
Il tour mondiale di 140mila chilometri della torcia olimpica non ha vita facile. Dopo la prima contestazione in occasione della cerimonia di accensione a Olympia il 24 marzo scorso, la fiaccola è stata accolta dalle proteste anche a Istanbul, Londra e Parigi, l’ultima tappa europea. Ad attendere il simbolo dei Giochi Olimpici 2008 di Pechino proteste e dimostrazioni anche a San Francisco in California.
Nella capitale britannica i 50 kilometri di corsa sono stati percorsi fra i continui tentativi di blocco della marcia. Due manifestanti hanno anche tentato di spegnerla con degli estintori.
Sul ponte di Westminster, accanto al Parlamento, alcuni attivisti hanno srotolato uno striscione su cui era scritto "One World, One Dream: Free Tibet 2008", sbeffegiando lo slogan ufficiale delle Olimpiadi. 30 gli arresti fra i manifestanti.
Il giorno successivo nuove proteste a Parigi. Poco dopo la partenza della staffetta dalla torre Eiffel alcuni manifestanti hanno cercato di spegnerla costringendo il teodoforo a salire in più tratti su un autobus della sicurezza.
Tre attivisti di Reporters sans frontières si sono incatenati alla struttura d’acciaio del monumento a circa 70 metri di altezza attaccando la bandiera nera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette. 3.000 gli agenti impiegati per garantire il passaggio della fiaccola, secondo Scotland Yard, sono state arrestate 37 persone.
Insieme a Bruno Bartolozzi, capo redattore del Corriere dello Sport/Stadio, la cronaca dell’accaduto dal punto di vista dei media internazionali. Ma non solo di fiamma olimpica si parla all’interno dell’intervista.
Bruno Bartolozzi infatti, non si tira indietro e porta avanti parallelamente alle vicende legate alle contestazioni della fiaccola olimpica anche quelle legate alla campagna elettorale di Giuliano Ferrara. "Questa è una nazione bigotta – afferma Bartolozzi – una nazione composta di giornalisti, politici e opinionisti nati per servire".
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