio pubblico: presidio in Piazzale Picelli a partire dalle 18, a seguire passeggiate antirazziste in città.
La questione arriva anche al consiglio comunale, ma nonostante tutto né la giunta comunale di Vignali né la questura negano l’autorizzazione alla ‘venuta’ del leghisti. Venuti a ristabilire chissà quale ordine, avevano poi ridimensionato ...saremo armati di cellulari, chiameremo la polizia se vedremo qualcosa di sospetto...
I cellulari in effetti c’erano: quelli della polizia, chiamata non da loro, bensì per loro.

Sono le 21, Piazzale Picelli è in festa, quando arrivano, da una via laterale, un gruppo sparuto, ricevono solo fischi e insulti.
La polizia li lascia passare, facendo deviare loro il percorso, ma la città non ci sta, la lega non deve passare.
Così come in quelle stesse strade venivano fatte le barricate antifasciste per bloccare gli squadristi fascisti, così viene tolta l’agibilità politica e di piazza ai leghisti della Devolution, della Bossi-Fini e dei centri di permanenza temporanea: un corteo di circa mille persone, dietro allo striscione del Collettivo Spam ‘ La sicurezza che vogliamo è quella dei diritti’, si frappone fra loro e il centro città.

Così, con la coda tra le gambe e tanta polizia, i padani tornano da dove sono venuti. Il corteo è di nuovo in Piazzale Picelli, si ride e si scherza, ci si saluta ... ‘vedrai che questi non tornano più’

Finisce così la bellissima giornata di ieri. Finisce così, ma non finisce qui.

Preoccupa che la triste aridità culturale di questi loschi individui trovi proseliti all’interno della fiction-politica italiana dove, tra folklore e facili parole, si votano leggi mirate all’esclusione sociale e al mantenimento di veri e propri lager etnici quali sono i cpt.
Preoccupa vedere alimentanto costantemente un concetto di sicurezza ’fai da te’, proprio come quella dei molti sindaci-sceriffo di destra e sinistra che, grazie al pacchetto Amato, individuano nemici comuni per nascondere le vere problematiche sociali che compongono i tessuti urbani.
Preoccupa sentire, da destra e da sinistra, parlare di sicurezza e microcriminalità diffusa, un’ ansia sicuritaria che legittima interventi di governo violenti, xenofobi e repressivi verso minoranze, migranti, rom, graffitari, lavavetri, soffocando in tutte le sue forme la libera espressione del meticciato precario metropolitano.

La vera sicurezza, la sicurezza sociale, è messa in crisi dalla continua precarizzazione della vita, da una politica sul welfare (fatta da sindacati confederali e governo) che aumenta il senso di instabilità e non garantisce l’accessibilità ai bisogni primari (casa, reddito, istruzione) e soprattutto dall’incapacità di leggere le trasformazioni del nuovo spazio globale, territorio meticcio di popoli, culture, diritti.

Ecco perchè, in questo clima di precarietà e intolleranza, paura indotta per giustificare vuoti di governo nelle politiche sociali e governance ’di crisi’ per aumentare il margine dell’esclusione e dello sfruttamento, battersi contro razzismo e xenofobia significa lottare contro la precarietà, contro la militarizzazione del territorio, il controllo sociale, i probizionismi, per il diritto alla casa, per il reddito garantito per tutti e per tutte, per la libera circolazione delle persone.

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