da rainews24.it

Niente pena di morte per l’ex black panther Abu Jumal. Ma neanche un nuovo processo

Bari - Venerdì 28 marzo 2008

E’ colpevole di omicidio, ma ha diritto a una nuova udienza penale, dunque la sua condanna alla pena capitale non può essere eseguita. La Corte federale d’Appello di Filaldelfia ha confermato che Abu Jamal, il giornalista afroamericano da 26 anni nel braccio della morte, nel dicembre 1981 uccise un poliziotto, ha diritto ad una nuova sentenza che stabilisca se deve essere condannato a morte o all’ergastolo. Ma non ci sarà, come chiedeva la difesa, un nuovo processo. La procura, a sua volta, dovrebbe presentare appello contro la sentenza della Pennsylvania.

Questione di forma
Secondo i giudici del Terzo Circuito d’appello, la giuria che condannò a morte Abu Jamal nel 1982 a Philadelphia non era stata adeguatamente informata del fatto che le circostanze attenuanti potevano essere approvate anche a maggioranza semplice e non all’unanimità.

E di sostanza
Ex militante delle Pantere Nere, Abu Jamal fu accusato di aver ucciso il poliziotto bianco David Faulkner, 25 anni, nel 1981. Il giornalista che dalle radio di filadelfia si proclamava "voce di chi non ha voce", oggi 53 anni, si è sempre proclamato innocente, dicendosi vittima del razzismo del giudice e di una giuria composta da due afroamericani e dieci bianchi. Il suo avvocato, Robert Bryan, ha dichiarato oggi di voler proseguire la battaglia per ricominciare interamente il processo e si è detto pronto ad andare fino alla Corte Suprema.

Una storia poco chiara
Il caso di Mumia Abu Jamal negli anni è diventato un emblema per gli oppositori della pena capitale in tutto il mondo. Il poliziotto assassinato, Daniel Faulkner, 25 anni, fu assassinato a colpi d’arma da fuoco mentre stava arrestando il fratello di Abu Jamal. Nella sparatoria fu ferito anche lo stesso Mumia. Tre persone testimoniarono di aver visto Abu Jamal sparare all’agente che aveva fermato suo fratello per una contravvenzione stradale.

Una vita nel braccio della morte
Abu Jamal, il cui vero nome è Wesley Cook, ha 53 anni: a 15 anni fondò la sezione delle Pantere Nere di Filadelfia. Negli anni Settanta divenne uno dei piu’ noti giornalisti radiofonici di colore. In carcere ha scritto il best seller ’Live from death row’, in cui racconta come si vive nel braccio della morte. Per la sua salvezza in questi anni hanno lanciato appelli numerose organizzazioni umanitarie e movimenti politici, ma anche capi di Stato e Parlamenti.

Prime reazioni
La notizia della probabile commutazione della pena capitale in ergastolo per il comitato di sostegno ad Abu Jamal è una "decisione devastante", tanto che per oggi sono state indette manifestazioni per le strade di New York e, il prossimo mese, a Filadelfia.

Interrogativi e dubbi
La giuria che ha condannato Abu-Jamal era composta da 10 bianchi e due neri. Ma la corte di appello non ha preso in considerazione le accuse di razzismo visto che i due terzi dei giurati ricusati erano neri, un fatto che secondo i legali del condannato ha costituito una violazione dei suoi diritti costituzionali.

Nei primi anni ’80 Abu-Jamal era in prima linea nella denuncia delle violenze della polizia di Filadelfia, spesso a carattere razzista. Di notte, per arrotondare lo stipendio,il giornalista faceva il tassista. La notte tra l’otto e il nove dicembre 1981, alle 4 del mattino, la polizia trova per la strada Mumia privo di sensi ferito da un’arma da fuoco, accanto al cadavere di un poliziotto della città, appunto Daniel Faulkner.

L’anno successivo, al termine del processo, Abu-Jamal viene condannato a morte. Ingiustamente secondo la difesa, anche perche’ l’arma del delitto e’ diversa rispetto a quella che il tassista portava legalmente con sé.Ci sarebbero seri dubbi sulla presenza sul luogo del delitto di quella che l’accusa ha presentato come supertestimone, una prostituta di nome Cynthia Whte, mentre diversi anni dopo un uomo di nome Arnold Beverly, avrebbe addirittura confessato l’omicidio di Faulkner.

Non finisce qui: secondo la stenografa del tribunale al tempi del processo, Terri Maurer-Carter, il durissimo giudice Albert Sabo avrebbe detto ad un certo momento: "Farò di tutto per aiutarli a friggere questo negro". A quei tempi non si parlava di iniezioni letali, ma di sedia elettrica