
Nella giornata di oggi ad Esquel si è tenuto il secondo foro del no, “Las comunidades que dicen NO en defensa de la vida che ha visto per tutta la giornata confrontarsi e mettersi in rete numerose realtà auto organizzate, che si sono riunite per fare il punto sulle lotte e i conflitti aperti e sulle modalità di realizzazione di queste lotte da parte delle differenti organizzazioni.
Dalla difesa dell’acqua contro lo sfruttamento di giacimenti minerari, alla difesa della terra e delle riappropriazioni del popolo Mapuche, le realtà provenienti da ogni parte del paese hanno portato i racconti delle azioni, dei conflitti aperti e delle lotte per la difesa di quello che in Italia chiamiamo bene comune.
Il territorio della Patagonia argentina, sebbene diverso, molto diverso, dai territori italiani dove si stanno realizzando lotte per la difesa della terra e contro le grandi opere, hanno un punto in comune che le rende realtà molto simili.
L’invasione e il saccheggio del territorio che si spinge sempre più a sud, di cui si è parlato durante questo forum, mostra come lo sfruttamento del territorio e l’organizzazione che a questo viene data dalle opere in costruzione siano una delle forme in cui si realizza attualmente l’accumulazione di profitti.
Il consumo del territorio, senza attenzione all’impatto che questo consumo provoca (mettendo anche in pericolo il profitto stesso realizzabile sul lungo periodo), dando priorità al massimo guadagno nel minor tempo possibile, strategia alla quale ci hanno abituato i mercati finanziari, è al centro degli attuali processi di accumulazione, in Italia con la TAV, o con le opere più piccole come inceneritori o inutili metropolitane.
L’esperienza di resistenza delle organizzazioni che hanno dato vita a questo incontro sui NO, i Mapuche con il recupero della terra – esemplare il caso della comunità di Santa Rosa in conflitto con Benetton – si stanno opponendo a questa logica del profitto che implica la privatizzazione o la compromissione di ogni bene comune.
Una rete unita dal no quindi, ma anche da un’attività di difesa del bene comune che pone queste lotte al di fuori di una logica e di un interesse particolare ma che ci impone di leggerle come lotta contro il neoliberismo.
E’ stato molto emozionante per noi, ed è stato un grande riconoscimento per il movimento italiano e per l’associazione, aprire i lavori di questo forum.
Mauro Millán, dell’associazione Mapuche-Tehuelche "11 de octubre", promotrice del progetto della Radio Petü Mogeleiñ nel suo intervento spiega: "il processo di recupero delle terre da parte delle popolazioni mapuche è per liberare le terre, il processo di recupero delle terre da parte delle popolazioni mapuche è per controllarle: è l’antitesi dell’idea di proprietà privata. Noi recuperiamo terre non per fare altre proprietà private ma per liberarle e per fare un controllo del territorio."
Mauro al termine dell’intervento ringrazia l’associazione Ya Basta! ed invita tutti all’inaugurazione di Radio Petü Mogeleiñ.
Ascolta l’audio.
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