zero + zero uguale zero

Tutti assolti perché "il fatto non sussiste" gli imputati al processo in Corte di assise a Cosenza

Venerdì 25 aprile 2008

Stava a zero il tema di prova messo assieme in un dossier di più di mille pagine dagli uomini del Ros. Un faldone che viaggia da Torino a Genova a Napoli per trovare accoglienza finalmente a Cosenza, sui tavoli del pm Fiordalisi e del gip Plastina. A meno di un anno dalle giornate di Genova un teorema composto da un collage di intercettazioni, spiate, pedinamenti, estrapolazioni da documenti, siti telematici e indirizzi mail, infiltrazioni, congetture. Cabale. Un sapore da anni ’70 per ottenere una parvenza di coerenza induttiva a supporto dei capi di imputazione.
Catture in gran clamore mediatico, galera, 41 bis, Tribunale del riesame: tutti liberi subito i venti arrestati. Le accuse non reggono, ma il pm trova il grimaldello procedurale, il gip stila la sua ordinanza. A pag. 128 leggiamo che gli indagati "accarezzano l’idea di sfruttare la forma anomica del movimento per riattualizzare la lotta armata storicamente fallita". Ci sarebbe da ridere.
Mentre pensiamo che una risata li seppellirà si va a giudizio in tredici per i reati di: associazione sovversiva, cospirazione politica mediante associazione, propaganda sovversiva, altri minori. Reati borbonici, ma con pene da cinque a quindici anni di reclusione.
Dopo cinque anni e mezzo a zero è rimasta la capacità di suggestione del pm Fiordalisi nel vano tentativo di smarcarsi dalla rozzezza originaria del materiale accusatorio. Impantanato con testi d’accusa per i quali il Tribunale di Genova ha chiesto si proceda per falsa testimonianza. Assillato dall’inerzia dei media main stream che hanno annusato il bidone. Ingessato nella richiesta di più di mezzo secolo di carcere. In affanno sulle sue stesse linee guida.
A zero sono stati ridotti gli anni di galera richiesti. A zero la semantica dell’eversione. A zero la credibilità del Ros, degli uffici della procura e delle indagini preliminari. E di certa politica sedicentemente democratica. Entro novanta giorni ne conosceremo le motivazioni processuali.

Tutto a zero dunque? Non esattamente. Questo processo (che continuerà, verosimile l’appello) non è solo l’immagine speculare di quello di Genova: lì i fatti reato, le responsabilità individuali, la sperimentazione di nuove fattispecie accusatorie; qui la riesumazione di dispositivi di criminalizzazione ritenuti obsoleti, la creazione fittizia di una "rete". Non è solo la testimonianza concreta di un imponente lavoro fatto da difensori, imputati, sostenitori, da tutti coloro che hanno concorso all’ottenimento di questo risultato.
E’ la dimostrazione - ancora - che è il terreno della giustizia penale quello con cui i movimenti sono costretti a confrontarsi nella misura in cui agiscano conflitto: un impianto accusatorio grossolano ha comunque prodotto un mostro processuale. E non passa giorno senza che episodi di conflitto sociale non vengano trascinati sul tavolo di qualche procura. Magari di sinistra (sinistra ? quale ?). A Cosenza siamo stati e siamo tutti sotto processo, nella consapevolezza che sul banco degli imputati avrebbero dovuto sedere poliziotti, carabinieri, finanzieri, secondini e seviziatori vari loro sodali. E’ anche in ragione di questa coscienza collettiva, del farsi paradigma consolidato il diritto di resistenza all’abuso della forza repressiva, di una massiccia partecipazione non solo simbolica, che abbiamo potuto accogliere con entusiasmo questa sentenza di assoluzione. Nitida e senza ombre.
Ma essere tutti sotto processo mette ancora in evidenza che sotto processo sono sempre i movimenti nelle loro dinamiche di aggregazione. Sono le lotte, le vertenze territoriali, la pratiche di difesa dei diritti, l’opposizione alle guerre, il desiderio di cambiamento. E’ un altro mondo possibile.
I tentativi, anche molto generosi in questi ultimi anni, di sottrarre il conflitto sociale a un destino ineluttabile di attraversamento della giustizia penale, non hanno decantato elementi di solidità tali da paralizzare, solo per citare un esempio, accadimenti processuali come quello recente di Firenze, connotato da condanne a sette anni di reclusione per violenza e resistenza.
A Cosenza è stata una grande vittoria.
Da zero, poi, si ricomincia a contare.

Liberitutti

-  Comunicato del Coordinamento Liberitutti

Interviste
Abbiamo commentato la sentenza con uno degli imputati, Luca Casarini.
-  [ audio ]

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