Collettivo Sottotetto - Verso il 1°maggio

In piazza con Città Migrante

Reggio Emilia - Giovedì 17 aprile 2008
Reggio Emilia ha visto negli ultimi anni uno sviluppo edilizio spropositato, milioni di metri cubi di cemento, decine di migliaia di case. Basta guardarsi intorno girando per la città, senza un occhio particolarmente attento, senza nessuna particolare sensibilità. Basta guardare.

Ma siamo qui per parlare del primo maggio, il primo maggio di mobilitazione lanciato dall’associazione Città Migrante, e cosa c’entrano le case, cosa c’entra l’edilizia con i migranti? Andiamo a vedere, facciamoci qualche domanda, proviamo a darci qualche risposta.
Chi costruisce in questa città?
Materialmente, oggi, in questa città chi costruisce sono i migranti, preferibilmente senza permesso di soggiorno in modo da poter essere più ricattabili, e preferibilmente, ma va da sé, con l’acqua alla gola e disposti quindi a lavorare tanto per ricevere poco,quando non addirittura niente. Come si dice: minima spesa, massima resa.
Perchè si costruisce in questa città?
Sicuramente lo scopo di tanto gettar cemento non è garantire il diritto ad un’abitazione degna, ad una casa, alla popolazione. Ci sono più case che famiglie residenti ma ci sono anche famiglie senza casa. Che non sia speculazione? Che non sia rendita? Che non si vogliano usare le costruzioni a mo’ di cassaforte per custodire gli investimenti di chi nelle banche non può confidare? Non sarà, come diceva il famigerato slogan, che “l’economia gira con te?”.
Chi ci guadagna?
A guadagnare sull’anomalia edilizia reggiana sono sicuramente in tanti: costruttori, mafiosi , amministrazioni conniventi...Chi invece non ci guadagna è la manovalanza sfruttata, i lavoratori usa e getta, quelli che ci si può anche permettere di non pagare, gli esseri umani a progetto, le persone a tempo determinato. Chi non ci guadagna sono tutti quelli che non si possono e non si potranno mai permettere una casa ai prezzi spropositati che raggiungono le abitazioni in questa città, chi non fa parte dell’eccellenza reggiana, compresi naturalmente coloro che le case le costruiscono.
Ma in tutto questo costruire, sotto questo cielo che vediamo solo sotto i ferri delle gru, quante case popolari stanno sorgendo?
Non ci si crederà, ma nessuna casa pubblica sta sorgendo sotto il nostro cielo. Se ne stanno demolendo, se ne stanno distruggendo a suon di martellate con brillantissime operazioni “antiabusivi” (ma siamo sicuri che gli abusi stiano proprio lì dove dall’alto cercano di farci guardare?) ma l’edilizia pubblica non è più contemplata nell’agenda politica: yes, we can! Possiamo eliminare ogni traccia di casa popolare.
Qual è il ruolo delle istituzioni in tutto ciò?
Le istituzioni giocano ruoli fondamentali nella riuscita di questi piani: approvano piani regolatori criminali che prevedono calate di milioni di metri cubi di cemento su un territorio che dovrebbe essere bene comune eliminano l’edilizia pubblica per aiutare i privati nel loro scopo di raggiungere il monopolio totale del bene casa promuovono campagne del terrore contro gli immigrati senza permesso di soggiorno si fanno paladini della legalità che, tradotto in soldoni significa utilizzare le leggi “anticlandestino” come mezzo per mantenere schiavi i lavoratori utili e condannare qualsiasi atto di riappropriazione da parte di chi è stanco di non avere una casa (al secolo i pericolosissimi occupanti).
Cosa possiamo fare noi per cambiare le cose?
Possiamo ripartire dal basso, possiamo unirci con tutti quelli che da queste operazioni non hanno nulla da guadagnare, lavoratori migranti, precari italiani, senza casa. Possiamo ricominciare a prenderci quello che ci hanno tolto e quello che non abbiamo mai avuto. Possiamo essere in piazza tutti e tutte il primo maggio a Reggio Emilia.
-  per il ripistino dell’equocanone
-  per la sospensione degli sfratti
-  per un aumento reale dell’edilizia pubblica
-  per il diritto di cittadinanza a tutte/i

Collettivo Sottetto

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