Elezioni 2008

Le accelerazioni delle tendenze generali dei sistemi politico-rappresentativi

Intervista a Beppe Caccia

Martedì 15 aprile 2008

-  [ audio integrale ]
In questo risultato, con una chiarezza e una nettezza che erano difficili da immaginare prima, si vedono all’opera in maniera più accelerata di quanto avessimo previsto alcune tendenze di carattere generale che investono i sistemi politico – rappresentativi di tutti i paesi avanzati del capitalismo maturo, dell’occidente, insomma chiamiamoli come vogliamo, ma con alcuni elementi di specificità e anomalia italiana.
Dicevo di un’accelerazione più forte di quanto avessimo immaginato, queste grandi tendenze le avevamo individuate, forse non avevamo capito che la velocità con cui queste tendenze si affermavano era maggiore del previsto e questa tendenza è la tendenza alla semplificazione del sistema della rappresentanza politico – istituzionale, lo sfoltimento della presenza di partiti/partitini, il concentrarsi della rappresentanza intorno a due poli molto forti che fanno quasi piazza pulita di tutto il resto ma che sono al loro interno attraversati da profonde contraddizioni, questo è il dato che credo, nel momento in cui la rappresentanza politico – istituzionale affronta dei meccanismi di semplificazione estrema, estremamente veloce come abbiamo visto in queste due giornate elettorali, è anche vero che introietta le contraddizioni sociali.
Le contraddizioni sociali, le tensioni, che attraversano le società di questi paesi a capitalismo maturo, vengono proiettate all’interno di questo schema apparentemente semplificato, apparentemente ridotto a due che si afferma sul terreno della rappresentanza istituzionale. E qui in Italia lo vediamo con una chiarezza disarmante.

Sicuramente sul versante del centro sinistra, il Partito Democratico di Veltroni fa un’operazione in tempi molto accelerati. Tenete conto che sono soltanto del mese di ottobre il voto delle primarie, fa un’operazione che gli riesce a meno di metà; nel senso che fa il pieno dei voti alla sua sinistra, ma sicuramente, per usare queste metafore spaziali, non sfonda affatto al centro, non conquista un voto in più oltre i confini tradizionali dell’elettorato di centro sinistra, rimane fortemente insediato nelle regioni dove è più forte la presenza degli enti locali degli eredi del Partito comunista e della Democrazia cristiana, in Toscana, in Emilia Romagna, nell’Italia centrale, ma sicuramente non conquista un voto in più nelle regioni del nord – est e tanto meno al sud.
Alla destra dello schieramento politico, invece, c’è questo successo, imprevisto nelle sue dimensioni, perché molti commentatori avevano immaginato una vittoria sul filo del rasoio per Berlusconi ma è una vittoria che è segnata e caratterizzata dal raddoppio dei consensi elettorali in termini assoluti e in termini percentuali per la Lega al nord del paese, tra il Piemonte, ma soprattutto in Lombardia e Veneto dove la Lega erode anche molto del consenso elettorale del nuovo Popolo della libertà dove sicuramente chi è messo peggio è Alleanza Nazionale e questa rinunciataria alleanza che Fini ha deciso di fare con Berlusconi.
Qui la Lega come era stato, intendo dire per dimensioni perché poi il fenomeno è stato molto diverso, nel 1992 qua fotografa una tendenza.

