Fonte: Il Gazzettino 11.03.08

Padova - Intimidazione al Centro per l’aiuto alla vita

Non solo scritte, anche un portone manomesso

Padova - Mercoledì 12 marzo 2008

Non solo scritte, ma anche un danneggiamento al portone della sede che ieri mattina ha consentito l’ingresso dei volontari solo dopo l’intervento di un fabbro. Il blitz dei sostenitori della legge 194 sull’aborto, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, ha così coinvolto gli uffici del Centro aiuto alla vita, in via Tre Garofani 71.

“Stiamo assistendo ad un clima da “Nome della rosa” che respingiamo al mittente – dice, commentando l’azione dei pro abortisti, l’avvocato Marcello Vinci, vice presidente del Centro di via Tre Garofani – La risposta che vogliamo dare alle persone che hanno deciso di imbrattare i muri della nostra sede e danneggiarne la porta d’ingresso è racchiusa in una cifra: 1300. Tanti infatti sono i bambini nati a Padova dal 1978 ad oggi grazie alla nostra attività”.

“Un’attività – riprende l’avvocato Vinci – che è anche di aiuto alle mamme in difficoltà e quindi a tutela della vita a trecentosessanta gradi. Noi vorremmo che le legge 194 almeno fosse applicata in tutte le sue parti”.

Il Centro aiuto alla vita è formato esclusivamente da volontari. Sono due le case in cui si procede all’aiuto e al re-inserimento delle mamme e dei bimbi in difficoltà: Casa Maria, a Corte Lando, in via Aristide Gabelli e Casa Sant’Antonio in via Cesare Battisti, gestita con la collaborazione delle suore Elisabettiane.

“Diamo una mano alle mamme – ribadisce il vice presidente del Centro – offrendo loro un’altra opportunità. Facciamo insomma quello che la legge 194 non ha mai rispettato. Il nostro impegno infatti è quello di privilegiare la logica della vita rispetto a quella dell’aborto. Un lavoro che continuiamo a compiere da trent’anni”.

(Matteo Bernardini)


Fonte: Corriere del Veneto 09.03.08
Imbrattata la sede del Movimento per la vita
La protesta di Padova

Padova. – “Le streghe sono tornate”. E’lo slogan che, l’altra notte a Padova, ha accompagnato la serrata simbolica della sede del Centro di aiuto alla vita, imbrattata con scritte contro i medici che fanno obiezione di coscienza contro l’aborto. Un attacco firmato dalle sigle “Donne in Movimento” e “Fuxia Block”, appartenenti entrambe alla galassia disobbediente. Un gesto fulmineo, rivendicato poche ore dopo sulle pagine del sito www.globalproject.info. Ieri mattina, poi, una cinquantina di persone, radunata dalle stesse associazioni, ha animato una biciclettata al grido “Facciamo la festa all’8 marzo”, per le strade del centro della città del Santo.

Partite dalla Prefettura, dove alcune studentesse hanno rivendicato il diritto ad avere a scuola informazioni sulla sessualità, le manifestanti, guidate da Wilma Mazza di Radio Sherwood, si sono spostate al Consultorio familiare di via Vescovado, accusato di non prescrivere la pillola del giorno dopo. “Meno obiettori, più consultori”, lo striscione appeso a due passi dal duomo. Ultima tappa palazzo Moroni, sede del Comune, dove le donne in bicicletta hanno criticato “le politiche di controllo sociale messe in atto dal sindaco Flavio Zanonato”, reclamando piuttosto “diritti sicuri per tutti”. “Cosa c’è da festeggiare? – hanno detto in coro – Gli attacchi al nostro corpo e alla nostra autodeterminazione? Le continue ingerenze della Chiesa o le parole di Giuliano Ferrara? Che oggi l’aborto è una scelta sempre più difficile da praticare? O quello clandestino cui devono ricorrere le donne immigrate? La presenza nei consultori e nelle corsie degli ospedali del Movimento per la vita?”.

(Davide D’Attino)