
La sindaca Moratti ha dato il via alla fase due del progetto "parliamone in famiglia", che già nel maggio dello scorso anno aveva provato, con scarsissimi risultati, a distribuire a circa 3800 famiglie residenti nella zona 6 del comune di milano gli ormai famigerati kit antidroga.
Fase due che consiste, non contenti del fallimento della fase uno, nel’estensione del progetto a tutte le famiglie con figli tra i 13 e i 16 anni, con l’invio di un coupon con il quale si potrà ritirare il kit per l’analisi casalinga delle urine. Inoltre, saranno organizzzati nelle scuole superiori sedicenti corsi di sensibilizzazione il cui filo conduttore è però ben lontano dal parlare di prevenzione, conoscenza delle sostanze, informazione e consapevolezza, ma parlano di tabù e spauracchi proibizionisti che non sono mai serviti a nulla, nello spirito con il quale questa giunta affronta tutte le questioni legate alle droghe.
Già durante la prima fase del progetto in tanti abbiamo preso parola contro questa iniziativa, che non solo risulta essere una spesa ingente e inutile di soldi pubblici (ad esempio i dati forniti dal comune rispetto la prima fase dicono che solo il 6% delle famiglie ha ritirato il kit, dato tra l’altro non verificabile), ma sopratutto rischia di intromettersi pericolosamente nel rapporto di fiducia familiare. Viene così coinvolta la sfera intima e privata in un meccanismo di controllo più ampio, fatto di perquisizioni, fermi e minacce, che usa le sostanze come mezzo per schedare, normare e punire migliaia di giovani.
Questa iniziativa si inserisce perfettamente in un paradigma proibizionista che da anni vede la nostra città come il terreno di sperimentazione, dalla campagna "non è mai leggera" allo svilimento e il taglio di fondi alle politiche di riduzione del danno, che ha spianato la strada alla legge infame ancora in vigore, la Fini-Giovanardi. Si inserisce in quel paradigma che vuole analizzare i problemi legati alle sostanze esclusivamente come problema di ordine pubblico e sicurezza, individuando il consumatore, indipendentemente dalla sostanza e dalla problematicità dell’uso, come un individuo da curare, se non come un criminale da punire e incarcerare.
A questa iniziativa rispondiamo con pratiche antiproibizioniste autonome e dal basso, al fianco di operatori e consumatori. Rispondiamo che non è con controllo e punizione che si risolvono i problemi, ma piuttosto con reale informazione e prevenzione, anche e sopratutto a partire dai giovani e dalle scuole, e con pratiche di riduzione del danno. Invitiamo tutte le famiglie a rispedire al mittente il coupon, a indignarsi insieme a noi contro questa iniziativa ipocrita e pericolosa.
C.S. Cantiere - NESP Non E’ Sempre Pesante
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