Quali sono le differenze tra il voto allora per la Lega e il voto oggi così alto di nuovo?
Io credo che le differenze vadano soprattutto ricondotte al contesto in cui questo boom elettorale della Lega si afferma e il contesto qual’è?
Allora il contesto era quello della crisi delle strutture rappresentative della prima repubblica, del sistema dei partiti, del meccanismo che regolava i rapporti tra impresa e sistema dei partiti fondato sulla corruzione diffusa e il finanziamento ai partiti in un contesto internazionale che era quello della crisi del mondo bipolare, del mondo diviso in blocchi, la fine dei vincoli di carattere internazionale che limitavano di fatto la democrazia rappresentativa di questo paese e il voto alla Lega aprì, e per altri versi sancì, quella crisi del sistema partitico della prima repubblica, dando per la prima volta voce e rappresentanza alla composizione sociale della piccola – media impresa in particolare, già allora con una forte componente di voto di protesta operaio è del 1993 – 94 la ricerca del sindacato dei metalmeccanici della C.G.I.L. lombarda che individua come la Lega allora sia il primo partito per voto operaio e il primo partito tra gli operai della grande impresa metalmeccanica nel nord del paese.
Oggi il contesto è quello per cui questa stessa composizione sociale che è stata attraversata in entrata e in uscita dai processi della globalizzazione economica, in entrata e in uscita che cosa significa?
In entrata affronta delle dimensioni che il fenomeno migratorio ha raggiunto nelle regioni del nord e del nord – est del paese dove ormai andiamo su tassi della presenza di immigranti, in Lombardia e in Veneto, che sono tassi di livello europeo ormai, appunto avvicinandosi a quel dieci percento che è il livello della presenza migratoria in Francia, in Germania, anche se là il fenomeno è stato distribuito in termini di arrivi, di insediamento e di radicamento di questa presenza è stato maggiormente diluito nel tempo.
In uscita significa che proprio questi sistemi dell’impresa in rete e della piccola impresa diffusa, della media impresa che riorganizza le attività produttive all’interno di sistemi produttivi locali è stato fortemente sollecitato con diverse crisi e momenti di tensione economica ricorrenti in questi anni dai processi di de localizzazione produttiva e sono avvenuti in maniera molto differenziata, nel senso che all’interno di questa composizione sociale della piccola media impresa diversi soggetti si sono dislocati, si sono ricollocati in maniera diversa a seconda del grado di innovazione e a seconda del rapporto che sono più o meno riusciti a costruire con i mercati globali sia in termini di mercati di sbocco, sia in termini di capacità di esportazione, ma anche soprattutto in termini di ricollocazione dei diversi segmenti del proprio ciclo produttivo in una gerarchia molto articolata tra vincenti e perdenti.
Con la crisi finanziaria, la crisi del sistema finanziario internazionale che si sta progressivamente avvicinando e che sta mettendo in discussione, non solo la disponibilità di reddito dei ceti medio bassi, ma anche il futuro di molte di queste realtà della micro impresa con i venti della crisi che iniziano a soffiare di cui questa composizione sociale ha anche la capacità di annusare l’aria, di capire che cosa sta arrivando, di capire verso quali difficoltà, verso quali ulteriori processi di feroce gerarchizzazione all’interno del sistema stesso d’impresa, si sta andando ed ecco che compare il voto della Lega con una componente direi di rancore anticipato chiamiamola propriamente reazionaria, cioè di reazione a questa prospettiva. E la reazione qual è? È quella potremmo dire quasi di un riflesso incondizionato.

