Fonte: Il Gazzettino di Venezia 14.03.08

Beppe Caccia lascia la Sinistra Arcobaleno

Il consigliere comunale resta nei Verdi

Global Project Venezia - Venerdì 14 marzo 2008
Beppe Caccia non aderisce alla Sinistra Arcobaleno, la formazione politica che ha riunito Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. Resta nei Verdi, ma critica pesantemente i dirigenti nazionali del suo partito.

Caccia, ha deciso così dopo aver visto le liste?

«Le liste sono un segnale del fatto che la Sinistra Arcobaleno nasce morta. Io sono convinto che la gente non ne possa più di decine di partiti e partitini, la tendenza è la semplificazione e noi, qui a Venezia e nel Veneto, ben prima delle elezioni del 2006 avevamo lanciato l’idea di uno spazio che costruisse una sinistra nuova. Ma i tre partiti - Prc, Verdi, Pdci - non ci ascoltarono».

Però l’aggregazione adesso l’hanno fatta.

«Sì e la sensazione sgradevole è che questo cartello sia il paravento dietro cui nascondere il proprio fallimento. Se guardiamo indietro, in questi 2 anni cosa sono stati in grado di dire sulla materia della salvaguardia? O rispetto al via libera alla base di Vicenza? O sul terreno del welfare e dei diritti parlando di sfruttamento del lavoro? Nulla».

Un giudizio sulle liste.

«A Venezia i Verdi sia Rifondazione prendono più voti che in qualsiasi altra parte. Alle Regionali 2005 noi abbiamo sfiorato l’8\%, il Prc era sul 9\%. È qui che già nel 2000 si è costituito un polo rossoverde. È qui che ogni giorno ci scontriamo su vicende drammatiche come la chimica, Marghera, la salvaguardia. E quale brillante operazione fanno i dirigenti nazionali? Al primo posto in lista alla Camera mettono un funzionario di partito (Gino Sperandio, ndr), al secondo il giullare di corte di Bertinotti (Francesco Caruso, ndr). E Luana Zanella, che è stata il 4. deputato per produttività parlamentare, viene deportata nel Veneto 1 al secondo posto, quindi con una elezione fortemente a rischio e davanti a un ministro, Paolo Ferrero, che in due anni non è neanche riuscito a cambiare la Bossi-Fini».

Rifondazione ha soffocato i Verdi?

«In tutte le liste emerge l’egemonia rifondarola e il carattere centralistico. Bertinotti candidato premier sa tanto di investitura di carattere monarchico, almeno nel Pd hanno fatto le primarie».

I Verdi nazionali però hanno accettato.

«E infatti in tutto questo c’è il fallimento anche dei Verdi nazionali, Pecoraro Scanio in primis. Basti pensare alla vicenda della chimica: abbiamo sempre chiesto di non lasciare incancrenire le questioni e ieri scopriamo che le commissioni tecniche vengono usate per piazzare i propri amichetti - quelli che ci fanno la guerra politicamente in Veneto, vedi Venosi - e che in due anni il ministero dell’Ambiente non è riuscito ad affrontare la vicenda di Marghera».

E se al posto di Caruso avessero candidato Luca Casarini?

«Nè Casarini né Tommaso Cacciari sarebbero entrati in lista, nei due anni del governo Prodi i movimenti hanno sancito la loro autonomia dalla politica istituzionale. E questo lo trovo sano, è un valore in sé.
La candidatura di Caruso è sbagliata anche perché reintroduce questo elemento di confusione.
E poi Caruso non c’entra più con i movimenti, è la scimmietta ammaestrata che qualcuno ha cooptato per potersi mettere la spillina sulla grisaglia».

Significa che non voterà per la Sinistra Arcobaleno?

«Il voto è segreto, ne parleremo dopo il 15 aprile».

Lascia i Verdi?

«Assolutamente no, anzi. Io sono stato eletto in Comune con la lista Verdi Città Nuova e credo nel livello locale.
Distinguo il giudizio sul gruppo dirigente nazionale e l’esperienza dei Verdi veneziani e del Veneto.
Un’esperienza che anzi va rilanciata».

di Alda Vanzan