Fonte: Il Manifesto del 13.05.08

Le ronde di Salerno

Salerno - Mercoledì 14 maggio 2008

Salerno, il «modello» rosso che non piace a nessuno

Ronde, pugno duro contro prostitute e immigrati, interventismo. La ricetta del sindaco pd Vincenzo De Luca non convince volontari e sindacati. Ma soprattutto produce pochi risultati

Fr. Pil. Salerno

Il 17 gennaio, da qualche anno, il laboratorio autogestito Diana organizza la festa per Sant’Antonio, un antico rituale popolare che nella tradizione contadina meridionale, usava bruciare nella terra i resti del Natale per propiziarsi un buon raccolto in primavera. Centinaia di ragazzi si ritrovano sulla spiaggia salernitana di Santa Croce attorno a un grande falò e con musica tribale, canti, danze, vanno avanti fino alla mattina. Il comune per non «inimicarsi» Sant’Antonio prende un piccolo bidone, accende un fuocherello, chiama la banda, i vigili urbani e poi si va a casa. Per la «zona rossa» di Salerno basta questo a chiarire qual è l’idea di cultura del sindaco Vincenzo De Luca, iniziative calate dall’alto che «spengono» ogni fermento sociale, tendono a irrigimentare i movimenti spontanei e ammazzano l’iniziativa. E’ successo così anche per lo stesso laboratorio Diana, un gruppo artistico-culturale autorganizzato che occupava una chiesa sconsacrata, nell’antico centro storico. Uno dei primi atti della nuova giunta è stato lo sgombero capitanato da Vincenzo in persona. Al suo posto è nata nella zona orientale, la Città dei creativi gestita dal professore Paolo Apolito, che ha piena disponibilità di fondi pubblici, organizza eventi, mostre, spettacoli teatrali, corsi per giovani di belle arti. «Non ci va nessuno, un fallimento come poteva essere prevedibile per un’iniziativa artificiale - spiega Giso Amendola, professore di filosofia del diritto, tra i 20 docenti ordinari italiani sotto i 40 anni e tra i promotori del laboratorio. Uno di quelli che insieme ai compagni Francesco Aliberti e Rosario Brancaccio, tra ostinazione e tenacia hanno rilanciato il loro lavoro e rioccupato (questa volta locali regionali) vicino alla città di Apolito. Loro sono quella parte di «contras» che ritengono pericolosa la piega presa dalla città. «Pericoloso come quelli che non si rendono conto chi è De Luca - rincara Amendola - non un compagno che sbaglia, ma uno che gioca a fare il sindaco di sinistra con i voti della destra. Uno che ha spento il dibattito politico, ha scollegato l’Università di Fisciano dalla questioni cittadine, che corre dietro ai ragazzini in skateboard per mandarli a casa». Ma non solo. Per i suoi critici De Luca è il sindaco che ha fallito: sull’apertura del Seapark che doveva stabilizzare gli operai dell’ex Ideal Standard (l’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti è stata archiviata nell’ottobre del 2007), sulla Kimcom il programma di cablaggio per Internet mai partito, sull’immondizia che in una comunità di 130 mila abitanti (due quartieri di Napoli) ha la raccolta differenziata ferma al 10%. «Abbiamo la discarica e le piazzole di trasferenza - incalza Brancaccio - ma se propaganda la sua pulizia come un merito, in realtà è una truffa. Non abbiamo la spazzatura grazie al sito di Serre». Niente sconti dalla sinistra, quella rossa. Bocciato il piano regolatore disegnato da Bohigas, che vuole migliaia di metri cubi in cemento nella zona orientale (quella da liberare dalla prostituzione), nonché villette residenziali nel porto. Bocciate le ronde, il razzismo, l’inceneritore, il controllo dei media locali, le apparizioni all’emittente Lira tv, la propaganda della piccola Svizzera per attirare finanziamenti: «Questa è una città morta, non sicura», dicono.