Tu giustamente stai definendo la differenza tra il voto precedente della Lega e quello di adesso non come un ritorno al passato ma come "un’anticipazione" di reazione di un certo tipo di composizione, di struttura, produttiva anche del modello del nord a questa crisi globale che avanza, che tra l’altro se porta anche i massimi responsabili del Fondo Monetario Internazionale a segnalare la pericolosità della situazione sicuramente sarà molto più reale, ed è molto più reale di quello che anche possiamo immaginare. Dentro a questo contesto la questione dell’immigrazione. Siamo in una situazione in cui da un lato la Lega non ha abbandonato, ovviamente, un suo cavallo di battaglia che è quello della lotta all’immigrazione, ma siamo in un contesto produttivo, sociale, nei nostri territori, in cui migliaia di uomini, donne a migliaia che sono arrivati, sono strutturalmente necessari, non solo nella definizione del sistema produttivo, ma della riproduzione sociale. Sarà un bel "casino" per Berlusconi ma anche per l’assetto del nuovo governo affrontare la questione. Perché non è che le frontiere si possono chiudere e mandare via la gente, ma contemporaneamente si dovrebbe rispondere a una reazione di rancore anticipato, come dici tu, che vede e tenta di scaricare, ad esempio, il peso della crisi sulla figura dei migranti che arrivano.
Di sicuro, è il primo capro espiatorio. Saranno il primo capro espiatorio quando il peso della crisi inizierà a farsi sentire pesantemente sui livelli occupazionali, sulle quote di reddito disponibile a un qual si voglia redistribuzione. Abbiamo di fronte uno scenario che dal punto di vista economico-sociale, la nostra generazione non ha mai visto e neanche un paio di generazioni prima della nostra hanno mai visto ne conosciuto e la Lega, appunto, è l’espressione di come i settori, chiamiamoli così: meno attrezzati, più esposti, più a rischio, quelli che vedono anche nel migrante un possibile concorrente sul mercato del lavoro si stanno attrezzando.
Questa tematica della chiusura verrà declinata in tanti modi e in tante forme, lo vediamo anche negli stessi uomini di Berlusconi che alla sensibilità e anche al rapporto politico con la Lega, sono più vincolati. Pensiamo soltanto ai ragionamenti che ha fatto Tremonti, che sarà probabilmente il prossimo Ministro dell’Economia nel nuovo governo Berlusconi.
Tremonti ieri sera, dagli schermi televisivi di Porta a Porta, ha detto: "Forse noi vinciamo anche in questo modo, al nord, perché siamo stati gli unici ad aver posto all’interno della campagna elettorale il tema della crisi" cosa che nessuno, penso allo schieramento del Partito Democratico, si era sognato di fare, cioè iniziare a ragionare sul tema della crisi dando delle risposte che sono le risposte di chiusura ad ogni livello, risposte di chiusura che si tengono, nel senso che la risposta ai fenomeni della globalizzazione esterna sono il tema dei dazi e il tema della, pensate un po’ che paradosso, i più liberisti che diventano invece gli alfieri di un discorso di radicale protezionismo e sul fenomeno migratorio tornerà ad essere additato, ma in maniera molto meno ideologica e molto più legato alle dinamiche del mercato del lavoro, l’immigrato tornerà ad essere additato come il nemico dei perdenti nella competizione globale dei questa composizione sociale del nord.

Quello che secondo me va anche sottolineato è che quello che è successo con le elezioni in Italia, non è che chiude degli scenari di possibilità, anzi per certi versi quello che vedremo con tutti i suoi chiaro scuri, con tutta la sua complessità, anche sociale, non semplice e di conflitti, quello che vedremo nel prossimo futuro probabilmente è proprio questo, una dimensione in cui i nodi sociali diventeranno terreni di grandi conflitti e contestazioni e dimensioni di piazza, c’è per altro questa sotterranea preoccupazione un po’ da parte di tutti gli opinionisti.
Neanche troppo sotterranea, basta leggere le interviste, questa mattina, del Presidente della Repubblica, emerito Francesco Cossiga, dove nel suo linguaggio dice: "qua l’esclusione della rappresentanza della sinistra radicale dall’arena parlamentare rischia di far rinascere il terrorismo". In realtà lui chiama così un problema che hanno, che è quello del fatto che è la pesantissima sconfitta. E per altro devo dire da pochi annunciata, perché sono stati in pochi a parlare di una Sinistra Arcobaleno che nasceva morta, in un cartello elettorale senza prospettive e senza futuro, per una volta devo dire…

