
Il 17 febbraio scorso il Kosovo ha proclamato la sua indipendenza. Amministrato negli ultimi dieci anni dalle Nazioni Unite, questo paese è stato sotto tutela della comunità internazionale, caratterizzato da una forte presenza militare e ha ricevuto in questi anni una valanga di aiuti in dollari e in euro. Siamo di fronte ad uno stato sovrano?
Sicuramente il Kosovo non è diventato un territorio multietnico ma presenta profonde e laceranti divisioni.
Cosa c’è in gioco? Il Kosovo, e non solo questo paese, è occasione per un braccio di ferro tra la Russia di Putin e l’amministrazione di Washington e ha riaperto un dibattito anche all’interno dell’Unione Europea rispetto ai movimenti indipendentisti.
Questa settimana SherwoodMagazine parte da qui. Dal Kosovo per ampliare lo sguardo verso altre aree di conflitto dove si consumano gli stessi giochi di guerra e di equilibrismi politici per defnirie l’assetto geopolitco internazionale. Se al Kosovo si riconosce l’indipendenza, la questione curda, solo per fare un esempio, è ancora irrimediabilmente sospesa e ci porta dentro altri territori di guerra.
Partiamo come sempre dalla cronaca di questi giorni per andare a definire un nodo molto più complesso, quello della guerra globale permanente.
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Giro di voci
23.02.08 Fotografia dal Kosovo - Conversazione con Livio Senigalliesi
22.02.08 Kosovo - Non si placa la tensione dopo la dichiarazione di indipendenza. Intervista a Tommaso di Francesco, caporedatore de "Il Manifesto"
20.02.08 Chiusi i varchi ai confini con la Serbia. Si alza la tensione nel paese. Un commento sulla situazione con Beppe Caccia, ricercatore
18.02.08 Il Kosovo si dichiara indipendente: le reazioni. Il commento di Luca Zanoni caporedattore dell’Osservatorio sui Balcani
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"Per capire che cosa si è scatenato dopo il pronunciamento del Parlamento kossovaro il 18 febbraio scorso e quindi con la dichiarazione di indipendenza e la nascita di questo nuovo, ennessimo staterello sulla mappa geografica del pianeta, bisogna guardare a una lunga durata storica ed ad un breve periodo. La lunga durata storica è la realtà dei Balcani, una storia fatta di invasioni, una storia di meltingpot di culture, religioni, tradizioni, tutt’altro che pacifico, che è stato storicamente la terra di confine, quindi di scontri e di contaminazioni, di conflitti drammatici e di secolare meticiaggio, tra il nord e il sud, tra l’Europa cristiana e l’oriente mussulmano, tra gli imperi dell’Europa centrale e gli eredi dell’impero di Bisanzio e poi dell’impero ottomano" - commenta Beppe Caccia, che ripercorre per noi in questa lunga intervista la storia dei Balcani. leggi l’intervista completa »
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"Probabilmente siamo di fronte ad uno scenario che ci ripropone in termini inediti la guerra fredda.
I Balcani sono sempre stati il ventre molle d’Europa. Riemerge la geopolitica come fattore che sta condizionando certe scelte nazionali, certe scelte politiche, e anche il Kosovo si sta esprimendo per quello che è.
E’ un’operazione preparata a tavolino che più che ad una stabilizzazione dell’area, punta a fissare degli interessi geopolitici molto precisi, rispetto ad altri interessi geopolitici. Gli uni si chiamano occidente, gli altri la Russia.
Il Kosovo sta diventando, suo malgrado, il campo di battaglia di questi diversi attoti".
Franco Juri, giornalista e intellettuale.
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In questo quadro di guerra globale e permanente, ruolo attivo e di denuncia hanno avuto e hanno tuttora i movimenti contro la guerra.
Movimenti contro al guerra ma anche guerra conto i movimenti.
"Purtropppo c’è sempre questa bivalenza... Esiste questa dislocazione della guerra interna che in termini globali significa restrizione dei diritti e delle libertà in chiave sociale.
Questa guerra non può essere compresa se non viene affrontata in chiave biopolitica, quindi in produzione di comando e di società militarizzate da un punto di vista interna alle dinamiche di relazione e rapporto sociale.
Le considerazioni di Luca Casarini.
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Una scheda sui volumi consigliati su questo argomento dalla Libreria 2.Zero.
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Da una parte i molti pareri favorevoli e l’appoggio di diversi governi internazionali sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, dall’altra parte altre richieste di indipendenza che non vengono nemmeno lontanamente soddisfatte.
Ci spostiamo all’interno di un altro scenario di conflitti con Orsola Casagrande giornalista de il quotidiano Il Manifesto parliamo della questione curda, di violazione dei diritti e del conflitto iracheno.
"Le richieste di indipendenza da parte dei curdi di Turchia, soprattutto, negli anni si sono modificate con una serie di altre proposte al governo turco. Intanto, la prima, quella di sedersi attorno a un tavolo e ragionare su quale che può essere il futuro di 20milioni di persone, all’interno della Turchia".
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Ancora scenari di guerra. Questa volta ci spostiamo in Afghanistan dove anche qui si stanno giocando interessi economici e politici delle grandi potenze internazionali.
"Una guerra che dall’ottobre del 2001 ad oggi ha fatto almeno 32.000 mila, di cui 10/15.000 civili. Una guerra che era stata data per vinta nel 2002/3, ma risulta tutt’altro che vinta. Anzi molti dicono che la stessa Nato e molti osservatori militari temono un 2008 molto problematico." (...) "L’Afghanistan è un paese completamente in preda alla guerra in cui il governo Karzai controlla solo una piccolissima parte del territorio, i talebani tutto il resto. In mezzo ci sono i signori della guerra."
Enrico Piovesana della redazione di Peacereporter Afganistan, ci spiega la situazione attuale nel paese.
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Conflitti e ridefinizione dell’assetto del controllo geo politco ed economico.
Cina e Stati Uniti in guerra per la gestione delle risorse strategiche del territorio africano.
"Il caso più eclatante dei vari conflitti che attraversano l’Africa è quello del Darfur e di tutta quella regione che va dal Sudan occidentale al il Ciad orientale. C’è uno scontro in cui da una parte ci sono i cinesi che appoggiano il regime sudanese e dall’altra i gruppi ribelli, più o meno appoggiati da Washington. Sullo sfondo interessi petroliferi giganteschi e quindi la gestione di enormi giacimenti che sono ancora da sfruttare nel futuro dell’Africa. Entro il 2015 gli Stati Uniti vogliono raddoppiare la loro produzione di petrolio dall’Africa centrale."
Stefano Liberti, giornalista del quotidiano Il Manifesto.
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Fotografie dal reportage "Kosovo: il treno della speranza." di Livio Senigalliesi, che ringraziamo.
Links
Mwinda. Osservatorio geopolitico sull’Africa
Osservatorio sui Balcani
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