Ronde da zero in condotta

Corso Garibaldi, isola pedonale. Vetrine, megastore, multinazionali del commercio. Famiglie benestanti fanno shopping per la nuova stagione. «In realtà la nostra è una ricchezza apparente - spiega Giuseppe Cavalieri dell’Arci - è vero abbiamo i tassi di disoccupazione più bassi di tutta la regione, ma le problematiche sociali sono tante». A partire dall’immigrazione, 7mila gli stranieri presenti sul territorio tra regolari e sans papier, 3 mila solo gli ucraini e con un esercito di colf e badanti a nero. Ma se per l’Arci il sindaco De Luca, al di là delle espressioni «colorite», gestisce il fenomeno con un’apertura e una praticità maggiore di tante altre amministrazioni - dal centro di asilo politico a Ostaglio, ai mercati multietnici - nell’affare prostitute prende zero in condotta. Sono, infatti, circa 150 le ragazze che lavorano sulla litoranea dallo stadio Arechi fino a Capaccio. Secondo le stime dell’associazione hanno un bacino di utenti giornalieri che va dai 1000 ai 1500, per un mercato che supera i 45mila euro quotidiani. Un business che fa apparire le ronde del sindaco come il bambino che voleva far entrare il mare in un buco sulla spiaggia. Ci vuole la fede di Sant’Agostino si direbbe, ma nei fatti: «Rovina il lavoro certosino dei nostri volontari», dice Cavalieri. Quelli che la notte girano con un camper, che parlano alle ragazze romene, ucraine, albanesi per convincerle a entrare nel programma dell’art 18 legge Turco-Napolitano, a denunciare per essere protette, ottenere un permesso di soggiorno, una casa. Situazioni difficili che necessitano ascolto e costanza: «Queste donne spesso ci dicono - continua il presidente Arci - che non sanno fare altro, che i protettori minacciano le loro famiglie in patria, che questo è la loro unica via per il riscatto. Dobbiamo convincerle che esiste un altro mondo lentamente, poi arrivano le ronde e non ci rivolgono più la parola. Cavalcare le paure per ottenere consensi è una pratica perdente».

Niente basket per gli Ucraini

Alexandar (nome di fantasia) ha 23 anni, ucraino, è arrivato a Salerno quando ne aveva 16, ha finito la scuola si è iscritto all’università poi ha lasciato: «troppo difficile». Si arrangia con piccoli lavoretti, ha una splendida fidanzata con vestiti griffati e telefonino di ultima generazione. E’ sua connazionale, lui la chiama Sonze (sole), lei lavora come commessa in un negozio. Non gli piace il sindaco: «Dice che gli stranieri si ubriacano, ha ragione, ma che può fare? In un’assemblea pubblica con la nostra associazione Kalema gli abbiamo chiesto un campo da basket per i nostri giovani che non sanno dove riunirsi. Il ragazzo che gli parlava era basso. Lui sapete come gli ha risposto? Non vedi che sei corto non puoi giocare a palla canestro». Non se n’è fatto nulla, chiaro. Anselmo Botte, Cgil Salerno, guarda il golfo, mentre gli ambulanti posizionano la loro merce sul lungomare, perché nonostante De Luca sono ancora qui: «Io credo che sia il sindaco a creare l’emergenza, abito in questa città e non sono mai stato aggredito. A lui è capitato 3 o 4 volte in pochi mesi, come mai?». Responsabile del dipartimento immigrazione, per Botte non c’è un allarme integrazione nel tessuto cittadino, bensì nella provincia ma con tesi capovolte: «Sono gli immigrati braccianti a essere vessati e sfruttati dai caporali, spesso connazionali, della piana del Sele». Marocchini che arrivano pagando anche 8 mila euro con la promessa di un lavoro regolare e si ritrovano a nero in balia dei datori di lavoro italiani. Certo non è colpa del sindaco, ma le politiche del capoluogo di provincia fanno scuola. Botte prende in mano la guida multilingue per gli stranieri e sorride: «Ho curato io la parte sul lavoro, ma il simbolo della Cgil appare solo nell’ultima di copertina e non insieme agli altri soggetti proponenti. Questo è De Luca».


Vincenzo De Luca, il sindaco «sceriffo»: «Garantire la sicurezza è un valore di sinistra»

Intervista al primo cittadino di Salerno (Pd) adorato dai suoi concittadini per il suo pugno di ferro contro l’immigrazione clandestina e la prostituzione. «Non dobbiamo aver paura di usare il termine repressione» Io non mi devo integrare con nessuno, sono gli stranieri che devono rispettare le nostre leggi

Francesca Pilla Inviata a Salerno

Come il sindaco di Verona Flavio Tosi, Vincenzo De Luca si sveglia alle sei e mezzo, fa un giro per la sua Salerno controlla quello che non va e lo «mette a posto» appena arriva in Comune. C’è chi dice che addirittura non dorma e così può costringere gli impiegati comunali a cambiare le lampadine dell’illuminazione pubblica anche di notte. I suoi nemici lo chiamano sceriffo, fascista, fondamentalista, qualcuno lo taccia anche di razzismo perché ha detto che prenderebbe i clandestini «a calci in culo», ma lui smentisce di aver mai pronunciato queste parole. Ha dotato i vigili urbani di manganelli contro gli ambulanti, è andato personalmente a sgomberare centri sociali e campi rom, ha proposto quote limite di residenza per i migranti in città, capeggia di persona le ronde contro prostitute e «balordi», gira come un matto in cerca dei parcheggiatori abusivi. E’ la nuova faccia del Pd campano e tre anni fa è stato eletto primo cittadino con il 56,9% dei consensi, rifiutando il simbolo dei Ds e correndo con una lista civica. Oggi secondo un sondaggio del Sole 24 Ore in Italia è il sindaco con il maggior consenso tra gli elettori, 75%. Antibassoliniano di ferro è uno dei papabili per la candidatura alla presidenza della Regione, lui non smentisce ma prima ci sarà da affrontare le primarie e sfidare Luigi Nicolais, l’ex ministro.