Tu ci avevi visto giusto...
L’avevamo azzeccata per una volta. Questo non è la fine della rappresentanza politico parlamentare della cosiddetta sinistra radicale, viene vista dal punto di vista di reazionari intelligenti alla Cossiga e anche un po’ matti e un po’ visionari, come uno spazio per il conflitto sociale, per la radicalità anche nelle forme in cui il conflitto sociale andrà ad esprimersi, maggiore, è evidente no!
Quello che dice Cossiga, guardate che l’equivoco Bertinottiano, questo tentativo che c’è stato negli ultimi anni di spiegare che la rappresentanza politico istituzionale della sinistra radicale era la proiezione istituzionale della stagione dei movimenti contro la globalizzazione, contro la guerra, eccetera eccetera, era un elemento di limitazione della radicalità, delle potenzialità di rottura dei movimenti e dei conflitti sociali in questo paese. Mi sembra che sia come dire la prova del nove di tanti ragionamenti fatti in questi ultimi anni sul ruolo giocato dalla cosiddetta sinistra radicale, prima e dopo l’esperienza del governo Prodi. Per cui la loro paura è questa, nel momento in cui viene meno questo equivoco, viene meno l’elemento di rappresentanza politico istituzionale pretesa dei movimenti e dei conflitti sociali più radicali, lo spazio che invece nella società c’è per le forme di movimento per una pluralità di conflitti è sicuramente maggiore.
Dopodiché lo schema non è mai così meccanico, io credo che vedremo delle cose molto molto interessanti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, anche perché questo spazio che c’è dentro alla società, dentro i conflitti, per i movimenti, ha dall’altra parte un assetto governativo che al di là delle dimensioni del successo dell’alleanza Berlusconi – Lega, è al suo interno come dicevamo pieno di strutturali e intrinseche contraddizioni.
Perché sono le contraddizioni strutturali ed intrinseche a qualsiasi modello di governo di una dimensione sociale dentro un contesto globale che si presenta sempre più con caratteristiche di obbiettiva ingovernabilità. L’ingovernabilità è la caratteristica propria dei sistemi economici, politici e sociali di questo inizio del ventunesimo secolo.

Nel dire questo siamo in buona compagnia, perché mi pare appunto i più grossi analisti, come citavamo prima, del Fondo Monetario, della Banca mondiale, il vertice del G7, tutti abbiano l’espressione preoccupata di chi dice: "e adesso come governiamo questa dimensione della globalizzazione che ci pone di fronte a problemi strutturali che sono difficilmente risolvibili?"

Guardalo nel piccolo, non sarà casuale che uno come Berlusconi non stia facendo i salti di gioia.

Anzi ha impostato il suo discorso su questo, abbiamo davanti cinque anni di duro lavoro e forse questo è stata una delle cose che ha premiato. Il fatto appunto di dire chiaramente: sta arrivando una crisi, siamo in crisi, è una crisi economica finanziaria eccetera, per cui quello che noi proponiamo non è il mondo dei sogni di Veltroni, "Yes, We Can", l’Italia si rimetta in piedi, l’Italia è anche difficile che si rimetta in piedi, dal punto di vista diciamo del neoliberismo in una situazione internazionale dove tutto va verso altre dimensioni.
In questo sicuramente Berlusconi ha impostato anche la campagna elettorale cogliendo, come dicevi tu, quello che la gente percepisce, più che quello che si vorrebbe vedere.

Oggi pomeriggio a partire dalle quattordici ci sarà lo spoglio delle schede delle votazioni regionali e di Roma...
Sì che credo ci sia da dedicare un’attenzione particolare a questi laboratori territoriali perché il discorso è diverso. Gli stessi numeri della partecipazione, lo notavamo già ieri prima della chiusura dei seggi, sono sensibilmente differenti tra il voto politico nazionale e il voto amministrativo locale; perché anche qui evidentemente c’è una percezione da parte del corpo elettorale di poste in gioco differenziate e di partite diverse, per cui stiamo a vedere. Avremo modo di commentare diversamente i risultati locali rispetto al dato delle elezioni politiche generali.

I dati sulla partecipazione, ma anche come il voto si è distribuito, evidenziano dei processi di esodo dalla rappresentanza, quello che viene chiamato voto di protesta, quanta parte del voto ha l’Italia dei valori, allo stesso Di Pietro è in voto anti casta, per quanto deformato culturalmente, deformato in maniera un po’ orrenda ma quanto è voto anche quello di carattere "anti sistemico", quanta parte anche del voto alla Lega ha queste caratteristiche. Per cui ci sono processi di esodo dai meccanismi della rappresentanza politico istituzionale, che non si misurano soltanto sulla crescita per quanto significativa, tendenziale dell’astensione e in generale dell’area del non voto, ma che attraversano anche il modo con cui si sono distribuiti i consensi sul piano delle elezioni politiche parlamentari nazionali.

Vedi anche:
«Meglio gli eretici del Pd che l’Arcobaleno» Fonte: Il Manifesto 05.04.08
Beppe Caccia lascia la Sinistra Arcobaleno Fonte: Il Gazzettino di Venezia 14.03.08

Vai allo speciale Vincitori, perdenti e grandi sconfitti