
Giovedì, all’udienza per far luce sul caso Razman, il pm Pietro Montrone ha affermato che "Va riaperta e approfondita l’inchiesta sulla morte di Riccardo Razman".
Lo stesso pm, alcuni mesi fa, aveva chiesto il proscioglimento dei quattro poliziotti indagati per omicidio colposo, a seguito del loro intervento in Via Grego, nel quartiere periferico di borgo San Sergio, presso l’abitazione di Riccardo Razman.
Quel giorno, il 28 ottobre 2006, gli agenti erano intervenuti, con il supporto di una squadra di vigili del fuoco (in base al loro inquadramento nel reparto “pubblica sicurezza”, riforma che li costringe a svolgere servizio per l’ordine pubblico) in seguito alla chiamata dei vicini di casa spaventati dal lancio di petardi e dal fatto che Riccardo ballava nudo alle finestre che danno sulla corte interna.
Nonostante fosse chiaro che si trovavano di fronte a una persona con dei problemi di salute mentale, i poliziotti fecero comunque irruzione, al buio.
Racconta un vicino, dal giornale “Il Piccolo”: "cinque, forse dieci minuti di urla, colpi, rumori assordanti, bottiglie contro il muro". "Si sentivano le voci degli agenti che gli intimavano di stare fermo, di non muoversi; poi dalle finestre di Diana Martinelli, che si affacciano a quelle dell’appartamento di Razman, abbiamo visto che l’uomo - racconta Pollanz - è stato immobilizzato dagli agenti, non senza difficoltà, messo sul letto e ammanettato. Alla fine abbiamo sentito una decina di rantoli fortissimi, come se gli mancasse il fiato, e poi abbiamo saputo della tragedia. Qualcuno ha visto pure il cadavere disteso a terra".
Da un articolo del “Il Manifesto” di ieri apprendiamo poi: “Per bloccare Riccardo - che si agita e che accoglie i poliziotti brandendo un bastone - danno manforte anche i vigili del fuoco. Si tratta di almeno sei persone contro uno. La stanza è in penombra, nessuno accende la luce, si vede poco. Riescono ad ammanettarlo con le mani dietro la schiena, ma lui si agita ancora. Allora gli salgono sul dorso in due. Gli legano i piedi con un filo di ferro. Quando infine accendono la luce, si rendono conto che è cianotico, e che ha perso i sensi. Chiamano il 118, ma Riccardo è morto.”
Nel frattempo, c’è stata l’interrogazione in Senato di Heidi Gaggio, dove la senatrice si chiede se non ci si trova di fronte a un altro “caso Aldrovandi”.
Il giudice Paolo Vascotto si riserva di decidere per l’inizio della prossima settimana, per valutare nuovi elementi e nuovi indizi che sarebbero emersi negli ultimi mesi.
Un commento di Carlo della Casa delle Culture di Trieste.
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