Sgarbi: un referendum sulle «torri storte»

Adriano Celentano aveva aperto la querelle: «Troppo cemento». E Silvio Berlusconi: «I grattacieli? Brutti»

Milano - Venerdì 11 aprile 2008

MILANO - E alla fine della conferenza stampa, seduto accanto a lui, il leghista Roberto Calderoli si sfila dal taschino il fazzoletto verde d’ordinanza e lo mette affettuosamente al collo dell’assessore Vittorio Sgarbi, che se lo tiene addosso giusto il tempo che i fotografi facciano i loro scatti e intanto risponde ai cronisti con un sorriso: «Massì, se volete dite pure che invito a votar Lega, perché no...». Torna così, a meno tre giorni dalle elezioni e accantonato il vecchio dissidio sulle auto blu, la pace tra Sgarbi e Carroccio all’insegna di due due obiettivi comuni: uno strutturale, il «federalismo di gestione per i beni culturali »; l’altro contingente, un «referendum consultivo sui tre grattacieli di Citylife».

È questa del referendum la puntata odierna della telenovela grattacieli, quella aperta da Celentano sul «troppo cemento », portata avanti da Berlusconi sul fatto che «sono brutti», infine raccolta dall’architetto Libeskind con l’argomento che «Berlusconi è un fascista»: col che «è evidente — conclude Sgarbi sintetizzando il disagio della maggioranza di governo milanese — che il problema ora è politico». Traduce: «Gli architetti progettano, ma dev’essere la politica a decidere che città vuole». «Noi della Lega la vogliamo bella e normale » dice Matteo Salvini. «E allora — riprende Sgarbi — poiché la politica è espressione del popolo si faccia un referendum per vedere se i milanesi vogliono o no quei tre mammozzi». Calderoli dice «giusto», Salvini va già sul tecnico: «Accorpiamolo a quello che abbiamo già chiesto su Ecopass».

Quanto poi a bloccarle sul serio, le torri in questione, è un altro discorso: «Bisogna vedere quanto costa — concretizza Salvini — dire no adesso». Perché il concorso è vinto, le penali sono penali, e i danée sempre danée. «Ma sempre meglio una penale che ostinarsi nell’errore», correggerà più tardi Roberto Maroni. Poi, un giorno, ci sarà anche il discorso dei beni culturali. Tornato fuori l’ultima volta con la querelle per le luci di Greenaway sul Cenacolo leonardesco, autorizzate da Sgarbi quindi bloccate dalla Sovrintendenza. «Nessuno discute — dice Sgarbi — la necessità di una autorità univoca che sovrintenda ai criteri di restauro e preservazione dell’arte. Ma la "gestione" ordinaria è un’altra cosa. E lì devono essere gli enti locali a decidere». «Giusto», concorda ancora Calderoli. E gli passa il fazzoletto.

Paolo Foschini
11 aprile 2008