
Né la fobia securitaria, né le ordinanze e i pacchetti sicurezza dei sindaci , né tantomeno un’Europa che tenta una aberrante regolazione dei flussi migratori (con l’ultima direttiva che allunga la detenzione amministrativa nei cpt fino ai 18 mesi), sono riusciti ad interrompere quella tendenza che sta trasformando le nostre città e i nostri territori in un meticciato di culture, stili di vita e relazioni.
La “figura del migrante” separata da tutto il resto, utilizzata come categoria su cui scaricare il peso di una crisi irreversibile dell’economia mondiale e della governabilità, risulta oggi più che mai inappropriata a leggere le trasformazioni della società contemporanea. Non è la mancanza di rappresentatività ,spesso sbandierata dalla ex sinistra istituzionale e dai sindacati, che rende inafferrabile tale figura.
E’ quando questa inafferrabilità da strumento di fuga diviene anche possibilità di pensare la propria vita in comune, che assistiamo alle forme di autorganizzazione che danno vita ad esperienze come quelle delle occupazioni in Piazzale Matteotti.
Era il 9 novembre dell’anno scorso quando decine di precari e quattro famiglie tunisine hanno deciso di entrare in appartamenti lasciati vuoti dalla Regione da più di dieci anni.
E’ da quel momento che inizia un vero e proprio “progetto di autorecupero” del patrimonio pubblico che oggi, dopo otto mesi, ha reso quei luoghi di nuovo accoglienti e, soprattutto, ha dato ai quattro nuclei familiari la possibilità di pensare un futuro.
Ma quell’esperienza non è finita: con il 9 novembre si è aperta una modalità nuova di pensare la città, per sottrarla alle logiche speculative degli amministratori e per restituirla alle necessità dei corpi che la attraversano, per liberarla dalla tristezza a cui il sindaco Vignali e la sua giunta vogliono ridurla.
Quella tristezza che emerge dalla massiccia presenza di forze dell’ordine negli spazi di socialità cittadini come Piazza della Pace: un evidente segnale della fobia di chi non riesce a governare spazi di relazionalità che si muovono al di fuori dei canali imposti dalle istituzioni e dal “divertimentificio” alla parmigiana (locali, movida e quant’altro).
E’ la tristezza che accompagna eventi come “E’GrandEstate”: da una parte la passerella della cultura divenuta merce (15 euro il biglietto d’entrata e questo sarebbe il progetto per far avvicinare i giovani alla cultura?) e dall’altra la cruda realtà dei 25 rifugiati costretti a cambiare luogo dove dormire perché non consoni al “decoro” che tale evento richiede.
Ma è per rispondere alla tristezza con la gioia che piazzale Matteotti sarà da venerdì pomeriggio un luogo aperto ed includente, uno spazio autonomo di libera socialità.
Attività per bambini, teatro, musica e ballo saranno la nostra risposta a chi vuole confinarci dentro le gabbie del controllo.
E’ il carnevale dei corpi liberi l’antidoto al triste grigiore del comando.
E’ per questo che gli abitanti delle case, gli studenti e le studentesse, i precari e le precarie di questa città decidono di riprendersi uno spazio pubblico, di restituirlo a quella gioia che resiste ed inventa nuove vie di fuga , ai tanti che vivono il presente senza la paura di guardarsi già nel futuro.
Collettivo SPAM
Comitato Antirazzista
Rete Diritti in Casa