Sindaco ma cosa fa imita la Lega e resta con i «democratici»? Perché non va con la destra?

Guardi a me della Lega e del sindaco Tosi non mi interessa proprio niente. Magari qui fosse in gioco la rincorsa con la destra sui temi della sicurezza. Ci troviamo di fronte un problema drammatico di perdita dell’autorità, nelle città ci stiamo allontanando pericolosamente da standard di vita civili e democratici. Con esponenziali tassi di violenza, con bande giovanili che aggrediscono i cittadini e le forze dell’ordine, con la totale mancanza di rispetto delle regole da parte di immigrati e delinquenti. Io credo che gli organi democratici debbano ristabilire una qualità della vita gradevole o perdiamo per sempre. Garantire la convivenza pacifica della popolazione è un valore di sinistra. E’ invece questa instabilità a essere una deriva pericolosa, l’humus per il riemergere del fascismo. Non dobbiamo avere paura di usare il termine «repressione». Tanti amici di partito hanno difficoltà su questi temi. Dobbiamo eliminare gli steccati ideologici e smetterla di giustificare la devianza. Questo è uno dei temi programmatici decisivo per il Pd. La sicurezza è come un bene di mercato, più è raro e più diviene un lusso non godibile da parte di tutti. Oggi nelle città è appannaggio solo dei ricchi che vivono nelle ville bunker, mentre deve tornare a essere usufruibile nei quartieri popolari, nelle piazze.

Non sembra però che Salerno sia in emergenza, anzi è una cittadina tranquilla.

Questo perché ci sono io, mi sono allontanato per una legislatura (giunta De Biase, ndr) ed è stato un caos con orde di ambulanti che occupavano il lungomare, parcheggiatori abusivi, delinquenti. Riesco con estrema fatica a tenere il polso della situazione, siamo sempre sul punto di perdere il controllo della città. Prendiamo piazza San Francesco, un luogo destinato alle nostre famiglie, oggi è completamente occupata da romeni, polacchi, ucraini stravaccati sulle panchine, ubriachi con decine di bottiglie intorno. I salernitani non ci possono più mettere piede. E’ una vergogna, noi dobbiamo riappropriarci di quello spazio.

Però è pericoloso lanciare questo tipo di messaggi che possono facilmente spingere al razzismo.

Allora dico di più. Io non mi devo integrare con nessuno, sono gli stranieri che devono rispettare le nostre leggi. Faccio un esempio se un islamico non permette alla sua donna di lavorare, di prendere mezzi pubblici, la costringe a subire abusi, non consente alle figlie di andare a scuola, in Italia deve essere perseguito e non «accettato». Bisogna essere chiari in questo, mentre bisogna premiare e dialogare con l’immigrazione «pulita». Per questo la nostra amministrazione ha organizzato due mercatini etnici e stabilizzato 150 senegalesi. Abbiamo anche creato una guida multilingue ai servizi per i cittadini stranieri. Ma tutti devono rispettare i nostri valori costituzionali, le consuetudini, le idealità.

Ma le ronde non sono anch’esse uno strumento «violento» e primitivo? Lei è stato anche schiaffeggiato da una prostituta rumena...

Sì e mi ha anche detto che non potevo farle nulla perché aveva i migliori avvocati a disposizione. Siamo arrivati al paradosso, le forze dell’ordine vengono sbeffeggiate da queste persone, hanno paura di essere aggrediti e si sentono impotenti, proprio per questo la notte faccio il giro con loro, per motivarli. E’ molto difficile governare questi fenomeni, servono soldi e risorse. Per arrestare una prostituta io ho bisogno di sei vigili urbani, tre per il controllo e tre al comando per la stanza di sicurezza, di una notte di lavoro, di pagare gli straordinari. Poi la signora esce la mattina seguente e si ricomincia. Ma questo accade con tutti i microdelinquenti. Ho fatto arrestare personalmente un parcheggiatore marocchino che al mio rifiuto di pagare la sosta aveva detto che mi avrebbe sparato in fronte. Siamo andati in tribunale, io senza nemmeno l’avvocato del Comune, vestito da grigio burocrate ex Pci, lui elegante e spavaldo con quattro difensori al seguito. Morale? Ora è ai domiciliari e per questo non è stato nemmeno espulso.

Se avesse sposato la sue parole d’ordine, sicurezza e repressione, Rutelli avrebbe vinto a Roma? E’ questo quello che chiede ormai alla politica l’elettorato di sinistra?

Sì questa è la richiesta. Io che vado nelle piazze lo so, molti dirigenti del mio partito restano nelle loro stanze e non sanno di cosa parlano. Ma Rutelli non avrebbe vinto comunque, perché un ex vice presidente del consiglio si misura per quello che ha fatto, e il centrosinistra non ha fatto mai nulla in termini di sicurezza.