Fonte: Panorama.it 24.04.08

Cannabis, tolleranza zero sul balcone. La Cassazione: è sempre reato coltivarla

Giovedì 24 aprile 2008
È comunque, e sempre, reato. Coltivare la cannabis in casa ha rilevanza penale. Non passa in Cassazione la linea antiproibizionista: si rischia il processo - punito con carcere e multa - a far crescere qualche piantina di marijuana, per uso strettamente personale, sul balcone o in giardino.
Lo hanno deciso oggi le Sezioni Unite penali della Suprema Corte, presiedute dal Primo presidente Vincenzo Carbone, nonostante il sì alla depenalizzazione delle coltivazioni “fai da te” espresso dalla Procura del “Palazzaccio”, rappresentata da Vitaliano Esposito.
Nel sancire questo orientamento - al quale adesso si dovranno uniformare tribunali, corti d’appello e la stessa Cassazione che pure, a partire dal 1994, aveva assolto qualche ‘coltivatore diretto’ con pronunce della Sesta sezione penale - i supremi giudici hanno confermato la condanna a quattro mesi di reclusione e mille euro di multa nei confronti di Vincenzo D.S., un piccolo “coltivatore” milanese sorpreso con le piantine in veranda. Gli “ermellini” hanno, inoltre, dato il via libera al processo che porterà sul banco degli imputati un giovane di Savona, D.V., prosciolto dal gip che, nel 2006, lo aveva ritenuto non punibile per i pochi esemplari di “maria” tenuti in casa. Piazza Cavour ha cassato l’ordinanza assolutoria.
Già lo scorso novembre c’era stata un’avvisaglia della sterzata “proibizionista” impressa oggi dalle Sezioni Unite, quando Carbone era intervenuto ad arginare la portata delle sentenze “liberal” della Sesta sezione affermando, in un comunicato, che coltivare canapa indiana è legittimo “solo quando siano specificamente provate, in fatto, l’irrilevante quantità e l’assenza di destinazione all’uso di terzi”. Adesso l’intransigente orientamento assunto dalla Cassazione, come risulta dalla massima provvisoria diffusa a tutti i supremi giudici, ha stabilito che “costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata”.
Dunque, tolleranza zero anche se, sul balcone, la piantina è una sola e priva di semi con effetto drogante. Ovviamente il “verdetto” delle Sezioni Unite - che intervengono per risolvere le oscillazioni del diritto - non è piaciuto ai Radicali che, pure, avevano nutrito qualche speranza dopo il parere del pg Esposito. “Dall’assemblea dei mille di Chianciano” ha annunciato Rita Bernardini, neo eletta nel Pd “rilanceremo l’antiproibizionismo e la disobbedienza civile contro la criminalità della politica e dei mercanti di droga: la Cassazione istiga a comprare cannabis dai trafficanti”.
Sulla stessa linea, il ministro della Solidarietà sociale uscente Paolo Ferrero ritiene che “la possibilità per i consumatori di coltivare la cannabis, non alimentando così il mercato illegale, può invece costituire un passo avanti nella lotta alle narcomafie”.
Positivo, invece, il giudizio di Luca Volontè (Udc): “Era ora - ha detto - che un organo giurisdizionale si esprimesse contro la diffusione dilagante di sostanze stupefacenti con buona pace di chi, insistendo su improbabili distinguo tra droghe pesanti e leggere, contribuisce a rovinare i giovani e a favorire l’illegalità”. Dal Pdl Isabella Bertolini - che ha definito “devastante” il parere di Esposito - ha fatto sapere che “il governo è intenzionato a combattere, con vigore e determinazione, la diffusione delle droghe”