Comunicato di adesione al corteo promosso dall’Ass. Città Migrante

Reggio E. - Sull’eccellenza del sistema Emilia Romagna.

Per un 1° Maggio di lotta a Reggio Emilia

Reggio Emilia - Sabato 12 aprile 2008

Eccellenza, bella parola, quasi riporta la memoria al voto massimo che poteva aspirare un alunno delle elementari. Eccellenza, una parola, un grado di misura molto emiliano, che spesso troviamo associata con enfasi alle nuove misure di governance della produzione attuale. Risulta strano però che questo giudizio sia sempre assegnato da assessori, sindaci, sindacalisti, direttori artistici, operatori dell’industria e del commercio al loro operato; quelle stesse figure che poi vediamo unirsi in cori di biasimo per le condizioni di precarietà del lavoro e dei mille assassinii bianchi all’anno; quelle stesse figure che sono responsabili di questo degrado e della palese incapacità nel trovare rimedio.

Del nostro territorio emiliano, laboratorio politico e sociale d’avanguardia del PD , viene data spesso un immagine idilliaca, di primato, di un mondo dove secondo alcuni tutto ha il suo spazio, un suo ritmo, il suo posto. Una visione dove operaio e padrone siedono fianco fianco, italiani e migranti che condividono lo stesso marciapiede, affittuari e agenzie immobiliari in simbiosi, precari ed agenzie interinali in luna di miele, lavoratori cognitivi e proprietà privata intellettuale necessari l’una all’altro... e via discorrendo. Sembrerebbe di descrivere il magico mondo di piddì, quello della campagna elettorale permanente, quello del “yes we can”. Quello delle grandi opere “utili” e democratiche, di magnifici ponti che uniscono il vecchio secolo al nuovo, il passaggio tra il capitalismo industriale novecentesco e quello cognitivo attuale, simbolicamente impersonificato dal ponte reggiano di Calatrava sull’A1 e la TAV, graziosamente abbinato dalla futura stazione medio padana dell’alta velocità. Centinaia di milioni di euro per costruire la nuova piramide di keope, monito del dominio culturale e politico.

Un’ altro pianeta quello che noi viviamo quotidianamente. Siamo dotati di vista non dissociata e questo ci fa vedere il ponte senza però rimuovere la foto della baraccopoli che nasce sotto le arcate. Quel mondo dove cambiano le coordinate e i modelli produttivi ma la sostanza è sempre quella, accumulazione capitalista estratta dal plusvalore del lavoro. Oggi plusvalore lo produciamo dalla sveglia all’addormentarsi, facendo il turno stressati nelle cooperative sociali, nelle fabbriche di produzione materiale o immateriale, facendo volare alle stelle il titolo in borsa di myspace , goggle o you tube senza percepirlo perchè non paghiamo canone, arruolandoci nel lavoro di cura che riempie il vuoto della crisi della sanità, pagando salato il pedaggio per vivere e accedere ai diritti basilari come salute, casa, educazione, pace, diritti ambientali, cultura e svago. Oggi se è vero che il capitale si nutre sempre più di rendita privatizzando questi beni il nostro compito sarà sempre più quello di escogitare nuove forme di sciopero e blocco per recuperare il bene comune, il reddito sociale, capendo che la sola battaglia salariale non è più sufficiente. Per questo vogliamo tornare a scendere in piazza il 1°maggio nelle nostre strade, rinnovando lo spirito di questo giorno importante, togliendolo finalmente dall’apatia che lo vuole ingessato nella maratona catodica delle tante piazze S.Giovanni seminate in ogni città. Vogliamo condividere questo giorno con tutti coloro che non ne possono più di caste politiche e sindacali e vogliono autodeterminare una volta per tutte il proprio destino, riprendendo la parola e l’iniziativa.

Noi aderiamo al corteo dell’associazione Città Migrante perchè siamo convinti che è dal soggetto precario migrante, prototipo estremo del lavoratore dannato, che trarremo lo spunto per un nuovo ciclo di lotte insieme. E’ evidente che per far ciò dobbiamo unire conflitti di lavoro e battaglie per la cittadinanza piena. I migranti oggi sono il 15% della forza lavoro emiliano romagnola, tenendo conto solo di coloro provvisti del permesso di soggiorno, ma ciò non basta a renderli esenti da campagne criminalizzatrici e razziste, dal continuo esproprio dei più elementari diritti lavorativi come ad esempio essere pagati quanto pattuito ad ogni fine prestazione.

Oggi nella nostra città le forze dell’ordine in concerto con gli apparati politici emettono migliaia di decreti d’espulsione di cittadini stranieri ogni anno, togliendo ogni speranza di accedere all’unica possibilità di regolarizzazione prevista dalla normativa, ovvero il decreto flussi; ma come è facile accorgersi la maggior parte delle espulsioni non viene eseguita. Perchè? Semplice, il sistema economico non può reggersi senza la manodopera a bassissimo costo rappresentata dall’esercito di irregolari, un esempio per tutti la speculazione immobiliare e boom edilizio reggiano figlio del piano regolatore “Malagoli” del ’99. Oggi i danni di questa speculazione sono visibili a tutti: cementificazione, infiltrazioni della n’drangheta, migliaia di cittadini alle prese con mutui sanguisuga ed emergenza abitativa. Ma chi crudelmente paga di più è il lavoratore straniero che faceva comodo quando il mercato del mattone tirava, ma ora che le case non si vendono più il classico “calcio nel culo” è assicurato. Anche in questa logica vanno letti gli appelli elettorali alla tolleranza zero contro rom e clandestini di sindaco Delrio e presidente della provincia Masini, ovvero l’esubero di manodopera straniera va drasticamente diminuito e i nostri uomini in divisa svolgeranno egregiamente questo compito. Altro che ripristino della sicurezza e legalità, come viene venduto alla gente, ma regolazione della manodopera schiava nel mercato del lavoro reggiano.

Nella nuova riorganizzazione bipolare di palazzo sono malviste altre forme di vita, soprattutto se autodeterminate e conflittuali; esattamente come lo sono le comunità che migrano fisicamente o idealmente superando frontiere ed esigendo reddito, pace e libertà.

Facciamo appello ai precari e alle precarie, organizzazioni e sindacati di base, oppressi dal carovita, occupanti di case per necessità, centri sociali, tutti coloro che credono in un altro tipo di cooperazione, agli operatori sociali stanchi di sobbarcarsi i deficit del welfare pubblico perché si uniscano insieme ai migranti convocati dall’associazione Città Migrante affinché nessuno sia mai più relegato nei gironi dell’irregolarità e della precarietà, o “eccellenza”come si suole dire a Reggio Emilia.

Laboratorio Aq16

1° maggio Reggio Emilia Meeting point, piazzale della stazione ore 14.00

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