Patagonia, Argentina – Radio El Arka

La carovana di Ya Basta! incontra Radio El Arka di San Carlos de Bariloche

Giovedì 20 marzo 2008

La carovana si è spostata dalla capitale Buenos Aires ed è in viaggio per la Patagonia argentina. Di passaggio per Bariloche Cinzia, dell’associazione ya basta! è stata intervistata da radio El Arka, sulla carovana e sul sostegno dato dall’associazione ai popoli originari, come i Mapuche della Patagonia o gli indios maya zapatisti in Messico e, più in generale, ai movimenti sociali in rebeldia.

Ascolta l’audio di presentazione della carovana andato in onda a Radio El Arka (in spagnolo)

Radio El Arka
Abbiamo intervistato Adriàn Moyano giornalista di Radio El Arka, che sostiene con il suo lavoro le rivendicazioni del popolo Mapuche da 15 anni. Adriàn fa parte del Centro Mapuche di Bariloche e collabora con l’Associazione Mapuche-Tehuelche “11 de octubre” di Esquel.

D: Parlaci di radio El Arka. Da quanto tempo esiste questo progetto di comunicazione e di quali temi si occupa?

R: Radio El Arka quest’anno compie 10 anni. Trasmette da San Carlos de Bariloche nella Patagonia argentina. La radio formalmente è privata perché la proprietà è di sei soci, però per la tipologia dei suoi programmi di informazione e per la linea editoriale molti la considerano una radio comunitaria.
La linea editoriale della radio tenta di accompagnare tutte le mobilitazioni che si producono nel territorio della città di Bariloche, però da un po’ di tempo segue anche le nuove mobilitazioni che ci sono in Argentina attraverso la nascita del movimento sociale come l’assemblea delle zone che si oppongono alla miniera.
Abbiamo come regola quella di smarcarci dall’agenda che ci viene imposta dai mass media per cercare di sostenere altre soggettività. Fortunatamente ci va bene: escluse le radio commerciali, che sono economicamente più forti, siamo tra quelle più ascoltate di Bariloche.
Naturalmente abbiamo nell’agenda delle priorità di Radio El Arka le rivendicazioni del popolo Mapuche, che trattiamo con un programma settimanale condotto da due collaboratori della radio. In alcune fasce orarie abbiamo aperto la radio alla produzione indipendente e chi vuole fare radio con differenti proposte, chiaramente non negoziando la nostra linea politica, che è quella che sostiene l’utenza di Radio El Arka. Così ora stiamo festeggiando i dieci anni ma sempre con difficoltà economiche, però sempre in onda!”

D: Abbiamo sentito che ieri c’è stato un tentativo di sgombero di una comunità Mapuche vicine a Bariloche. Ci puoi raccontare cosa è successo?

R: Le informazioni che abbiamo sono che vi è stato un tentativo di sgombero di una comunità che si trova in dall’altro lato del lago Nahuel Huapi, a circa 80 km da Bariloche in linea d’aria.
La comunità occupa tradizionalmente un luogo molto bello dal punto di vista turistico, una montagna al centro di interessi immobiliari turistici.
Le dieci famiglie hanno resistito al tentativo di sgombero. Tutta la zona dove è ubicata la comunità, una zona turistica molto bella, era il territorio originale di queste popolazioni che adesso vivono sparse in tutta la città. Le famiglie che hanno cercato di sgomberare sono lì per recuperare la loro vita. Ieri ci hanno raccontato che si è presentata la polizia con un rappresentante dell’autorità giudiziaria della provincia di Nequen, che ha una tradizione di persecuzione del popolo Mapuche. Abbiamo trasmesso dal vivo perché uno degli abitanti ha chiamato con il cellulare. Alla sera li abbiamo sentiti e abbiamo saputo che sono riusciti a resistere per più di due ore ad un tentativo si sgombero molto violento; per ora il tentativo è finito, però non bisogna abbassare la guardia perché si stanno scontrando con un gruppo di imprenditori con molti soldi.

