Fonte il manifesto 30.03.08

Milano, fino all’ultimo voto per Expo 2015

Domani a Parigi la decisione finale. Il sindaco Letizia Moratti è fiduciosa: «Siamo in vantaggio, abbiamo il progetto migliore». Ma Smirne e la Turchia sono al centro degli interessi di Stati uniti e Cina.

Milano - Domenica 30 marzo 2008

Caccia all’ultimo voto per Expo 2015. Mancano poche ore alla decisione finale del Bureau international des expositions (Bie). Domani alle 18 a Parigi vincerà Milano o Smirne. Ci saranno tutti. Letizia Moratti, Assolombarda, la Camera di Commercio di Milano, Fiera-Milano, Fiat, Finmeccanica, Eni, Edison, Roberto Formigoni, Filippo Penati, Massimo D’Alema e il premier Romano Prodi. Dopo la picchiata di Alitalia e Malpensa, i rifiuti di Napoli, ci mancava solo la mozzarella di bufala alla diossina per compromettere l’immagine all’estero dell’Italia. Ma il ballottaggio in realtà dipende da giochi geopolitici e da una sorta di corsa al mercato dei voti dei paesi più piccoli e più comprabili. Il risulato è incerto. Sulla carta Milano è in vantaggio: ha un progetto migliore e l’appoggio di grandi nomi, Al Gore in testa. I paesi dell’America centrale e meridionale sono per Milano. In Europa, Francia, Spagna e Ungheria votano Milano, mentre Polonia, Grecia e Germania votano Smirne. La Turchia gode di una posizione centrale sullo scacchiere internazionale, anche se patisce le tensioni interne con curdi e filoislamici, è il ponte in Medio oriente degli Usa. Gli Stati uniti non partecipano al Bie ma ovviamente lo condizionano. E la città turca gode dell’appoggio dell’est Europa e della Cina che ha interessi sul porto nell’Egeo. Milano, dunque, è davanti ma rischia di rimanere accerchiata.
Il sindaco Moratti dice di puntare ad avere 100 voti su 154. Salvo sorprese. Il voto è segreto e i voltafaccia non sono affatto rari. Il gioco degli ultimi giorni consiste nell’iscrivere al Bie nuovi paesi. In un anno sono passati da 98 a 154. Solo negli ultimi giorni se ne sono aggiunti 12.
Tutti, però, contano allo stesso modo: la Cina vale come un’isoletta del Pacifico facilmente condizionabile. Milano per fare campagna acquisti non ha lesinato risorse. Sono stati spesi almeno 15 milioni di euro, 7 più del previsto, tra missioni all’estero e regalie varie. Palazzo Marino, con l’aiuto del Governo, della Regione Lombardia e della provincia di Milano ha comprato scuolabus nei Caraibi, sei borse di studio per ragazzi di Yemen, Belize, Santa Lucia, Grenada Bahamas, St.Kittis e Nevis, é stata promessa una tranvia in Costa D’Avorio, a Cuba sono finiti vecchi bus dell’Atm. In caso di vittoria è stato promesso a paesi africani un tesoretto di 52 milioni di euro. Ai paesi in via di sviluppo è destinato anche il progetto di microcredito firmato dalla Moratti con Jacques Attali. Ma non mancano anche regalini più modesti ma più «personali»: biglietti per la Scala o per San Siro ai delegati Bie, magliette dell’Inter e del Milan ai capi di stato, buoni shopping. Vale tutto. D’altronde Expo per Milano significa 20 miliardi di euro (4,1, solo per l’area espositva a Rho-Pero), 70 mila posti di lavoro, milioni di visitatori, e una forte spinta per la realizzazione di infrastrutture e progetti edilizi, spesso controversi. Strade come la Brebemi, la Pedemontana, e mega grattacieli come il progetto Citylife nella ex Fiera e la città della moda nel quartiere Garibaldi-Repubblica. Una colata di cemento per un giro d’affari enorme a favore di pochi speculatori. E’ già stato presentato anche il progetto per la realizzazione a Milano della Borsa agroalimentare telematica. E c’è chi teme che l’esposizione milanese diventi una fiera del biotech geneticamente modificato.
Anche per Malpensa, dove proprio domani Alitalia prende definitivamente il volo, Expo potrebbe essere l’ultima occasione per non precipitare. Non a caso Bruno Ermolli, l’uomo incaricato da Berlusconi per inventarsi la fantomatica cordata italiana, in questi mesi ha volato in giro per il mondo per sponsorizzare la candidatura di Milano. E Expo prometta di portare milioni di nuovi visitatori a Milano e quindi anche nuovi voli.
Il sindaco Letizia Moratti è in pianta stabile a Parigi. Da giorni tiene le fila del difficile lavoro diplomatico che si svolge dietro le quinte. Tra battute e colpi bassi la corsa al voto continua fino alla fine. In pubblico, invece, le due città contendenti danno spettacolo. Dopo il concerto dell’orchestra della Scala a Parigi, Paolo Conte ha suonato al Louvrecon visita guidata di Vittorio Sgarbi alla Gioconda. Sul tetto del Grand Arche della Défense venerdì si è tenuta una cena di gala preparata dal cuoco Carlo Cracco. Oggi serata finale all’Opèra con il concerto di Elisa e le griffe italiane da Valentino alla Ferrari. Sono attesi anche i giocatori del Milan Seedorff e Kakà. Domani alle 14,30 davanti al Bie le città si presenteranno per l’ultima volta. Per Milano canta Bocelli e parla il cantante africano Youssou’n’Door. Alle 17,30 il verdetto.
Comunque vada il 6 aprile a Milano si festeggerà con una parata in corso Buenos Aires.
Se sarà un trionfo, l’impatto sulla città si valuterà con il tempo. Persino i verdi milanesi considerano Expo un’occasione da non perdere. Solo il comitato No Expo chiede meno cemento, più verde e più edilizia popolare. Immediato invece sarà l’effetto sulla campagna elettorale. Tutti si vanteranno della vittoria, compreso l’uscente governo Prodi. Ma l’eroina sarà Letizia Morati. Se Milano invece perderà la Moratti sarà lasciata sola a governare una città senza più un progetto.

di Giorgio Salvetti