Fonte: l’Adige del 26.03.2008

Azione anti Nato, trentina arrestata

Global Project Trento - Mercoledì 26 marzo 2008
Laura Ciaghi, con altri 50 pacifisti, è entrata nella base di Bruxelles ed è stata arrestata dalla polizia locale.

di Andrea Tomasi

Trento - Si è aggrappata al recinto, lo ha scalato, ha superato il filo spinato ed è entrata nella base Nato di Bruxelles. Lo ha fatto con altri cinquanta giovani e meno giovani provenienti da tutta Europa. E insieme a loro è stata arrestata dalla polizia belga. Laura Ciaghi, 34 anni, pacifista trentina ha trascorso così la vigilia di Pasqua. Volontaria di «Christian peacemaker teams» - associazione di ispirazione cristiana che opera in Usa, Canada e Colombia - con un’altra volontaria di Trento, Lorenza Erlicher, ha voluto partecipare all’azione anti Nato, un’azione dimostrativa contro la detenzione e l’utilizzo di armi nucleari.

MILLE PACIFISTI. In occasione del quinto anniversario della guerra in Iraq, un migliaio di pacifisti si sono presentati davanti al quartier generale dell’Alleanza atlantica, ad Evere, nella periferia di Bruxelles. Ciaghi ed Erlicher erano le uniche italiane del gruppo di associazioni non-violente che fanno capo all’organizzazione Bombspotting. L’azione era stata preceduta da mesi di preparazione. L’obiettivo era di chiudere, simbolicamente, la base per un giorno.

LA REAZIONE. Nelle immagini trasmesse dalle televisioni si sono viste le cariche degli agenti (in tutto circa tremila uniformi fra poliziotti e addetti alla sicurezza), che hanno fatto uso di idranti e spray al peperoncino per fare indietreggiare i pacifisti che tentavano di superare le barriere. Hans Lammerant, uno degli organizzatori, ha raccontato che la polizia ha usato manganelli. Un ragazzo è stato ferito dopo l’assalto di un cane poliziotto, uno è stato investito da un’agente a cavallo, un altro ha preso una manganellata in faccia. «Ferite considerate guaribili in pochi giorni - tranquillizza Laura -. Noi eravamo un migliaio e quindi il bilancio, da un certo punto di vista, è positivo. Anch’io, mentre mi arrampicavo, sul recinto, sono stata colpita sul dorso delle mani».

IN MANETTE. Azione e reazione che erano state previste. Le persone che hanno aderito all’iniziativa non-violenta avevano pianificato da tempo la "visita" alla base Nato. «In cinquanta siamo riusciti ad oltrepassare il recinto (alto tre metri)». Arrivata dall’altra parte, è stata subito ammanettata. Con i compagni di azione, ha fatto resistenza passiva. È stata quindi trascinata fino al furgone cellulare. Le manette sono scattate anche ai polsi di chi si era fermato davanti alle recinzioni. In tutto gli arresti sono stati 500. «Ci hanno portato presso il Palazzo di Giustizia. Ci hanno messi in una cella temporanea e là, accusati di turbativa dell’ordine pubblico, ci hanno tenuti per circa cinque ore».

NON VIOLENZA ANTI NATO. Azioni di questo tipo presso la base di Bruxelles vengono messe in atto da una decina d’anni. I partecipanti agiscono rigorosamente a viso scoperto, in silenzio, dotati solo di tappetini o pezzi di moquette che permettono loro di non ferirsi con il filo spinato delle recinzioni. Ma qual è il senso di questa iniziativa? E perché Laura Ciaghi, a 34 anni, con in tasca una laurea in Scienze forestali e un master, decide di partecipare ad un evento del genere? «È un modo per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la questione del ruolo della Nato. L’Alleanza Atlantica era stata creata quale strumento di difesa ad un eventuale offensiva del blocco comunista. Oggi questo blocco non esiste più, ma la Nato si è riciclata come organizzazione di pronto intervento militare globale. A che titolo? Questo cambiamento di pelle non è passato attraverso dei processi democratici. Noi contestiamo tutto questo».

MASS MEDIA. Spiega che la resistenza pacifista resta uno degli strumenti più efficaci per fare sentire la voce dei cittadini. «Oggi, di fatto, l’Organizzazione del trattato nord atlantico detta le linee della politica estera di moltissimi stati». Spiega che l’«assalto» al quartier generale di Bruxelles voleva essere un’occasione di riflessione. «Così abbiamo voluto dire "no" a qualsiasi forma di cooperazione alla guerra. Prendiamo il caso dell’Italia. Le basi presenti sul nostro territorio hanno un ruolo logistico nei conflitti in Iraq e Afghanistan».

LE ARMI NUCLEARI. C’è grande attesa per il summit Nato che si terrà a Bucarest la prossima settimana: un vertice da cui dovrebbero uscire le nuove politiche internazionali. Nel loro manifesto i responsabili dell’associazione bombspotting spiegano che il rapporto con la Nato è un problema anche italiano: «Con il trattato di non proliferazione nucleare, ratificato nel 1975, l’Italia si è impegnata a non ospitare armamenti nucleari e a perseguire il disarmo nucleare mondiale. La maggioranza della popolazione però ignora la presenza di almeno 90 bombe nucleari nelle basi di Aviano e Ghedi».

DISOBBEDIENZA CIVILE. Laura Ciaghi fa notare che la Nato possiede 350 armi atomiche in Italia, Germania, Belgio, Olanda, Regno Unito, e Turchia. «Secondo il diritto internazionale queste armi sono illegali. Il nostro atto di disobbedienza civile era dovuto: non solo quelle bombe vengono tenute, ma viene pianificato il loro utilizzo». E quando è scattato l’arresto, voi che cosa avete fatto? «Abbiamo rilasciato una dichiarazione ufficiale, appellandoci alla Convenzione di Ginevra, ai principi di Norimberga, al diritto umanitario e al pronunciamento della Corte internazionale dell’Aia, secondo cui fra i crimini di guerra non c’è solo l’uso, ma anche la detenzione e la pianificazione dell’utilizzo delle armi nucleari».



-  Immagini sulle mobilitazioni "Nato Game Over" da Indymedia Belgio