Don Andrea Gallo - L’obbedienza non è più una virtù...

"L’obiettore è un medico a metà"

Mercoledì 19 marzo 2008

L’obbedienza é un vizio al quale cedere fa sempre molto comodo.
Don Lorenzo Milani

Si continua a parlare delle campagne, delle mobilitazioni e delle proteste in merito all’autodeterminazione del corpo della donna.
Dalle contestazioni in Veneto alla venuta di Giuliano Ferrara per presentare la sua lista pro life (a Conegliano, Padova e Verona ) fino alle contestazioni ai medici e ai farmacisti che attuano l’obiezione di coscienza.
A Bologna alcune settimane fa, dopo un iniziativa atta a sanzionare in modo creativo una farmacia dove si negava la pillola del giorno dopo, non solo sono scattate le denunce verso le attiviste ma, inoltre, la Curia ha pensato bene di “scomunicarle”.

In questo clima si inserisce il continuo irrompere da parte del mondo cattolico all’interno delle questioni politiche tentando di condizionare la libertà di scelta delle donne.
Lo vediamo sui quotidiani: i moniti della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si tramutano in veri e propri diktat.
A questo le donne, a gran voce, rispondono che sono loro – e solo loro - a poter esercitare il diritto di scegliere sul loro corpo e sulla loro vita.
Ma all’interno di un dibattito pubblico appiattito alla mera campagna elettorale qualcuno alza la testa.
Lo fa quest’oggi Don Andrea Gallo, prete di frontiera, sempre accanto agli ultimi nelle battaglie sociali: dai migranti nei Cpt, ai tossicodipendenti fino ad arrivare alle battaglie dei movimenti sociali.
Quest’oggi le sue dichiarazioni in primo piano all’interno del quotidiano torinese “La Stampa”: “L’obbiettore è un medico a metà”.
L’intervista a Don Andrea Gallo a cura di Federica Pennelli.
-  [ audio ]

Trascrizione intervista
D: Andiamo a commentare ed a contestualizzare la tua frase: “L’obbiettore è un medico a metà” che appare sui quotidiani di oggi.
Sicuramente non solo una frase ma una lunga ed approfondita riflessione che non dubitiamo farà nascere il dibattito soprattutto all’interno dell’ambiente ecclesiastico..

R: Io dico che un medico pur rispettando il suo problema di coscienza davanti ad una donna che si presenta per un suo problema grande, profondo come può essere una gravidanza non può rispondere “Se ne vada perché sono obbiettore.”
Io lavoro nella comunità di San Benedetto da 40 anni, e mi è capitato che venissero da me ragazze che decidevano di interrompere la gravidanza. Cos’avrei dovuto fare? Buttarle fuori urlando loro “Assassine”?
Io mi rimettevo al loro cammino, e posso testimoniare che molte di loro dopo magari 1 anno le ritrovavo rimaste incinte con un bambino che desideravano con un uomo accanto a loro.
Portando avanti, dunque, una maternità che accettavano con gioia.
In una società pluralista tutti sono esposti al confronto, alla critica, obbligati ad elaborare ragioni nell’agorà pubblica. I cristiani devono imparare ad esprimersi e comportarsi in termini che non siano né dogmatici né soltanto sostenuti dalla loro fede.
Devono usare un linguaggio antropologico tale da essere compresi anche dagli altri.
Non si può – come cristiani – condurre le nostre battaglie trincerandosi dietro dogmi e usando come arma la dottrina.
E’ una questione di custodia della fede e delle sue parole più proprie.
Le scelte religiose sono e rimangono scelte personali, e non scelte da imporre agli altri sennò avremmo un totalitarismo religioso.
I cristiani siano vigilanti, sappiano risolutamente contribuire alla costruzione della polis, della città fedele all’ispirazione vera della loro fede.
Ma sempre senza arroganza, intolleranza, discriminazione ed accuse.
Imporre ad ogni costo i loro principi, in una società che è post cristiana, non può che alimentare l’inimicizia.
Tutti questi obbiettori, che si diano da fare perché le giovani ed i giovani abbiano la possibilità di avere il lavoro, di avere una casa: intanto comincino a lottare per questo se veramente tengono alla “vita”. Quella reale.
Sempre nel rispetto di una legge – la 194 – che è addirittura passata attraverso un referendum popolare.

E poi al centro c’è la libertà di coscienza.
Il primato della libertà di coscienza, nella mia amata chiesa, è dottrina certa!
Questo non lo si dice mai.
Ad un certo punto – all’interno delle nostre comunità cristiane - dobbiamo praticare la pratica dell’obbedienza verso i nostri pastori. Ma questa “obbedienza” non può essere disgiunta da un dialogo, da un confronto con chi viene dalle strade, chi predica questi principi li deve negoziare ogni giorno nelle difficoltà della vita reale.
Io sono il primo a difendere il fatto che i nostri pastori debbano avere il diritto di annunciare le loro parole: ma non in modo arrogante, in modo non pesante e non dogmatico.
Senza lo scambio dialogico fra fedeli e comunità cristiana il cristiano diventa una crociato di valori. Ma dev’essere impegnato come uomo, a costruire la propria città con tutti.
Per il cristiano la prima cosa è ribellarsi dagli idoli.

D: Certo è che non solo la Chiesa, ma anche alcuni esponenti politici - mi riferisco in particolar modo a personaggi come la Binetti ed in particolar modo a Giualiano Ferrara con la sua lista pro-life - tentano di giocare la loro campagna elettorale sul corpo e sui desideri delle donne..
R: Soprattutto in questo tema dell’interruzione di gravidanza – che io non chiamo più aborto dopo tutte queste evocazioni orribili come qualcuno (Giuliano Ferrara) che lo equipara ad Auschwitz ma che chiamo “maternità non desiderata” – le donne devono essere messe al centro.
Come se avessero una missione. Lasciarle nella loro autodeterminazione.
La scienza, la Chiesa e tutti devono rispettare l’etica personale.
I cristiani devono avere la possibilità di scegliere liberamente senza diktat della Chiesa. Sono questioni su cui nessuno, può interferire.
Quando si parla di pluralismo, di democrazia…sono pratiche che si costruiscono con gli altri. Che sovente il legislatore può solo stabilire quello che nell’antica teoria si chiamava “il male minore”.
Nessuno ha la verità totale.
Siamo in una ricerca costante.
L’importante è che nasca l’amore fra i giovani.
L’essenza è l’amore.
E la volontà, la certezza.
E poi verrà da sé – se si vorrà – una maternità e una paternità responsabile.
Giovanni Paolo II diceva che si doveva scoprire una giusta laicità.
Uno spazio etico in cui tutti possano essere capiti e rispettati.
Un pensare in grande.