Diritto all’autoproduzione! Pianta il tuo seme per fottere il potere!!!! Nel nostro paese ormai sono state eliminate le distinzioni nell’utilizzo di sostanze psicoattive. Gli scorsi governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, hanno soltanto criminalizzato e represso i consumatori, inducendo ad acquistare sostanze di bassa qualità dalle narcomafie presenti sul territorio invece di attuare, come noi cerchiamo di fare dal basso, una politica di riduzione del danno e di “consumo consapevole”. Sicuramente la canapa dà fastidio al sistema, ma non per i falsi motivi salutistici che le istituzioni vogliono farci credere. Il Programma Internazionale di Controllo della Droga sponsorizzato dalle Nazioni Unite ha da subito creato una sospetta confusione tra la cannabis indica e la canapa in generale, demonizzando e vietando la coltivazione di questa materia prima che, se liberalizzata, influenzerebbe in qualche modo gli attuali equilibri economici relativi alla monopolizzazione delle risorse. La canapa è, infatti, uno dei pricipali concorrenti del petrolio, oltre che dell’acciaio, del tabacco e dei numerosi assemblati chimici con cui sono fabbricati molti oggetti di consumo quotidiano. Condizionando pesantemente gli assetti globali, la lobby composta da politici e industriali, ha anche la tendenza ad ostacolare - laddove non arriva addirittura a reprimere - ogni forma d’autoproduzione da parte dei singoli, come è avvenuto ad Aldo che lo scorso 12 ottobre è stato arrestato con l’accusa di possesso e coltivazione di marijuana. Il 14 ottobre Aldo è stato trovato agonizzante nella sua cella del carcere di Capanne di Perugia, l’autopsia rivelerà che è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo, infatti, presentava una frattura al costato, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
L’ondata securitaria, che la governance sta da tempo sperimentando in pressoché tutte le città italiane, cerca di colpire quei comportamenti eccedenti che riescono a sottrarsi dai meccanismi di valorizzazione e profitto che regolano le nuove forme della produzione, localizzata da tempo non più nella fabbrica, ma in tutto lo spazio metropolitano. Viene criminalizzata la "normalità", la quotidianità: è questo il passaggio fondamentale che connota tutta la storia del potere in questi anni.
Autoprodurre anziché comprare è un gesto radicalmente trasgressivo, nella misura in cui costruire alternative al modello neoliberista è ancora più rivoluzionario che limitarsi a boicottarlo e a smascherarlo sulle pubbliche piazze. Biocarburanti, farmaci, materiali edili, cosmetici, tessuti, carta, bioplastiche, etc. sono tutti prodotti derivabili dalla canapa in maniera semplice ed economica.
Acquisendo una minima cultura sull’autoproduzione, ognuno potrebbe addirittura creare a casa propria tutte queste cose... sicuramente troppe cose perché i tentacoli del sistema lascino che questa pianta cresca libera ai bordi delle strade.
Pensiamo che l’attuazione di una politica repressiva da parte dello stato nei confronti dei consumatori, non riduca l’utilizzo delle sostanze ma bensì provoca una comparazione indiscriminata delle sostanze psicoattive a discapito del consumatore.
Da qui la necessità di sfuggire a questi meccanismi di controllo sociale. L’autoproduzione viene ad essere il primo passo verso una libertà di scelta della qualità del prodotto, e della possibilità di rompere i meccanismi di controllo sul consumatore. Pensiamo che il 22 marzo non è soltanto un momento di festa, ma è una giornata di riapropriazione dei nostri diritti, in modo particolare quello dell’autodeterminazione dei comportamenti individuali.
L’autoproduzione per noi nasce dalle necessità di riappropriarci delle nostre capacità, di risvegliare il desiderio d’essere liberi e produrre felicità, e d’autodeterminare le nostre scelte di vita sottraendo un corpo al controllo dello stato.
C.AN.NA. Collettivo Antiproibizionista Napoletano www.myspace.com/antiprona