D: Con quale frequenza avvengono nella zona di Bariloche episodi di questo genere?

R: Abbiamo notizie di sgomberi in questa parte dell’Argentina, che è una parte del territorio Mapuche, non dico quotidianamente, ma certamente non passa un mese senza che non ci sia una notizia che riguardi l’argomento.
La scorsa settimana la comunità di Santa Rosa, che è in conflitto con la compagnia Benetton, ha avuto un nuovo ordine di sgombero perché la multinazionale considera la comunità Mapuche illegittima occupante delle terre e nel Rio Negro succedono cose simili perché nonostante la maggioranza delle comunità e delle famiglie vivano nelle terre che occupano dalla fine del diciannovesimo secolo, inizio ventesimo, non hanno mai avuto accesso ai documenti ufficiali di proprietà della terra.
Si aggiunga a questo il momento di boom immobiliare che sta avendo la Patagonia: stanno arrivando capitali enormi e vengono comprati terreni che risultano senza proprietà, anche in buona fede perché molte volte chi compra non sa che ci sono persone che vivono li. Qui, con la frequenza che abbiamo detto, ci sono ordini di sgombero, anche se bisogna ammettere che si sta facendo strada solo ora nella dottrina giuridica e nella giurisprudenza l’incorporazione dei nuovi diritti indigeni riconosciuti dalla costituzione del 1994.
Per esempio a Bariloche una comunità che ieri ha compiuto sei mesi di occupazione, ha ricevuto una denuncia penale dal Municipio di Bariloche; la procura ha deciso di non procedere penalmente ma avrà corso la causa civile. Fino a pochi anni fa questa situazione sarebbe stata risolta con uno sgombero violento, come quello tentato ieri oppure come quello del settembre 2002 che hanno subito Attilio e Rosa (la comunità di Santa Rosa, in conflitto con la Benetton, sarà incontrata dalla carovana il 25 marzo.

D: Hai scritto un libro intitolato “Cronache della resistenza Mapuche”. Di cosa tratta il libro? e perché un libro sulla storia del popolo Mapuche?

R: “Cronache della resistenza Mapuche” è nato dalla rabbia e dall’indignazione. I primi capitoli sono stati scritti originariamente dodici anni fa e poi riadattati e attualizzati. Il libro è nato dallo stato d’animo che ho provato di fronte a queste situazioni di ingiustizia di cui stiamo parlando. C’è una omissione della prospettiva storica. Questo non è un libro di storia ma un libro che si avvale della storia per sostenere le rivendicazioni del popolo Mapuche. Esiste una corrente della storia di questa regione che ha nascosto al popolo Mapuche alcuni suoi legami e il libro intende mettere in discussione tre interpretazioni differenti della storia ufficiale.
Una sostiene che i Mapuche provengono dal Cile, mentre io sostengo che il popolo si sviluppa su entrambi i lati della cordigliera della Ande e che il territorio Mapuche è preesistente alla creazione di confini fra i due paesi.
Il libro spiega, inoltre, che anche se vi furono periodi di scontro con il popolo Tehuelche, furono molti di più quelli di scambio commerciale, culturale e pacifico che durarono molto più tempo e che il vero responsabile dello sterminio del popolo Tehuelche è lo stato argentino, non il popolo Mapuche.
Alla fine del diciottesimo secolo nelle cronache ufficiali c’era presenza del popolo Mapuche del sud del Rio Limai molto prima della “Conquista del deserto”.
Tratto queste ipotesi perché hanno operatività politica nell’attualità: in un momento del conflitto con Benetton il loro avvocato ha argomentato “che non ci dicano che siamo usurpatori perché il popolo Mapuche ha usurpato i Tehuelche”. Anche alcuni assessori oggi dicono di non riconoscere titoli di proprietà ai Mapuche perché provengono dal Cile. Sembra una affermazione innocente ma non lo è perché ha pesanti conseguenze sulla vita di questo popolo in questo lato della cordigliera. E comunque non è quanto successe storicamente.

Ascolta l’audio della presentazione del libro (in spagnolo)

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