
Duemila persone in piazza Maggiore ieri pomeriggio hanno reso invisibile la presenza intollerante e violenta di Giuliano Ferrara.
Una piazza militarizzata e blindata il cui ingresso è stato reso (im)possibile attraverso una selezione arbitraria delle forze dell’ordine, che non sono tuttavia riuscite a fermare la gioiosa e determinata rabbia delle centinaia di ragazze che hanno preso le prime file per esprimere dissenso creando un ulteriore nuovo momento di affermazione del diritto all’autodeterminazione delle donne.
Una moltitudine composta di soggettività non organizzate unite in quello spazio e in quel momento dalla comune determinazione ad essere felicemente protagonista di una giornata di lotta.
Giuliano Ferrara per farsi sentire ha dovuto urlare, e lo ha fatto contro duemila persone corse ad invadere la piazza per affermare la volontà di riappropriarsi di discorsi che riguardano innanzitutto i corpi e i desideri delle donne.
Una risposta forte, sollecitata dall’invito rivolto dalla neoconvocata Rete per l’autodeterminazione, che in soli due giorni ha saputo intercettare un’eccedenza reale, moltitudinaria, desiderante. Che è rimasta salda sotto il palco anche dopo le numerose e pesanti cariche della polizia. Che ha costretto Ferrara ad interrompere prima del tempo il suo sguaiato comizio. E che ha poi occupato quello stesso palco con le parole e i corpi delle uniche che ne avevano il reale diritto, aprendo finalmente quello spazio anche all’altra parte del presidio, costretta a rimanere in piazza del Nettuno dallo schieramento delle forze dell’ordine. E che ha affisso lo striscione “Fuori i nostri corpi dal vostro controllo” al posto degli aberranti vessilli elettorali della lista Pro-life.
Le immagini, le impressioni, le parole che hanno attraversato la piazza nella giornata di ieri sono le risposte che diamo alle accuse di violenza e intolleranza scagliate oggi dalle pagine dei giornali e dalle dichiarazioni dei politici di tutti gli schieramenti che vorrebbero svuotare il senso e la forza di quanto accaduto.
Le duemila soggettività si sono riconosciute e autorganizzate in quella piazza nelle modalità e nelle pratiche di contestazione molteplici vivaci e rumorose che niente hanno a che fare con la violenza e l’invadenza imposta alla città dalle invettive di Ferrara e dei suoi candidati, le cui voci sono state diramate con altoparlanti anche lungo via Rizzoli.
Il nostro obiettivo – lo ripetiamo – non è Giuliano Ferrara.
Il nostro obiettivo è smascherare e denunciare tutti i micro e macro dispositivi di controllo e normazione dispiegati lungo le nostre vite che vorrebbero ordinarci le modalità e le forme delle nostre esistenze, in quanto donne, uomini, lesbiche, gay, trans, ...
Siamo gioiosamente intolleranti verso chi, soprattutto se uomo, prende parola in merito ai nostri corpi.
Siamo fortemente intolleranti verso la violenta reazione delle forze dell’ordine e verso la loro scomposta gestione dell’“ordine” pubblico.
Siamo intolleranti nei confronti di chi oggi ci accusa di inciviltà, ma da anni tenta di frenare la manifestazione del dissenso attraverso un serrato e militarizzato controllo sui nostri corpi e sui nostri spazi.
Guai a chi ci tocca!