Rimini - La piazza e l’ordinanza. Le voci della protesta

Rimini - Domenica 20 aprile 2008

Non certo facile, ma nemmeno del tutto inattesa la violazione del pubblico divieto, di gioco, socializzazione, condivisione dello spazio pubblico sancita dalla neo ordinanza comunale della giunta riminese.
La vetrina della città a volte impermeabile alle istanze che nascono dai bisogni e dalle necessità della comunità riminese, è per alcuni momenti tornata ad essere il cuore pulsante e vivo di rottura contro le logiche che sanciscono la privatizzazione e la militarizzazione dei luoghi pubblici e della socialità.
Che dietro questo meccanismo ci sia la crisi sistemica del turismo riminese e la necessità di obbligare le persone a frequentare pub, discoteche e quant’altro è oramai più che evidente, così come è evidente agli attivisti del Paz che molto lavoro c’è ancora da costruire per coscentizzare le persone nel rompere i meccanismi di prigionia legalizzata dentro i quali viviamo.

Voci dalla piazza:
Con Tommy uno dei frequentatori della piazza, abbiamo raccolto alcuni commenti sull’iniziativa che lui e la sua compagnia hanno fortemente sostenuto oltre che esserne pienamente partecipi. Nessuna proibizione e punizione, dice Tommy, si educa al decoro con buone prassi, non con le ordinanze e i divieti.
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Con Marco del Lab. Paz approfondiamo i motivi dell’iniziativa e i modelli di governo del territorio che dalle sperimentazioni di controllo e dominio sul mercato del lavoro stagionale e sui cittadini migranti si estendono, ora, nel cuore cittadino. L’occasione anche per rilanciare la scadenza del 1° maggio a Reggio Emilia, un primo maggio migrante.
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I volti della piazza:
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