
Non immigrati ma nuovi cittadini, non per la difesa di una identità incerta e "minore", o di diritti che altri hanno il potere di consegnare o togliere, ma per la costruzione di nuove identità, per la conquista di nuovi diritti.
Cinquemila cittadini, nuovi e vecchi, autoctoni o immigrati hanno dato vita alla "giornata dell’indignazione" a Verona, lo scorso 25 aprile. Uomini, donne e bambini che rivendicano assieme di essere cittadini veronesi. Perché la città è fatta di chi la abita e di chi paga le tasse. Di chi ci lavora e la casa non riesce tuttavia a trovarla perché non si affitta agli stranieri, perché il patrimonio immobiliare pubblico viene svenduto, dismesso o assegnato con logiche coloniali, perché il reddito dei precari è intermittente o semplicemente troppo basso per poter accedere al mercato privato degli affitti . Di chi ha scelto di viverci e ci ha messo mobili radici a causa della precarietà del lavoro, dell’insicurezza quotidiana, della costante negazione dei diritti.
Don Gallo sul camion, l’urlo "libertà libertà" ad accompagnare la musica lungo tutto il percorso. Bambini, donne, uomini, con la faccia bene in vista, senza paura, al contrario, con la voglia di prendersi uno spazio che troppo spesso gli è negato: la visibilità, la legittimità della loro esistenza.
A Verona, nulla più di quelle grida, "Piazza Bra, Piazza Bra", scandite in migliaia per rivendicare l’ingresso nella Piazza centrale della città, quella dell’Arena e del Municipio, ci hanno consegnato la potenza di questa presa di parola meticcia ed inedita.
Audio e interviste
I manifestanti cercano di rompere il divieto di entrare nella piazza centrale della città, piazza Bra.
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Portavoce della comunità senegalese Verona e provincia.
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Sandro Mezzadra, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Bologna.
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Abdul, Ass.ne Città Migrante di Reggio Emilia.
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Nicola Grigion, Progetto Melting Pot.
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Moustafa, Coordinamento migranti di Verona alla partenza del corteo.
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